Area Urbana
spesi 8mila euro
Statua del Leone, 6 mesi dopo lo sfratto Mancini attacca Caruso: «È lo specchio di come si amministra Cosenza»
A sei mesi dalla rimozione della statua di Giacomo Mancini davanti al Municipio, il nipote omonimo torna sul luogo e pubblica un video di denuncia: «Un monumento all’arroganza, costato oltre ottomila euro di soldi pubblici»

COSENZA – Giacomo Mancini, già deputato socialista, esponente della direzione del Pd Calabria e nipote omonimo dello storico leader socialista, è tornato a denunciare la rimozione della statua dedicata a suo nonno, avvenuta il 18 giugno scorso davanti al Municipio di Cosenza. «Lo sfratto della statua del Leone, oggi sono sei mesi, è lo specchio di come Caruso amministra Cosenza».
Sei mesi fa, all’alba, l’amministrazione guidata dal sindaco Franz Caruso dispose la rimozione dell’opera che era stata collocata il 25 aprile 2022, giorno della Liberazione, con una solenne cerimonia pubblica alla quale aveva partecipato lo stesso Caruso indossando la fascia tricolore. A distanza di mezzo anno, Mancini si è recato nel punto esatto in cui si trovava la statua e ha girato un video, diffuso sui suoi canali social.

Mancini «operazione costata 8mila euro, non c’era nessun valido motivo»
«Ve lo ricordate che qui, proprio qui, stava la statua del Leone, del leader socialista, del sindaco più amato? Oggi, sono sei mesi da quando Caruso l’ha sfrattata», esordisce Mancini nel filmato. «Non c’era nessun valido motivo per farlo. Questo posto era stato suggerito proprio da lui».
Secondo Mancini, il sindaco avrebbe poi cambiato improvvisamente decisione: «Eppure ha stracciato gli atti che aveva firmato, ha dato incarico a persona di sua fiducia, ha chiamato, per essere presenti all’alba, cinque vigili urbani. Cinque eh. E alle 6,30 del mattino ha fatto portare via il Leone».
Un’operazione che, sottolinea Mancini, avrebbe avuto anche un costo per le casse comunali: «Costo dello sfratto 8.152,04 euro. Sì, ricordate bene: 8.152,04 euro di denaro pubblico». Oggi, aggiunge, «al posto del leone non c’è niente. Solo questa mattonella dove adesso sono seduto io. E i faretti che illuminavano la statua».
Nel video, infatti, Mancini è seduto proprio sul basamento dove sorgeva l’opera. Durante le operazioni di rimozione, lo stesso Mancini aveva inscenato una dura protesta, arrivando a sdraiarsi a terra nel tentativo di impedire che il furgone carico della statua potesse allontanarsi, rischiando più volte di essere investito.

«Oggi i faretti illuminano quello che è un monumento all’arroganza», attacca ancora: «questa vicenda triste, oltraggiosa, violenta che ha indignato tutti è infatti lo specchio di come è amministrata oggi Cosenza. Fotografa l’arroganza del potere di Caruso, l’uso personalistico dell’istituzione, il diritto trasformato in favore, il favoritismo che diventa regola».
«L’ossequio per i prepotenti. La protervia verso la povera gente. Il dispetto che sostituisce il rispetto per la storia, per i cosentini. Ma Cosenza non è Gomorra. E i cosentini non stanno sotto il giogo di nessuno. Tantomeno di Caruso. Cosenza merita di meglio».



















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