Area Urbana
A Cosenza “Discute la città”, Bianca Rende e il confronto su sanità al collasso e diritto alla salute
Il diritto alla salute tra Costituzione e realtà quotidiana: allarme sanità, scelte controverse e una richiesta forte di cambiamento dal secondo appuntamento di “Discute la città”

COSENZA – Al centro del secondo appuntamento “Discute la città”, un diritto costituzionale, quello alla salute, che dovrebbe essere garantito a tutti, ma che in Calabria si trasforma troppo spesso in una corsa contro il tempo, il denaro e la speranza. È da questa frattura profonda che prende avvio il confronto promosso dalla consigliera comunale di Cosenza Bianca Rende, dopo una prima fase dedicata all’ascolto dei comitati civici e della cittadinanza attiva.
Diritto alla Salute: “Discute la città” in un confronto pubblico
«Il tema scelto per il secondo dibattito è la sanità», ha spiegato Bianca Rende, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e il principio di uguaglianza sostanziale. «Oggi il diritto alla salute non è sempre garantito. Un diritto minimo e irrinunciabile viene esercitato con enorme difficoltà». A confermare queste parole, dati che fotografano una situazione drammatica: nel 2025 circa 600mila calabresi hanno rinunciato a curarsi, mentre il 79% di chi accede alle prestazioni sanitarie lo fa in regime privato, con una spesa media di 225 euro a prestazione. Un quadro che evidenzia una sanità pubblica sempre più fragile e una privatizzazione di fatto.

Migrazione sanitaria: il paradosso calabrese
Uno degli effetti più evidenti di questo squilibrio è certamente la migrazione sanitaria. Liste d’attesa interminabili e budget esauriti nel privato convenzionato rendono inaccessibili prestazioni diagnostiche fondamentali. «I pazienti sono costretti a spostarsi in altre regioni – ha sottolineato Rende – ed è paradossale che la Regione Calabria finisca per rimborsare prestazioni che potrebbero essere erogate sul territorio».
L’incontro ha registrato una forte partecipazione e interventi autorevoli: Giuseppe Mazzuca, Francesco Alimena, Filomena Greco, l’onorevole Giacomo Mancini, Carlo Guccione, Elio Bozzo, Sandro Scalercio, Franco Bartucci, Anna De Vincenti, Raffaella Formisani, Paolo Veltri, Carlo De Gaetano, Daniela Francini, Mimmo Passarelli, il professor Luigi Gallo, oltre a numerosi consiglieri comunali e rappresentanti del mondo civico e professionale.

Il dolore che chiede verità e giustizia
Momento di grande commozione l’intervento di Caterina Perri, vedova di Serafino Congi, che da 13 mesi attende risposte sul mancato arrivo di un’ambulanza medicalizzata che avrebbe potuto salvare la vita al marito, deceduto a San Giovanni in Fiore. Una testimonianza che riporta al centro il tema delle responsabilità e di tragedie che, secondo i presenti, non possono più essere considerate fatalità.
L’ospedale Annunziata sotto pressione
Al centro del dibattito la situazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza: meno di 400 posti letto a fronte dei 777 previsti, del tutto insufficienti per un ospedale Hub che serve un bacino provinciale vastissimo e supplisce alle carenze territoriali. Le conseguenze sono evidenti: pronto soccorso congestionato, ambulanze in fila, personale sanitario allo stremo.
Tema particolarmente controverso la localizzazione del nuovo ospedale Hub ad Arcavacata, fuori dal territorio comunale di Cosenza, giustificata dalla vicinanza al corso di Laurea in Medicina dell’Università della Calabria. «Siamo felicissimi per il corso di Laurea – ha chiarito Rende – ma un ospedale deve rispondere prima di tutto ai bisogni dei malati». Dal confronto emerge la preoccupazione che le risorse destinate all’Hub vengano dirottate verso una struttura a vocazione di ricerca, snaturandone la funzione assistenziale. La proposta condivisa: due strutture distinte, con risorse aggiuntive, senza sottrarre fondi all’emergenza sanitaria.

Cittadella della Salute: prospettiva insufficiente
Nel progetto regionale, l’area dell’Annunziata dovrebbe diventare una Cittadella della Salute con uffici, ambulatori e casa di comunità. Una prospettiva giudicata «insufficiente e pericolosa»: la riduzione dei posti letto aggraverebbe il sovraffollamento del pronto soccorso e il fenomeno dei “pazienti parcheggiati”, privi di una reale presa in carico terapeutica.
Preoccupazione anche per il rispetto delle scadenze del PNRR Sanità, ultima occasione per rafforzare il territorio con case della salute, assistenza domiciliare, telemedicina e digitalizzazione. «La scadenza del 30 giugno incombe – è stato l’allarme – e il rischio concreto è che gli interventi non vengano completati».
In attesa del nuovo ospedale, che potrebbe richiedere decenni, la priorità è una sola: potenziare l’Annunziata. «Servono assunzioni, nuovi medici, infermieri e personale sanitario – ha ribadito Bianca Rende – e strutture e tecnologie adeguate. Senza organici, i posti letto restano solo sulla carta». Critiche anche al ricorso a soluzioni tampone come gettonisti e ore aggiuntive. Necessaria, secondo i partecipanti, una scelta politica chiara e coraggiosa, aprendo una vertenza con Regione e Stato e presentando una mozione in Consiglio regionale per la rinegoziazione del debito sanitario.
L’incontro si è chiuso con l’impegno a redigere un documento di sintesi da portare sui tavoli istituzionali e con un appello alla mobilitazione civica. «La richiesta della cittadinanza deve partire forte – ha concluso Bianca Rende – affinché il governatore e commissario Occhiuto e le istituzioni vengano sollecitati a tutti i livelli».




















Social