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Panorama in chiaroscuro per la Calabria nel primo Rapporto su settore sociale e cooperazione

Calabria

Panorama in chiaroscuro per la Calabria nel primo Rapporto su settore sociale e cooperazione

Panorama in chiaroscuro per la Calabria nel primo Rapporto sull’economia sociale e cooperazione proposto da Bcc MedioCrati, ConfCoop e Demoskopika

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Rapporto economia sociale in Calabria 04

Di Filippo Salatino

COSENZA – «Panorama in chiaroscuro per la Calabria nel primo Rapporto su settore sociale e cooperazione proposto da Bcc MedioCrati, ConfCoop e Demoskopika. “L’Economia sociale mette la persona al centro” questo il pensiero forte alla base del ponderoso lavoro di ricerca».

Quasi 300 pagine fitte di dati, grafici, comparazioni, analisi, approfondimenti, rimandi a leggi e regolamenti nazionali, regionali ed UE, un po’ di storia (richiamando opportunamente le radici meridionali e calabresi delle prime intuizioni sul tema), considerazioni, proposte, ipotesi e prospettive per l’immediato futuro. Dopo oltre 20 anni il consueto appuntamento della Bcc bruzia e di Demoskopika, si rinnova, si amplia (costringendo chi legge e deve studiarlo a supplementi di concentrazione persino ulteriori rispetto alle passate edizioni già ponderose, in cui si notava l’acribia e  la solidità di Raffaele Rio, passato dalla minuziosa ricerca sul campo ad incarichi nelle Istituzioni), si confronta e collabora con nuovi attori, la ConfCooperative, pone sfide e chiede maggior impegno alle Istituzioni ed anche alle imprese dei comparti aderenti, “riesce persino nel miracolo” di farsi elogiare da un direttore di Banca d’Italia che sprona poi l’uditorio – foltissimo –  alla pubblica felicità.

Rapporto economia sociale in Calabria 01

Economia sociale in Calabria, rapporto in chiaroscuro

Un quadro in chiaroscuro certo: l’indice di fiducia delle imprese calabresi delinea un clima di moderato pessimismo, segnato da aspettative prevalentemente negative e diffusa sensazione di immobilismo. Il 79,5% delle imprese ha lasciato invariati gli occupati, il 14,2% li ha diminuiti e solo il 6,3% li ha aumentati. Oltre un’impresa su 3 (37,5%) esprime valutazioni negative o molto negative sul quadro congiunturale, una quota limitata (14,5%) intravede segnali di miglioramento, mentre quasi la metà del campione (47,9%) prevede una situazione sostanzialmente invariata. Una fiducia fragile, ancorata a uno scenario percepito come stagnante, con una marcata asimmetria tra timori e prospettive positive. A pesare maggiormente è il giudizio sulla situazione economica regionale, considerata critica da oltre 6 imprese su 10(61,8%), elemento che alimenta sfiducia strutturale nel contesto territoriale e si riflette in cautela diffusa su investimenti, occupazione e crescita del fatturato (un preciso segnale per il presidente Occhiuto, i suoi assessori e la maggioranza che dovranno considerare queste preoccupazioni e calibrare un’azione di giunta capace di superarle).

Altro elemento negativo: fermo restando che l’occupazione delle donne pur essendo in crescita è sempre molto inferiore alle medie europee, ancor più in Calabria, è stato chiesto: “Nel vostro consiglio di amministrazione vi sono rappresentanti femminili?”, il 23,2% delle imprese ha risposto affermativamente, mentre il 22% ha dichiarato di non avere alcuna presenza femminile. Analizzando i dati disaggregati relativi alla presenza femminile nei CdA, emergono differenze tra settori, territori e tipologie di impresa. Risulta più elevata nel commercio (28,4%) e nelle costruzioni (28,1%), mentre si attesta su valori più contenuti nei servizi (18,1%) e in agricoltura (17,6%). La provincia di Vibo Valentia registra la quota più alta di CdA con presenza femminile (36,8%), seguita da Reggio Calabria (23,6%). Il valore più contenuto si osserva a Cosenza (20,8%), insieme a Crotone e Catanzaro rispettivamente con 22% e 22,2%.

Rapporto economia sociale in Calabria 03

Ma gli aspetti positivi non mancano: l’Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile (ISEC), ideato per misurare in modo sintetico e comparabile il livello di adesione delle cooperative e delle imprese ai valori dell’economia sociale e civile nei diversi contesti territoriali, conferma un’adesione complessivamente discreta (46 su 100), con la governance come punto di forza e la misurazione dell’impatto come principale area di fragilità. Oltre 77 imprese calabresi su 10 riconoscono all’economia sociale un impatto concreto sul benessere e sullo sviluppo sostenibile dei territori, mentre quasi una su 3 dichiara di conoscerne già i principi di base. La consapevolezza e l’adesione risultano nettamente più avanzate nel sistema cooperativo, che si conferma un passo avanti rispetto alle imprese profit sia sul piano culturale sia su quello operativo.

