Area Urbana
Consorzio di bonifica: la Cassazione annulla con rinvio la condanna per peculato a Bilotta e Gargiulo
La Suprema Corte ribalta le sentenze di primo e secondo grado sul caso del Consorzio di bonifica della Piana di Sibari e della Media Valle del Crati

ROMA – La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna per peculato pronunciata nei confronti dei dottori Domenico Bilotta e Salvatore Gargiulo, ribaltando le decisioni assunte in precedenza dal Tribunale di Cosenza e dalla Corte d’Appello di Catanzaro. La decisione è stata adottata dalla Sesta Sezione Penale della Cassazione all’esito dell’udienza tenutasi lo scorso 11 dicembre. Accogliendo le tesi difensive, la Suprema Corte ha disposto l’annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti ad altra Sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, chiamata ora a riesaminare l’intera vicenda giudiziaria.
Accusati di peculato quando erano commissari liquidatori
Bilotta e Gargiulo erano stati condannati per il reato di peculato in relazione alle funzioni svolte come commissari liquidatori del Consorzio di bonifica della Piana di Sibari e della Media Valle del Crati, incarichi ricoperti nel periodo compreso tra il 2005 e il 2015. Le sentenze di primo e secondo grado avevano ritenuto provata l’appropriazione indebita di somme di denaro ritenute non spettanti. Determinante, nel giudizio di legittimità, è risultata l’attività difensiva degli avvocati Franz Caruso, Francesca Mosciaro e Francesco D’Alessandro, le cui argomentazioni sono state ritenute fondate dalla Suprema Corte.
Il sequestro nel 2021 a Bilotta e Gargiulo
La vicenda giudiziaria aveva avuto un momento centrale nel 2021, quando i Carabinieri del Nucleo di Polizia Ambientale e Forestale di Cosenza avevano eseguito un sequestro di beni per oltre 1 milione e 200 mila euro nei confronti dei due professionisti. Il provvedimento era stato emesso dal Tribunale di Cosenza ed era conseguente alla condanna per peculato pronunciata nei loro confronti.
Secondo l’accusa, Bilotta e Gargiulo si sarebbero appropriati di somme per un importo complessivo superiore ai due milioni di euro, emerse a seguito di indagini condotte tramite intercettazioni e riscontri documentali dai Carabinieri del Nucleo forestale e dalla sezione di Polizia giudiziaria dell’ex Corpo forestale dello Stato. Nel corso delle operazioni erano stati sequestrati denaro, immobili, terreni, azioni, fondi esteri e quote societarie riconducibili ai due. Con la decisione della Cassazione, il procedimento torna ora in fase di appello, aprendo un nuovo capitolo giudiziario su una delle inchieste più rilevanti legate alla gestione dei consorzi di bonifica in Calabria.




















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