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Sport, la Calabria è tra le regioni più sedentarie: il 48,5% della popolazione è inattiva

Calabria

Sport, la Calabria è tra le regioni più sedentarie: il 48,5% della popolazione è inattiva

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corsa campestre sport

COSENZA – Il 14 e 15 giugno si celebra la giornata nazionale dello sport ma l’Italia si muove ancora troppo poco. Nonostante qualche timido miglioramento nell’ultimo decennio, il nostro Paese resta tra i più sedentari dell’area OCSE. Secondo le linee guida dell’OMS, ben il 44,8% degli adulti non pratica abbastanza attività fisica, posizionando l’Italia al quarto posto tra i paesi più inattivi. Peggio fanno solo Portogallo (46,4%), Costa Rica (46,3%) e Germania (45,8%).

All’opposto, la Finlandia guida la classifica dei più attivi con appena il 18,7% di sedentari.

A partire da questi dati, abbiamo analizzato il quadro italiano, mettendo in evidenza le differenze di genere, le disparità regionali, ma anche i costi economici legati alla sedentarietà, cercando di capire perché alcune regioni faticano più di altre.

Attività fisica in Italia: tendenze nel corso degli anni

Immagine 2025 06 09 121123

Le regioni più attive e quelle più sedentarie in Italia

Top 5 regioni più attive nello sport

Regione
Sport Continuativo
Trentino-Alto Adige
39,6
Valle d’Aosta
34,4
Emilia-Romagna
33,0
Lombardia
32,8
Veneto
32,9

Top 5 regioni più sedentarie

Regione
Sport Continuativo
Campania
19,0
Basilicata
19,9
Calabria
19,2
Sicilia
20,8
Puglia
23,1

Per quanto riguarda le regioni che non rientrano nella top 5, sia in positivo che in negativo, si riscontrano tendenze più varie:

  • Friuli-Venezia Giulia registra un 30% di persone che svolgono sport regolarmente;
  • Piemonte riporta le percentuali più alte nelle persone che praticano solo qualche attività fisica o che non praticano sport, rispettivamente del 31,5% e 30,2%;
  • Liguria mostra il 27,6% di persone che svolgono sport regolarmente;
  • Toscana ha solo il 7,8% che svolge sport in modo saltuario;
  • Umbria rileva una percentuale di sport continuativo pari al 24,1%, mentre il 32,6% non pratica alcuna attività sportiva;
  • Marche il 29,4% si dedica a qualche attività fisica, mentre il 30,5% non la svolge;
  • Lazio presenta un 31% della popolazione che esercita sport in modo costante;
  • Abruzzo registra il 29,9% di sport continuativo e il 32,3% di persone sedentarie;
  • Molise pratica sport in modo costante il 23,5%;
  • Sardegna si distingue con il 29,7% che si allena abitualmente, mentre il 35,9% della popolazione non si dedica a nessuna attività fisica.

*Dati per regione in % anno 2023

La sedentarietà sulla base delle condizioni socio demografiche

Immagine 2025 06 09 121414

Aree verdi, spazi sportivi, sicurezza e reddito: qual è il peso sulla sedentarietà?

Città
Popolazione
Area verde totale (%)*
N° palestre**
Palestre ogni 1000 abitanti (%)
Indice di criminalità
Retribuzione media mensile per regione di appartenenza in € (2023)
Trento
118.949
2,38
57
0,48
88°
1.873
Aosta
33.148
35,66
51
1,54
67°
1.532
Bologna
390.945
46,32
87
0,22
1.960
Milano
1.366.453
41,90
120
0,09
2.254
Venezia
249.325
13,71
88
0,35
1.884
Napoli
907.573
31,91
120
0,13
12°
1.347
Potenza
63.799
8,38
47
0,74
105°
1.433
Catanzaro
83.183
9,64
67
0,81
41°
1.181
Palermo
625.526
14,66
120
0,19
21°
1.318
Bari
315.727
30,08
115
0,36
43°
1.356
*comprende aree sportive all’aperto e grandi parchi (fonte: Istat)
**dati ricavati da Google Maps 

Abbiamo così infine deciso di svolgere un’analisi più approfondita che rivela un quadro molto complesso, dove a incidere sulla sedentarietà sono anche fattori come la disponibilità di parchi e palestre, il reddito medio e la sicurezza urbana.

Napoli, ad esempio, ha una densità molto alta di aree verdi, ma la Campania è la regione più sedentaria d’Italia. La presenza di parchi dunque non garantisce qualità, sicurezza o accessibilità. Molti sono piccoli o non attrezzati, e in contesti con reddito medio basso e criminalità elevata, l’utilizzo degli spazi pubblici è spesso limitato.

Milano, pur confermandosi al primo posto per indice di criminalità, presenta numerosi centri dove svolgere attività fisica e questo combinato con stipendi più alti e una cultura sportiva più radicata ne fanno una città in cui la popolazione resta più attiva nello sport.

I dati Istat evidenziano infine maggiore sedentarietà tra chi ha solo la licenza elementare (71,8%), mentre tra i laureati, la percentuale scende al 49,9%.

L’impatto economico della sedentarietà

L’Italia resta dunque un Paese troppo sedentario, e il conto da pagare non è solo in termini di salute.

La scarsa attività fisica degli italiani pesa infatti anche sulle casse pubbliche, con un impatto economico stimato in ben 4,5 miliardi di euro all’anno. Di questi, oltre un terzo è dovuto a costi indiretti, come la perdita di produttività sul lavoro. La sedentarietà incide per il 2,2% sull’intera spesa sanitaria nazionale.

Ma c’è una buona notizia: dimezzando la quota di sedentari entro il 2050, l’Italia potrebbe risparmiare più di 56 miliardi di euro tra il 2023 e il 2050. Un risultato che rappresenterebbe un enorme vantaggio, sia per le finanze pubbliche sia per la salute collettiva.

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