Solo 6 imprese su 10 applicano l’economia sociale

Tuttavia, “tra il dire e il fare”, solo 6 imprese su 10 traducono questi valori in scelte strategiche strutturate, evidenziando un divario ancora da colmare. Secondo Nino Floro, direttore di Demoskopika «il focus si concentra su punti di osservazione qualitativi, valutiamo gli aspetti relazionali con la società, non solo i “numeri” ma appunto aspetti di economia Civile e Sociale, valori che promuovano benessere collettivo come gratuità, collaborazione con pluralità attori, istituzioni, corpi intermedi, soggetti economici e cittadini. Certo il mercato è importante ma alcuni elementi/squilibri vanno corretti. Qui interviene il 3° pilastro, dopo stato e mercato, la società civile, peculiarmente espressione di categoria dei “beni relazionali “, forme organizzative che hanno poi concreta applicazione nei settori che ci interessano. Abbiamo nella nostra ricerca tenuto conto dell’Indice del livello di adesione pratica ai  temi specifici quali la governance inclusiva e misurato indici a livello dei settori e regionale. Le imprese cooperative hanno un livello di adesione più elevato rispetto alle altre, comunque il distacco con le imprese profit non è poi così profondo». Il 30,8% delle imprese calabresi dichiara di possedere almeno una conoscenza di base dell’economia sociale.

Consapevolezza che costituisce un segnale incoraggiante, testimonia l’esistenza di una sensibilità diffusa, seppur preliminare, verso un modello economico alternativo e valoriale. In altri termini, quasi un’impresa su 3 non percepisce l’economia sociale come elemento estraneo, ma riconosce la sua rilevanza. Il dato risulta ancora più marcato se si considerano le differenze tra tipologia di organizzazioni economiche: le cooperative registrano un livello di conoscenza pari al 62%, più del doppio rispetto alle  imprese (30,3%). E, inoltre, tra gli intervistati appartenenti alle cooperative, oltre 3 su 10 dichiarano di conoscerla abbastanza (25%) o molto bene (8%).

Rapporto economia sociale in Calabria Maurizio Gardini presidente nazionale ConfCoop

Altro aspetto positivo, rimarcato da Maurizio Silvi, direttore regionale di Banca d’Italia, da Alessandro Azzi, presidente della Federazione Bcc lombarda ed ovviamente da Nicola Paldino, presidente della MedioCrati, i “valori aggiunti” del sistema Bcc soprattutto nel Sud ed in Calabria: servono sempre più banche locali solide, perché fulcro della cooperazione sono proprio le banche, una “Biodiversità bancaria” positiva e vincente, volano specifico di investimenti e crediti nei loro territori e, come ha segnalato il prof. Franco Rubino, direttore del Dipartimento economia in Unical, anche di occupazione diretta; oltre 80 laureati Unical lavorano in Mediocrati, grazie a borse studio.

Infine, dialogo “non a distanza” fra sistema cooperativo ed Istituzioni: coi presidenti, locale e nazionale di ConfCoop, Camillo Nola e Maurizio Gardini, impegnati a porre domande impegnative: «la nostra coesione sociale regionale come noto ha molte problematiche, chiediamo alla Regione di concentrare competenze e dare spessore alle decisioni politiche qui invece ci dobbiamo confrontare con 3 diversi Dipartimenti; per correggere le distorsioni causate dalla finanziarizzazione dell’economia serve una “fiscalità di merito” differente per questi ambiti – coop che fanno assistenza disabili e fragili –   rispetto alle imprese profit, tradurre in modalità condivise con le regioni il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, sottoscritto col Governo dagli organismi del comparto, sarà necessaria una cornice omogenea il dato significativo che tutta la cooperazione è e sarà protagonista, anche nell’agroalimentare per andare oltre il Pac (piano della UE), altro esempio il “piano casa” si potrà farlo senza il nostro settore?».

Rapporto economia sociale in Calabria 02

Sollecitazioni cui ha in parte risposto Angelo Brutto, presidente regionale Commissione Sanità e politiche sociali (unico esponente regionale presente), che, citando Ezra Pound e la nuova Legge nazionale 76 /2025  “partecipazione lavoratori agli utili delle imprese”, ha salutato i numerosi volontari delle coop presenti ed ha offerto disponibilità all’incontro e collaborazione anche  con ConfCoop, per semplificare e non complicare l’azione delle imprese ed arrivare ad una “Calabria sostenibile”. Ha quindi proposto, rispetto ai problemi dei bassissimi indici delle donne lavoratrici un pacchetto complessivo di misure per correggere le distorsioni (quali la carenza di asili nido) e di affrontare, finalmente con una riforma, le carenze degli attuali “ambiti territoriali” che si occupano di servizi sociali e sanità.

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