Area Urbana
La lettera
Luca Carbone ucciso a 48 anni, i familiari «ecco chi era davvero, un uomo buono e generoso»
La lettera commovente del cugino della vittima a nome dei familiari che racconta chi era Luca: «diligente, generoso e legato alla famiglia. Alla sua morte voleva donare gli organi, ma non è stato possibile»

COSENZA – Dopo l’omicidio di Luca Carbone, trovato senza vita ieri all’ultimo lotto di via Popilia a Cosenza, molte ricostruzioni hanno provato a raccontare la vita della vittima. A scrivere a nome della famiglia, è il cugino di Luca che racconta in una lettera inviata alla nostra redazione, una realtà ben diversa da come apparsa nelle ultime ore. La sua grande umanità emerge anche dalla scelta di donare gli organi; gesto che purtroppo non gli è stato possibile realizzare a causa della morte violenta.
Omicidio Luca Carbone, ecco chi era la vittima
“Noi familiari, cugini, amici e tutte le persone che hanno conosciuto davvero Luca, sappiamo bene chi fosse e che tipo di uomo fosse. Luca è sempre stato una persona diligente. Come tutti, può aver commesso qualche errore nel corso della vita, ma è stato assolto da ogni accusa e non è mai stata una persona capace di fare del male a nessuno”,
“Era profondamente legato alla sua famiglia – racconta il cugino che si fa portavoce del pensiero dei familiari – una persona dotata di grande senso del sacrificio. Ogni mattina si alzava per portare avanti il percorso di suo padre, contadino: preparava le provviste più buone che abbiamo mai mangiato e lo faceva per tutta la famiglia. Si prendeva cura della casa e di chi vi abitava”.
“Si è preso cura del nonno, del padre durante i suoi problemi di salute, della madre, del fratello e della sorella; una famiglia umile nella quale Luca rappresentava tutta la forza. Non c’era un familiare nella nostra famiglia, in difficoltà che non ricevesse una sua telefonata o una sua visita. Viveva nella casa del nonno, che aveva scelto di non lasciare proprio per assisterlo negli anni della vecchiaia, fino ad accompagnarlo nel suo ultimo momento di vita. Dopo, aveva continuato a vivere lì, con lo stesso spirito di responsabilità e dedizione. Luca era una persona buona d’animo, sempre disponibile, sempre pronta ad aiutare“.

Le passioni di Luca: la pizza e la bici
“Aveva due grandi passioni: la pizza e la bicicletta. Passioni sane, che raccontano molto della sua personalità. Con la sua passione forte e contaggiosa chiunque incontrava gli parlava di bici e lo invitava a salirci su… Era capace di sorridere anche nei momenti più difficili della propria vita. Oggi, noi familiari, non riusciamo ancora a capacitarci di quanto accaduto. È difficile comprendere come sia potuta verificarsi una tragedia simile. Luca è morto innocente, vittima di una mente evidentemente deviata che ha strappato alla vita una persona perbene, generosa e amata”.
Voleva donare i suoi organi
“Aveva persino scelto di donare i propri organi; un gesto che testimonia ancora una volta la sua grande umanità. Neanche questo gli è stato possibile: la morte causata da un colpo d’arma da fuoco e i tempi necessari alla giustizia hanno impedito che il suo ultimo desiderio potesse essere rispettato. Raccontiamo tutto questo – conclude – non solo perché siamo la sua famiglia, ma per un dovere di verità e per rispetto verso una persona che non può più difendersi, ma che merita di essere ricordata per ciò che è stata davvero.
Luca era una persona di una bontà rara, concreta, silenziosa”.
“Così buono che, innumerevoli volte, ha cucinato con le proprie mani non solo per il nonno, ma anche per il padre dell’uomo che oggi, viene indicato come suo omicida. Un gesto semplice, quotidiano, che testimonia il suo animo generoso e la totale estraneità a qualunque forma di odio o violenza”.




















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