Italia
Sanità, le liste d’attesa spingono a rinunciare alle cure: la situazione in Calabria

ROMA – Nel 2024, circa 4 milioni di italiani, pari al 7% della popolazione, hanno rinunciato a prestazioni sanitarie a causa dei lunghi tempi di attesa. È questo il dato più allarmante emerso da un’analisi indipendente condotta dalla Fondazione Gimbe, che intende offrire una lettura oggettiva e documentata dello stato del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nel dettaglio, la percentuale di chi ha rinunciato alle cure per liste d’attesa troppo lunghe è cresciuta dal 4,2% nel 2022 al 6,8% nel 2024. In parallelo, anche le difficoltà economiche continuano a pesare, con un aumento delle rinunce dal 3,2% del 2022 al 5,3% nel 2024. In termini assoluti, si parla di oltre 3 milioni di persone che nel solo 2024 non hanno potuto accedere a prestazioni sanitarie per ragioni economiche.
Il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta evidenzia come il problema non riguardi più soltanto le fasce economicamente svantaggiate o il Sud Italia, ma anche i residenti del Nord e i cittadini con un alto livello di istruzione. Il SSN fatica a garantire prestazioni in tempi utili, e questo mina le fondamenta dell’universalità e dell’equità del sistema.
I ritardi nella legge sulle liste d’attesa
Ad un anno dalla pubblicazione del DL 73/2024, solo tre dei sei decreti attuativi sono stati effettivamente varati. Tra quelli ancora mancanti, uno – relativo ai poteri sostitutivi dell’Organismo di verifica e controllo – è scaduto da oltre nove mesi, mentre gli altri due restano senza scadenze fissate. L’assenza di questi provvedimenti è stata definita dalla Fondazione Gimbe come uno dei principali ostacoli alla piena operatività della riforma. Lo scontro istituzionale tra Governo e Regioni, in particolare, ha rallentato l’adozione dei decreti, mentre i sistemi regionali continuano a navigare tra carenze di personale, limiti tecnologici e un’organizzazione frammentata.
La situazione in Calabria
Tra le regioni più in difficoltà spicca la Calabria, dove i tempi di attesa raggiungono livelli drammatici. In alcune province, per esami di routine come ecografie, mammografie e colonscopie, si possono superare i 500-600 giorni di attesa. A Vibo Valentia, ad esempio, per una semplice ecografia alla mammella si attendono in media oltre 640 giorni. Nonostante i finanziamenti stanziati – oltre 22 milioni di euro per il 2024 – il sistema continua a faticare. Secondo la Uil Calabria, l’emigrazione sanitaria, ossia il ricorso a strutture fuori regione, ha superato i 200 milioni di euro, segnale della crescente sfiducia dei cittadini verso la sanità pubblica locale.
L’iniziativa di Catanzaro: diagnostica anche nel weekend
Un segnale positivo arriva da Catanzaro, dove l’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” ha avviato un progetto sperimentale per ridurre le liste d’attesa. L’iniziativa prevede l’apertura degli ambulatori anche durante il fine settimana, consentendo ai pazienti di effettuare esami diagnostici il sabato e la domenica.
Questo intervento punta a ottimizzare l’utilizzo delle strumentazioni già disponibili e a recuperare il ritardo accumulato nelle prestazioni, rispondendo in modo concreto alla domanda inevasa di prestazioni sanitarie.
















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