Calabria
IL PROCESSO
Strage di Cutro, la Finanza sapeva dei migranti già la notte prima: nuovi dettagli dal processo
Messaggi e annotazioni ufficiali confermano che il natante con migranti era stato identificato dalle forze dell’ordine prima della tragedia di Steccato di Cutro, che ha causato 94 morti, tra cui 35 minor

CROTONE (KR) – L’informazione che su quella barca c’erano migranti, la Guardia di finanza la conosceva dalle 23.20 del 25 febbraio 2023. Lo conferma l’annotazione di una comunicazione proveniente dalla Centrale operativa nazionale della Guardia di finanza alle 23.20 che aveva indicato il caicco Summer Love come “natante con migranti”. E’ quanto emerso questo pomeriggio durante la quarta udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione il cui naufragio a Steccato di Cutro (Crotone) il 26 febbraio 2023 ha causato 94 morti – 35 minori – e un numero imprecisato di dispersi. Processo per il quale sono imputati 4 militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera.

Strage di Cutro, la ricostruzione del maggiore Cara
La notizia arriva da una risposta che il maggiore dei carabinieri, Nicola Roberto Cara, ha dato all’avvocato di parte civile, Francesco Verri, nel corso del controesame. Cara, poco prima, aveva concluso la lunga ricostruzione dell’indagine che ha condotto sui soccorsi al Summer Love. L’avvocato ha chiesto al maggiore dell’Arma se poteva leggere quanto annotato nel registro di sala del Roan di Vibo Valentia e da dove provenisse quel messaggio. L’ufficiale ha ribadito che si trattava di un “messaggio delle 23.20 scritto a penna dagli operatori di sala nel quale il Cenop comunicava l’avvistamento da parte di Eagle 1 (l’aereo di Frontex, ndr) di un natante con migranti”.

Rispondendo alle altre domande il maggiore ha poi confermato la coincidenza tra questa annotazione e quanto contenuto in un messaggio inviato dal luogotenente Antonino Lopresti (imputato) sul gruppo whatsapp dell’Otc del Roan: “Lopresti scrive poco dopo ‘trattasi di natante con migranti'”. L’annotazione, ha poi risposto l’ufficiale dei carabinieri, coincide anche con il messaggio che il tenente colonnello Alberto Lippolis (imputato) manda alle 23.33 ad un altro ufficiale nel quale scrive: “So’ migranti”.
Una exit strategy per affrontare le indagini
Una exit strategy per affrontare le indagini. E’ quella che emerge da una chat tra ufficiali della Guardia di finanza, dopo il naufragio di migranti a Steccato di Cutro. A parlarne, nel processo per i presunti ritardi nei soccorsi al caicco “Summer love” naufragato a Steccato di Cutro, è stato il maggiore dei carabinieri Nicola cara che ha guidato le indagini.
Pochi giorni dopo il naufragio, il 3 marzo 2023, tra il comandante del Gan di Taranto, Nicolino Vardaro (imputato), e il vicecomandante Pierpaolo Atzori (non indagato), ha detto Cara, avviene uno scambio di messaggi ritenuti “rilevanti perché si parla di exit strategy”. In un messaggio audio, Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con Alberto Lippolis, comandante del Roan di Vibo Valentia (imputato), il quale suggeriva, “a titolo di amicizia”, di preparare una strategia difensiva preventiva. “Mi suggeriva di cominciare a pensare a una ‘exit strategy’… un ‘brainstorming’ – dice Atzori a Vardaro – in modo poi da essere pronti”. L’obiettivo, spiega Atzori, era quello di “convergere tutti verso una, una decisione comune” prima che gli inquirenti iniziassero a scavare, dato che “quelli vanno, andranno a guardare tutto”.

Il punto principale dell’interlocuzione era quello di preparare una versione per giustificare il ritardo dell’uscita del pattugliatore Barbarisi dal porto di Crotone (avvenuta alle 2.30 del 26 febbraio). “Vardaro nei messaggi – ha riferito Cara – spiega ad Atzori che si poteva giustificare questo ritardo perché prima di uscire andavano valutate per bene le condizioni meteo in atto e che solo dopo un attento studio il mezzo era stato fatto uscire. Vardaro dice di aver dato incarico a Somma (il comandante del Barbarisi, non indagato, ndr) di studiare bene cosa può fare quel mezzo”.
Inoltre il comandante del Gan di Taranto dice di non aver fatto uscire subito il PV6 Barbarisi basandosi su un “calcolo cinematico che prevedeva l’arrivo del caicco in acque territoriali per le 3:30, ritenendo quindi sufficiente uscire un’ora prima anche per non stressare gli equipaggi mettendo anche a repentaglio la sicurezza dell’unità navale e degli equipaggi il meno possibile, riducendo diciamo i rischi”. Sul mancato utilizzo di un elicottero, Vardaro fornisce giustificazioni logistiche: “L’aeroporto di Grottaglie di notte è chiuso, l’equipaggio non c’era e comunque noi abbiamo la piazzola in manutenzione” dice ad Atzori.



















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