Calabria
'ndrangheta Connection
Latitante Luciano Camporesi lascia la Turchia: è in volo verso l’Italia, sarà arresto a Fiumicino
Ricercato dal 2018 per traffico internazionale di droga nell’operazione “Pollino” della DDA di Reggio Calabria. Condannato in primo grado a 22 anni e 9 mesi

ROMA – È in volo verso l’Italia il latitante Luciano Camporesi, 51 anni, originario di Rimini, ricercato dal 2018 per traffico internazionale di stupefacenti. L’uomo ha lasciato la Turchia nelle scorse ore, accompagnato dalla polizia turca, ed è atteso all’aeroporto di Fiumicino, dove sarà arrestato e preso in consegna dalle autorità italiane. A confermare la notizia è stato il suo avvocato, Gioacchino Genchi, che nelle settimane precedenti aveva già segnalato alla magistratura la volontà di Camporesi di consegnarsi all’autorità giudiziaria italiana.
Latitante e ricercato nell’operazione “Pollino”
Indicato dagli investigatori come un importante trafficante internazionale di droga era sfuggito all’arresto nel 2018 durante la maxi operazione “Pollino-European ‘ndrangheta Connection”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri in cui erano coinvolte 70 persone. Operazione che aveva portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. Secondo l’accusa, Camporesi avrebbe avuto un ruolo nel traffico internazionale di droga gestito dalle cosche della Locride, con ramificazioni in diversi Paesi europei. Per questi fatti è stato condannato in primo grado a 22 anni e 9 mesi di reclusione. Il procedimento è attualmente pendente in appello.
Secondo quanto è emerso dall’inchiesta, Camporesi avrebbe fatto parte di un’associazione di trafficanti internazionali di sostanze stupefacenti attiva tra il Sud America, l’Italia e l’Europa nord occidentale.
In particolare, sarebbe stato in stretti rapporti con Domenico Pelle e Giovanni Gentile, coinvolti anche loro nel traffico internazionale di droga, con cui si sarebbe incontrato nell’aprile del 2017 per pianificare l’arrivo in Italia di ingenti carichi di cocaina ed hashish, utilizzando a tale scopo sia navi commerciali che una sua imbarcazione impiegata ufficialmente per ricerche petrolifere. In base alle indagini condotte dalla Dea americana e dalla Direzione centrale dei servizi antidroga è stata ricondotta a Camporesi anche l’imbarcazione “Remus”, battente bandiera panamense, a bordo della quale la Guardia di finanza, nell’agosto del 2018, aveva sequestrato oltre 20 tonnellate di hashish arrestando l’intero equipaggio della nave, composto da 11 persone tutte di nazionalità montenegrina.
L’arresto in Turchia di Luciano Camporesi e il centro di accoglienza
La vicenda di Camporesi è tornata alla ribalta nei giorni scorsi grazie agli articoli pubblicati da Il Fatto Quotidiano e Il Resto del Carlino. Secondo quanto ricostruito, durante la latitanza l’uomo era stato arrestato in Turchia perché trovato in possesso di un documento di identità falso. Dopo aver scontato la pena negli istituti penitenziari turchi, da novembre Camporesi non era più detenuto ma si trovava ancora nel Paese. Come spiegato dal suo legale in una memoria inviata alla Procura generale di Reggio Calabria, l’uomo era ospitato in un centro di accoglienza, in attesa del rilascio di un documento di identità valido da parte delle autorità consolari.
Il rientro in Italia e l’arresto
Ottenuti i documenti necessari, Camporesi è stato quindi imbarcato a Istanbul su un volo diretto in Italia. All’arrivo a Roma Fiumicino, previsto nelle prossime ore, scatterà l’arresto e il trasferimento nelle strutture detentive italiane, dove dovrà rispondere delle condanne e del processo ancora in corso. La sua consegna alle autorità italiane chiude una lunga fase di latitanza durata oltre sei anni e rappresenta un nuovo sviluppo giudiziario nell’ambito dell’inchiesta sul narcotraffico internazionale legato alla ’ndrangheta.



















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