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Cosenza: giustizia per Lean, condannato a 1 anno e 6 mesi chi la abbandonò e la lasciò morire

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Cosenza: giustizia per Lean, condannato a 1 anno e 6 mesi chi la abbandonò e la lasciò morire

Il tribunale penale di Cosenza ha emesso la sentenza nel processo per la tragica morte della cagnolina Lean abbandonata e lasciata morire dopo il parto

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Tribunale-di-Cosenza- Lean

COSENZA – Il Tribunale penale di Cosenza ha pronunciato venerdì scorso, la condanna, nell’ultima udienza del processo, a carico di L.S., il cittadino rumeno ritenuto responsabile della morte della pitbull Lean. La cagnolina è stata lasciata morire a causa di complicazioni legate al parto.

Cosenza, la straziante agonia e la morte di Lean

Il 10 agosto 2020, invece di portare Lean da un veterinario per assisterla nel parto, il soggetto decise di abbandonarla di notte, legandola alle inferriate di un noto istituto scolastico di Cosenza, in via Valentini, zona via Popilia. Dopo 15 ore di agonia, Lean morì il giorno successivo, l’11 agosto 2020, da sola e disperata. La vicenda suscitò profonda indignazione a livello locale e nazionale, con forte eco sui media, e mobilitò associazioni animaliste e cittadini comuni.

Lean pitbull cosenza

Il percorso giudiziario

La denuncia fu presentata a Cosenza dall’associazione Gli Invisibili dei canili rifugio Cosenza ODV, assistita dall’avvocato Mariella Cipparrone, e successivamente supportata dal WWF Italia, Fare Ambiente e AIC – Associazione Adottami in Calabria.

Il processo ha visto la requisitoria del PM d’udienza, dott.ssa Angelina De Luca, e le conclusioni delle parti civili, che hanno portato alla condanna a 1 anno e 6 mesi di reclusione per L.S.

Le associazioni e i cittadini coinvolti hanno espresso grandissima soddisfazione, sottolineando come la sentenza restituisca almeno un po’ di dignità a Lean. Il ricordo di quel povero pitbull rimarrà indelebile nei cuori di chi ha seguito la vicenda, simbolo di sensibilità e attenzione verso la tutela degli animali.

Cipparrone: «un precedente che fa giurisprudenza»

Secondo l’avvocato Mariella Cipparrone, la sentenza rappresenta un precedente di grande rilievo, perché «anche i tribunali fanno giurisprudenza, in particolare quella di merito», contribuendo in modo concreto alla diffusione della cultura della legalità anche nell’ambito della tutela degli animali.

«Su questi temi – sottolinea – siamo ancora indietro, non solo nel Sud. È un ritardo che riguarda l’intero Paese e, in generale, anche il contesto internazionale». La decisione giudiziaria, aggiunge l’avvocato, può avere inoltre un importante effetto deterrente: «può scoraggiare chi maltratta e uccide gli animali, rafforzando il messaggio che certi comportamenti non sono più tollerabili».

Quanto alla pena inflitta, definita «sicuramente esigua», Cipparrone chiarisce che non è stato possibile applicare la nuova normativa entrata in vigore il 1° luglio 2025 (legge Brambilla): «Per i processi in corso vige il divieto della riforma in peius per l’imputato. Se si fosse potuta applicare la nuova legge, l’imputato avrebbe rischiato fino a quattro anni di reclusione, una prospettiva che considero decisamente positiva».

Tribunale-Cosenza-Lean avvocato Mariella Cipparrone

L’avvocato Mariella Cipparrone chiarisce inoltre che l’uomo condannato per la morte di Lean è un soggetto pregiudicato e che la sospensione della pena concessa non deve trarre in inganno: «l’imputato è stato anche condannato per evasione, un reato particolarmente grave. Per abbandonare Lean, infatti, è evaso dagli arresti domiciliari, ai quali era sottoposto per altri reati».

Un elemento che rende la sentenza ancora più rilevante sul piano pratico: «alla prossima condanna, considerato che l’imputato è coinvolto in altri procedimenti penali, dovrà scontare anche questo anno e mezzo per la morte di Lean». Un passaggio che rafforza il valore della decisione giudiziaria, non solo simbolico ma anche concretamente efficace, nel percorso di responsabilizzazione penale dell’imputato.

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