Italia
LE DISUGUAGLIANZE
L’Italia dimentica i giovani: nelle periferie delle metropoli 1 ragazzo su 2 è escluso
Secondo il rapporto di Save the Children nei grandi centri urbani si concentra il futuro del Paese, ma è qui che le disuguaglianze territoriali, economiche ed educative mostrano il loro volto più drammatico, colpendo soprattutto i giovani

ROMA – Più di un giovane su tre in Italia (il 36,8%) tra 0 e 24 anni, per un totale di 4,8 milioni di ragazzi e ragazze, risiede in una delle 14 città metropolitane. È in questi grandi centri urbani che si concentra il futuro del Paese, ma è qui che le disuguaglianze territoriali, economiche ed educative mostrano il loro volto più drammatico, mettendo a rischio intere generazioni.
I dati, presentati da Save the Children durante l’incontro a Roma “Periferie: dove cresce il futuro”, accendono un faro sulla piaga dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano) e dell’abbandono scolastico.
I Giovani esclusi nelle metropoli
Nelle 14 città metropolitane, il 9% dei giovani tra i 15 e i 24 anni – oltre 190.000 persone – risulta essere escluso dal sistema di istruzione e dal mercato del lavoro. Un dato che nasconde divari enormi e inaccettabili a livello locale:
A Napoli e Palermo, i giovani esclusi sono circa 14 su 100, quasi il doppio della media.
“Rigenerare le periferie non è solo una questione urbanistica: è una scelta politica e culturale,” ha sottolineato la direttrice generale di Save the Children, Daniela Fatarella, annunciando la Biennale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – “IMpossibile 2026” dedicata proprio a ‘Investire sulle periferie, investire sull’infanzia’”.
La disuguaglianza dentro le mura cittadine
L’associazione evidenzia come le differenze non si limitino al confronto tra grandi centri, ma si radicalizzino anche all’interno della stessa città, tra quartieri ricchi e zone periferiche. Crescere in una zona o nell’altra può fare la differenza sul destino dei bambini e degli adolescenti.

Milano: i divario tra Nord e Sud
Nella zona di Ripamonti, l’abbandono scolastico precoce è al 6,9% e i NEET al 14,6% (dati migliori della media comunale).
Nella periferia di Parco Monluè – Ponte Lambro, il divario è scioccante: ben il 28% abbandona gli studi e quasi uno su tre (32,1%) non studia e non lavora.
Palermo: due mondi opposti
Il quartiere di Malaspina-Palagonia presenta dati relativamente contenuti: 5,2% di abbandono scolastico e 17,3% di NEET. Solo il 2,2% delle famiglie è in potenziale disagio economico.
A Brancaccio-Ciaculli, invece, quasi una famiglia su dieci (9,9%) vive in potenziale disagio economico. Qui, uno su tre (33,1%) abbandona la scuola e quasi la metà (45,3%) non studia e non lavora.

Roma: dal benessere all’esclusione
Nel quartiere Trieste, a basso rischio economico (meno del 2% di famiglie in disagio), l’abbandono scolastico è al 5,4% e i NEET al 17,2%.
A Magliana, la situazione precipita: più di un ragazzo su quattro (27,9%) abbandona precocemente gli studi e quasi due su cinque (38,7%) sono NEET.
Questi dati mostrano che le periferie non sono solo luoghi fisici, ma veri e propri centri di esclusione sociale dove la povertà educativa e il disagio economico si autoalimentano, negando a migliaia di giovani le opportunità di un futuro dignitoso.



















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