Provincia
«Staffetta di famiglia»
San Giovanni in Fiore, il marito della sindaca decaduta nominato assessore: esplodono le polemiche
Crescono le critiche politiche dopo la nomina di Marco Ambrogio in giunta. Europa Verde/Avs parla di “pratiche familistiche riprovevoli”, il Comitato 18 Gennaio denuncia “una cricca affaristica che umilia la storia della città”

SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Fa discutere la nomina ad assessore comunale di Marco Ambrogio, marito dell’ex sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, decaduta dall’incarico dopo l’elezione al Consiglio regionale nelle elezioni del 5 e 6 ottobre scorsi, nella lista di Forza Italia. La decisione ha immediatamente sollevato polemiche e prese di posizione durissime da parte delle forze di opposizione e di comitati civici.
Il marito dell’ex sindaca assessore a Bilancio, Persona, Urbanistica e Lavori pubblici
A intervenire per primo è stato il coordinamento provinciale di Cosenza di Europa Verde/Alleanza Verdi e Sinistra, che in una nota non usa mezzi termini: «All’indecenza non c’è mai limite». Secondo Avs, «l’ex sindaca decaduta Rosaria Succurro applica alla lettera le canoniche regole del centrodestra e dalla sindaca facente funzioni fa nominare suo marito assessore». Una scelta che viene definita ancor più grave perché accompagnata dall’assegnazione di deleghe strategiche: «Affidandogli, per giunta, deleghe pesantissime e consegnandogli, nel segno della continuità familistica, le chiavi della città. Bilancio, Persona, Urbanistica e Lavori pubblici fanno di Marco Ambrogio, neo-assessore della giunta Loria, il nuovo plenipotenziario sangiovannese con quelle che erano le deleghe rimaste in capo alla moglie».
Europa Verde/Avs sottolinea inoltre come «quello che sconvolge è che non si facciano alcun tipo di problema a gestire il potere temporale locale non solo in famiglia, ma ad attuare questo genere di pratiche politiche (e la scuola è quella di Occhiuto, quindi nessuna meraviglia più del dovuto) con indifferenza, come se fosse tutto normale».
Il Comitato 18 Gennaio annuncia ricorso al Prefetto: “staffetta di famiglia”
Il Comitato parla di “istituzioni umiliate” e di un Comune trasformato in “un fatto privato”. «Alla moglie subentra il marito. Una cricca affaristica cosentina che umilia la storia di San Giovanni in Fiore» scrive il Comitato 18 Gennaio secondo cui il recente comunicato dell’ex vice sindaco Salvatore Cocchiero «scoperchia definitivamente il vaso di Pandora sulla gestione del Comune e rivela anche una verità amara: la nostra città è stata trasformata in un feudo ad uso e consumo di una cricca cosentina».
L’epilogo della vicenda viene definito «grottesco»: dopo che a Cocchiero sarebbe stato «impedito il subentro come sindaco facente funzione con atti viziati anche sul piano della legittimità», l’ex vice sindaco «con uno scatto di orgoglio ritardato, si è dimesso da assessore denunciando arroganza ed illegittimità della coppia Succurro-Ambrogio che ha gettato la maschera».

«Alla spregiudicatezza non c’è limite»
Al suo posto, ricostruisce il Comitato, «la nuova vice sindaca facente funzione Claudia Loria, all’uopo nominata dalla sindaca Succurro al momento della sua decadenza, ha nominato assessore Marco Ambrogio, marito dell’ex sindaca sua dante causa». Per il Comitato si tratta di «un atto grave che mortifica le istituzioni e riduce il Comune di San Giovanni in Fiore a un fatto privato, una dote matrimoniale da gestire in famiglia».
«Come è possibile che si sia potuto arrivare a tanto? Come è possibile non rendersi conto dei processi degenerativi che hanno segnato in questi anni la vita amministrativa del Comune di San Giovanni in Fiore?». Le parole di Cocchiero su «arroganza» e «colpi bassi», secondo il Comitato, confermano «ciò che il Comitato 18 Gennaio denuncia da tempo e che solo i ciechi ed i sordi potevano non vedere, sentire, notare». Nel documento si parla apertamente di «uso sfacciatamente clientelare del potere locale, della Provincia, di alcuni Enti regionali», alla base «della costruzione di un consenso basato sul ricatto e sulla clientela».
«Quando l’arroganza assume i caratteri e le forme della prepotenza e della illegalità, della protervia e dell’uso sfacciatamente privatistico delle istituzioni non ci sono ragioni che possano giustificare silenzio, o peggio, accondiscendenza e sostegno. I cittadini al di là di ogni appartenenza politica hanno il dovere civico e morale di non subire e accettare passivamente pratiche e metodi che non troverebbero spazio in nessun altro Comune della Calabria per non dire d’Italia e d’Europa. È normale che il sindaco Succurro dopo la sua decadenza abbia potuto nominare un nuovo vice facente funzioni di sindaco con il compito di nominare assessore suo marito Ambrogio?».
Il Comitato sottolinea che «l’appartenenza alla maggioranza non può e non deve essere rinuncia alla propria dignità ed al proprio dovere di rappresentare il popolo pretendendo il rispetto della legalità e degli elementi basilari della moralità e dell’etica pubblica». Da qui la conclusione: «San Giovanni in Fiore non merita di essere governata da chi la usa come pedina di scambio o come ufficio di collocamento familiare. Legalità, trasparenza, buon senso devono tornare ad essere la normalità nella nostra comunità». «Il Comitato 18 Gennaio si farà carico di investire formalmente il Prefetto affinché sia garantito il rispetto della legalità e delle regole democratiche. È tempo che i sangiovannesi riaffermino la dignità e l’autonomia che ha contrassegnato la loro storia. Fuori i mercanti dal tempio».



















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