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‘Ndrangheta a Rende: beffata l’Antimafia, il Comune non sarà sciolto

ROMA – Era tutto uno scherzo. Non è vero nulla, la mafia nel Comune di Rende non c’è.
Almeno secondo quanto decretato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano indagato a Giugno per concorso in associazione mafiosa per aver accettato circa 10mila euro di ‘sconto’ su un viaggio offerto dal braccio destro del super-boss latitante Matteo Messina Denaro. Se è Alfano a dire che la criminalità organizzata Oltrecampagnano non esiste, i cosentini dovrebbero crederci. Poi in fondo Principe, e più in generale, tutti i socialdemocatici avvicendatosi a palazzo, compreso Bernaudo (ammanettato dall’Antimafia) hanno fatto crescere a dismisura Rende. Se la magistratura indagò sulle influenze della malavita e sugli applti affidati ‘allegramente’ non importa, sono storie vecchie. Troppo datate per tornare alla memoria. Quisquiglie non degne di nota, tanto “a Rende c’è pulito e arriva anche l’acqua, non è come a Cosenza”. Ebbene il municipio di Rende non sarà sciolto per presunte infiltrazioni mafiose. A deciderlo è stato lo stesso Alfano attraverso un decreto pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale, con il quale si stabilisce che ”il procedimento avviato nei confronti del Comune di Rende è concluso”.
Il Prefetto di Cosenza a conclusione dell’accesso disposto nel novembre 2012 dalla commissione antimafia che per mesi e mesi ha scartabellato tra i documenti nelle stanze dei bottoni d’Oltrecampagno spaventando il sindaco Cavalcanti che si è dimesso fuggendo a gambe levate, ha ritenuto che “non sussistano i presupposti per avviare la procedura di scioglimento del Consiglio comunale di Rende”. L’accesso antimafia era stato disposto dopo l’arresto, eseguito il 15 novembre 2012, dell’ex sindaco Umberto Bernaudo, e dell’ex assessore Pietro Paolo Ruffolo, entrambi del Pd, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Catanzaro. Nel dicembre successivo il provvedimento restrittivo emesso a carico di Bernaudo e Ruffolo era stato annullato dal Tribunale del riesame ed i due esponenti politici erano tornati in libertà. La vergognosa vicenda però non è stata cancellata, almeno dai cuori delusi dei rendesi che li hanno votati. Il Comune di Rende resta comunque commissariato dopo le dimissioni formalizzate con discrezione, senza far troppo rumore, (o meglio, non adducendo alcuna giustificazione) dal sindaco Vittorio Cavalcanti, nel giugno scorso. Dell’influenza dei Lanzino nella gestione della macchina comunale rendese resta solo un’immagine fosca, lontana, un’ombra senza contorni. E’ tutto ok. La roccaforte del Pd bruzio non cade sotto la scure dell’Antimafia. Ma le prossime elezioni potrebbero regalare soprese poco piacevoli sia a Principe, ora impegnato nel processo per i rimborsi in Regione usati per ‘gratta e vinci’ e lap dance, sia ai suoi adepti.



















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