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Lo smartphone a scuola, il divieto non basta: 3 studenti su 4 lo ignorano «approccio educativo, non punitivo»

Italia

Lo smartphone a scuola, il divieto non basta: 3 studenti su 4 lo ignorano «approccio educativo, non punitivo»

Il Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani commenta i dati sull’uso degli smartphone in classe perchè il divieto viene ignorato dalla maggioranza degli studenti

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ROMA – Solo il 28% degli studenti delle scuole superiori rispetta pienamente il divieto di utilizzo dello smartphone introdotto a inizio anno dal ministero dell’Istruzione. La maggioranza, pari a tre su quattro, continua a usare il cellulare durante le lezioni, con il 27% che mantiene le stesse abitudini e l’8% addirittura che lo usa di più. I dati sono stati raccolti dall’Unione degli Studenti e dalla Rete degli Studenti Medi.

Studenti e smartphone, differenze per indirizzo e fascia d’età: i dati

I dati mostrano che il 37% degli studenti ha ridotto l’uso dello smartphone, spesso per timore di sanzioni disciplinari, mentre il 27 per cento lo utilizza esattamente come prima del divieto, senza alcun cambiamento significativo nelle proprie abitudini. Particolarmente allarmante è il dato relativo a quell’8 per cento di studenti che dichiara di usare il cellulare più di prima, segno che la proibizione, in alcuni casi, produce un effetto opposto a quello auspicato.

Le differenze tra i diversi indirizzi di studio rafforzano ulteriormente questa lettura: nei licei la percentuale di chi afferma di non usare mai lo smartphone sale al 36%, ma scende drasticamente negli istituti tecnici e professionali, dove cresce invece la quota di chi continua a utilizzarlo come prima o addirittura più di prima, arrivando rispettivamente al 40 e al 42%.

Anche il fattore anagrafico risulta particolarmente significativo. Tra gli studenti più giovani, intorno ai quattordici anni, la percentuale di chi dichiara di rispettare il divieto supera di poco quella di chi lo aggira, con un 52% contro il 48%. Tra i diciottenni la situazione si ribalta nettamente: solo il 20 per cento afferma di attenersi alle direttive ministeriali, mentre l’80 per cento continua a utilizzare lo smartphone durante le attività scolastiche. Questi numeri indicano con chiarezza che l’obbedienza formale tende a diminuire con l’aumentare dell’età e che il divieto non viene interiorizzato come regola educativa, ma percepito come imposizione esterna.

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In questo contesto, la scuola non può limitarsi a registrare la violazione della norma. La Costituzione italiana, agli articoli 2, 3 e 34, affida all’istruzione il compito di garantire il pieno sviluppo della persona e di formare cittadini consapevoli e responsabili. I dati dimostrano che l’inasprimento delle sanzioni non è sufficiente a promuovere tale obiettivo. Al contrario, favorisce comportamenti elusivi, rafforza la distanza tra studenti e istituzione e rischia di trasformare la scuola in un luogo di adempimento formale, piuttosto che di crescita critica.

Anche sul piano dei diritti dei minori, come richiamato dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, emerge una contraddizione evidente: mentre si riconosce il diritto all’informazione, all’espressione e allo sviluppo armonico della personalità, si interviene con misure che non prevedono un accompagnamento educativo all’uso consapevole delle tecnologie. I numeri parlano chiaro: vietare non equivale a educare, e l’assenza di percorsi strutturati di educazione digitale lascia gli studenti soli di fronte a uno strumento che continua comunque a permeare la loro vita quotidiana.

Il prof. Romano Pesavento, presidente del Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani spiega che “vietare non equivale a educare. La scuola deve garantire lo sviluppo della persona e formare cittadini responsabili. I divieti senza accompagnamento educativo rischiano di trasformare l’istituzione in luogo di adempimento formale, invece che di crescita critica”.

studenti smartphone Romano Pesavento

Pesavento propone un approccio nuovo con regole costruite con dialogo, educazione ai diritti digitali, uso guidato e responsabile delle tecnologie in classe, alternato a momenti di disconnessione consapevole. Il Coordinamento sottolinea l’urgenza di percorsi di formazione per docenti e strategie che rendano lo smartphone uno strumento educativo, piuttosto che clandestino. Come spiega Pesavento “una scuola che educa alla consapevolezza forma cittadini capaci di esercitare i propri diritti e rispettare le regole perché ne comprendono il senso. È questa la sfida che non può più essere rinviata”.

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