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Crisi idrica in Calabria, sotto accusa Sorical: la proposta di Madeo (PD) per una commissione d’inchiesta

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Crisi idrica in Calabria, sotto accusa Sorical: la proposta di Madeo (PD) per una commissione d’inchiesta

La crisi idrica sta interessando interi quartieri di Cosenza, Reggio Calabria e Corigliano Rossano che restano con i rubinetti a secco anche per intere giornate

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Crisi idrica in Calabria, sotto accusa Sorical: la proposta di Madeo (PD) per una commissione d’inchiesta

COSENZA – Guasti infrastrutturali, dispersione idrica e siccità stanno portando allo stremo i cittadini di importanti città calabresi. Numerosi ormai sono interi quartieri di Cosenza, Reggio Calabria e Corigliano Rossano che restano con i rubinetti a secco anche per intere giornate. Nel cosentino ormai è una prassi che comincia ad interessare numerosi Comuni. Alla base del problema vi sono reti idriche obsolete, caratterizzate da perdite significative, alle quali si aggiungono le condizioni di prolungata siccità che stanno interessando un po’ tuto il territorio regionale. Un problema dal quale è scaturito un acceso dibattito politico, con un continuo rimpallo di responsabilità tra istituzioni locali (Comuni), Regione e gestori del servizio.

Sotto i riflettori è finita in particolare Sorical, società che gestisce il servizio idrico integrato in Calabria. L’azienda è stata più volte chiamata in causa per la gestione delle infrastrutture e per la incapacità di prevenire e affrontare l’emergenza. Qualche giorno fa la consigliera regionale del Pd, Rosellina Madeo,  è intervenuta sulla questione, proponendo fattivamente l’istituzione di una commissione d’inchiesta.

 

Consigliera Madeo, con la costituzione della commissione d’inchiesta su Sorical, quali sarebbero gli obiettivi che potrebbe o dovrebbe perseguire e quali risultati potrebbe ottenere nel breve e medio periodo?

“La traduzione in risultati dei proclami delle linee programmatiche di Governo. Il presidente Occhiuto ha annunciato il new deal del nostro sistema idrico? Che questo nuovo corso abbia inizio. Però da oggi. Anzi, ancor meglio se da ieri e non, come spesso accade, a data da destinarsi. Non c’è più tempo da perdere, oltre all’acqua che si disperde dalle nostre obsolete tubature, e la commissione d’inchiesta ha proprio quel ruolo sentinella con il quale mantenere alta l’attenzione politica e la facoltà di convocare amministratori e dipendenti della società che gestisce il servizio idrico in modo da avere rapporti diretti, contezza effettiva della situazione e possibilità di vigilare sul rispetto del cronoprogramma, purtroppo ancora sconosciuto, dei lavori. E questo atteggiamento attento, custode degli interessi dei cittadini, dovrebbe essere lo stesso che, generalmente parlando, dovrebbe avere la commissione permanente di Vigilanza. Per questo la prassi, in questa legislatura abilmente scavalcata da Occhiuto, tende ad attribuire quest’ultima all’opposizione, proprio per bilanciare le posizioni, evitare conflitti di interesse e garantire il bene comune”.

 

Pensa che la commissione d’inchiesta possa finalmente fare chiarezza sulle responsabilità politiche e gestionali se consideriamo che in Calabria si è arrivati ad avere una dispersione idrica con punte che arrivano al 70%?

“Quello che intendo adottare non è un approccio giustizialista ma un’azione condivisa per arrivare a risolvere il problema. Certamente occorre avere ben chiara la situazione attraverso una ricognizione delle infrastrutture esistenti per poter procedere con la sostituzione, di rattoppi e riparazioni ormai non bisogna più nemmeno parlarne, per proseguire poi con la fase di ingegnerizzazione ed efficientamento dell’intera rete idrica”.

 

Secondo lei, quali dovrebbero essere le priorità su cui la commissione dovrebbe intervenire?

Accertata la fotografia reale dello stato dei nostri impianti, la commissione dovrebbe monitorare le tempistiche dei lavori e l’impiego ottimale dei fondi. I 2,2 miliardi annunciati da Occhiuto sarebbero una bella boccata di ossigeno per le nostre condutture ridotte a colabrodo pertanto, per garantire una soluzione concreta quanto prima possibile, occorre un organismo con funzione ispettiva che si accerti sul rispetto del cronoprogramma e di una spesa mirata e intelligente dei fondi.

La commissione come potrebbe accelerare il passaggio dalle linee programmatiche del cosiddetto “new deal” del servizio idrico, evitando che la questione venga nuovamente rinviata alla prossima legislatura?

“La commissione può confrontarsi e interloquire con i funzionari e i dipendenti della società regionale che gestisce gli acquedotti e i grandi adduttori al fine di mantenere alta l’attenzione politica, i ritmi dell’esecuzione dei lavori e fare da pungolo e stimolo per raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile. Una funzione di sprone e sentinella al tempo stesso affinché non si ripetano gli stessi film, dunque le stesse crisi idriche, degli anni precedenti”.

 

 

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