Calabria
Arriva il Natale: l’albero, il presepe ma anche la tradizione che porta tutti a tavola
Dal “bambinello” alle recite scolastiche, la festa più sentita del Paese tra fede, cultura e dibattiti. Ma la vera tradizione, soprattutto in Calabria, è a tavola

COSENZA – Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, fervono i preparativi e tra questi sono comprese recite, canti e attività dedicate al Natale. Tengono banco anche le polemiche come quella che arriva da Magliano in Toscana, piccolo comune della provincia di Grosseto, dove l’atmosfera festiva è diventata terreno di scontro. In una scuola primaria infatti, alcune insegnanti hanno deciso di proporre ai bambini una versione “neutralizzata” di una canzone natalizia, eliminando ogni richiamo a Gesù. Una scelta che, nelle intenzioni del corpo docente, dovrebbe ribadire il carattere laico dell’istituto, ma che ha avuto l’effetto di accendere un vero e proprio caso nazionale.
La recita è in programma per il 17 dicembre. Per l’occasione, le maestre hanno rimaneggiato il testo di Din Don Dan, la popolare versione italiana di Jingle Bells, sostituendo il verso dedicato ai doni portati da Gesù con una formula più generica, attribuiti al “buon Natal”. Una modifica minima nella forma, ma enorme nel significato per molte famiglie, che l’hanno vissuta come una cancellazione delle radici culturali della festa.
Il presepe: cuore simbolico del Natale italiano
Per quanto tutto ciò abbia scatenato polemiche, dibattiti e riflessioni, in Italia, le tradizioni resistono e il presepe resta il simbolo più diffuso della Natività. Dalle botteghe di Napoli con le sue statuine barocche, ai presepi viventi in Umbria, Sicilia e Trentino-Alto Adige, ogni regione offre una propria interpretazione artistica e popolare. Il momento in cui il bambinello viene collocato nella culla la notte del 24 dicembre è il gesto più atteso dalle famiglie.

Natale in Calabria, la tradizione è a tavola
Altro tratto distintivo delle festività è sicuramente quello della tavola e delle pietanze legate alle feste di Natale. Dalla cena della vigilia al pranzo del 25, con piatti che variano da regione a regione. La Vigilia “di magro” con ricette di pesce, il Natale unisce convivialità, cucina e riti religiosi. Tra luminarie, mercatini e celebrazioni locali, la festa rimane un patrimonio culturale condiviso.
Tra le regioni che custodiscono e tramandano le tradizioni c’è decisamente la Calabria. Dai presepi artistici, statuine in terracotta e legno d’ulivo a Soriano Calabro, Cosenza, San Giovanni in Fiore e Gerace ai fuochi rituali: i focàriu, grandi falò accesi la notte del 24 dicembre, simbolo di luce e prosperità. E poi ancora novene e musiche popolari con gli zampognari che suonano per le strade o vengono accolti nelle case. Cucina tradizionale, dolci tipici (susumelle e turdilli), primi piatti di pasta fatta in casa e secondi di pesce o capretto per la Vigilia e il pranzo del 25. Il Natale calabrese è un equilibrio tra spiritualità e festa popolare, dove il presepe e il bambinello rimangono il centro simbolico della celebrazione.
Cibi e riti secolari
In Calabria, il Natale non è solo una festa religiosa: è una celebrazione della famiglia, dei riti antichi e del legame tra cibo e spiritualità. Ogni ricorrenza è tradizionalmente accompagnata da pietanze specifiche, in un calendario gastronomico legato al divino e agli eventi familiari. Durante il periodo natalizio, le case calabresi si riempiono di fritture e dolci tipici, diversi da zona a zona. Tra i più famosi troviamo la pitta nchiusa o pitta mpigliata, preparata con farina, vino, olio d’oliva, zucchero, miele, spezie, uva passa e noci.
Altri dolci tradizionali includono le crucette (fichi secchi incrociati ripieni di noci, mandorle e scorza d’arancia), i turdilli nella provincia di Cosenza o la pignolata nel reggino. L’impasto varia con l’uso di uova, diversi tipi di miele o vino, e rappresentava un legame con antichi rituali votivi e festività romane.
La Vigilia di Natale è considerata la ricorrenza più ricca e richiede una lunga preparazione. Il menù, privo di carne, un tempo prevedeva tredici pietanze: pesce azzurro fresco o essiccato, funghi, e frutta secca come lupini, castagne, arance e mele, accompagnati dai dolci tradizionali. A Cosenza e nei paesi della Sila e della presila era tipica la pasta fatta con mollica di pane fritta e acciughe o sarde. E non manca una tavola ricca anche per il pranzo del 25 dicembre a base di carne: pasta al forno con uova, salsiccia, soppressata e polpettine, seguita da secondi di capretto, agnello o maiale arrostito, accompagnati da patate, legumi e ortaggi. Un mosaico di sapori, riti e tradizioni che uniscono la convivialità familiare alla memoria storica e spirituale della regione, dove ogni piatto racconta una storia secolare.



















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