Longobucco: occupata la sala consiliare per sanità e viabilità
Il Presidio nella Sala Consiliare di Longobucco: cittadini arrabbiati, esasperati per i bisogni primari negati e perché ancora non si intravede una soluzione
Il Presidio nella Sala Consiliare di Longobucco: cittadini arrabbiati, esasperati per i bisogni primari negati e perché ancora non si intravede una soluzione
LONGOBUCCO – Non giungono buone notizie da Longobucco (provincia di Cosenza) dove permangono ancora criticità: dal completamento del Viadotto Ortiano 2, crollato 26 mesi fa, alla mancanza del medico di base e della guardia medica, sono tra i motivi della protesta organizzata dalla CGIL. Il sindacato, insieme ad alcuni cittadini, ha occupato attraverso un presidio la sala consiliare del Comune di Longobucco. Un presidio che ha visto anche la partecipazione della CISL del Comune silano. Insomma cittadini arrabbiati, esasperati per i bisogni primari negati e perché ancora non si intravede una soluzione.
Il simbolo del disagio è il viadotto Ortiano 2, crollato ormai 26 mesi fa. Nonostante gli annunci, i lavori di ripristino sembrano essere finiti in un labirinto di rinvii. “Sono state fornite due date ultime: il 30 settembre 2025 e il 31 dicembre dello stesso anno”, spiegano i manifestanti. Entrambe le scadenze sono state disattese, alimentando un clima di sfiducia verso le istituzioni. Per i residenti, questo ritardo non è solo un problema logistico, ma un ostacolo insormontabile per l’economia e la vita quotidiana di un intero territorio.
Parallelamente all’emergenza viabilità, esplode quella sanitaria. A Longobucco mancano figure essenziali come il medico di base e la guardia medica. I bisogni primari dei cittadini vengono ignorati, lasciando la popolazione — in gran parte anziana — senza assistenza immediata. “Siamo qui per i bisogni primari negati”, denunciano dal presidio, sottolineando come la mancanza di salute e trasporti stia condannando il paese a una morte lenta.
La protesta di Longobucco punta a diventare un caso pilota. L’obiettivo dichiarato non è solo ottenere risposte locali, ma sollevare una questione politica nazionale e regionale sulla sopravvivenza dei centri interni. “Bisogna creare una rete tra i piccoli comuni”, è l’appello lanciato dai sindacati, per chiedere interventi strutturali che fermino l’emorragia di abitanti e servizi.
Il presidio continuerà a oltranza. I cittadini sono chiari: la sala consiliare non verrà liberata finché non ci saranno convocazioni ufficiali e, soprattutto, impegni certi con date che non siano più “un gioco al rinvio”.
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