Italia
Sanità, apparecchiature sempre più anziane: fino al 50% ha oltre dieci anni
Una sanità che vede crescere il gap per defibrillatori, endoscopi e dispositivi medio-piccoli. Bene invece il rinnovo delle grandi macchine grazie al Pnrr, ma gli ingegneri clinici lanciano l’Sos

ROMA – La sanità e le sue apparecchiature sempre più ‘vecchie’: per l’anestesia ai defibrillatori, e ancora i laser chirurgici o gli endoscopi: una quota compresa tra il 25% e il 50% delle apparecchiature sanitarie medio-piccole viene sostituita solo dopo oltre dieci anni, nonostante i tempi consigliati di ricambio siano decisamente più brevi. È il quadro che emerge da una survey dell’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic).
Sos Sanità, l’anzianità del parco tecnologico sanitario
Secondo l’indagine, condotta con la partecipazione di strutture equamente distribuite tra Nord, Centro e Sud, i sistemi e le macchine per anestesia dovrebbero avere una vita massima di dieci anni, mentre defibrillatori, laser chirurgici, incubatrici ed elettrobisturi andrebbero sostituiti dopo sette anni. I monitor non dovrebbero superare gli otto anni, mentre gli endoscopi hanno una vita ancora più breve, richiedendo il rinnovo dopo cinque anni.
Di segno opposto il bilancio sulle grandi apparecchiature
Tac, risonanze magnetiche, Tc/Pet, mammografi e angiografi registrano un netto miglioramento grazie agli investimenti del Pnrr. Se è vero che il 37% delle oltre 8mila grandi macchine installate in Italia ha più di dieci anni, l’obiettivo di sostituirne 3.100 entro giugno 2026 è stato “quasi completamente raggiunto in anticipo”.

Un risultato che l’Aiic definisce “un traguardo di sistema assolutamente necessario”. “Diamo un giudizio molto positivo sul rinnovo delle grandi tecnologie promosso e realizzato dal Pnrr – ha sottolineato Stefano Bergamasco, coordinatore del Centro Studi Aiic – ma non dimentichiamo di verificare lo stato di salute del resto delle apparecchiature che costituiscono la spina dorsale del parco tecnologico dei nostri ospedali”.
Un aspetto tutt’altro che marginale, considerando che “il valore delle tecnologie medio-basse è decisamente importante e rappresenta oltre il 60% del parco tecnologico installato nel Servizio sanitario nazionale”.

Ritardi per bufget insufficienti
Alla base dei ritardi nel rinnovo, spiega l’Aiic, ci sono budget insufficienti, difficoltà nel reperire pezzi di ricambio, lentezza dei processi di approvvigionamento, burocrazia, carenze nella mappatura e nel monitoraggio delle tecnologie in uso. Ma il problema principale, evidenzia Bergamasco, è un altro: “Si percepisce il netto disallineamento tra i bisogni tecnologici reali e le scelte strategiche aziendali”. Una distanza che si traduce in uno scollamento concreto: “A tutti gli effetti si registra una certa difficoltà a far sì che il bisogno tecnologico espresso da clinici e professionisti della tecnologia healthcare diventi scelta di acquisto, provocando in conclusione un reale scollamento tra l’esigenza clinica e gli investimenti”.




















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