CIRO’ MARINA (KR) – Blitz antidroga all’alba a Cirò Marina, nel Crotonese, contro una rete di spaccio. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone, ritenute coinvolte in un’attività di traffico e smercio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Dieci indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri tre sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

L’operazione antidroga e la rete di spaccio
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero concorso, a vario titolo, nel traffico, nella detenzione e nello smercio di droga. I reati sono contestati con l’aggravante di aver agito con modalità mafiose o con l’obiettivo di agevolare contesti riconducibili alla criminalità organizzata.Le misure cautelari sono state eseguite dai militari della Compagnia di Cirò Marina, con il supporto di altri reparti dell’Arma, del Nucleo cinofili, dell’8° Elinucleo e dello Squadrone eliportato “Cacciatori” Calabria. L’operazione ha interessato anche aree della provincia di Vibo Valentia.
L’operazione “Desert Storm”, i dettagli
Tredici arresti e 234 capi di imputazione per narcotraffico e armi clandestine. La Dda di Catanzaro smantella la rete criminale del clan Farao-Marincola. Le indagini hanno permesso di ricostruire un fitto intreccio criminale legato alla locale di ‘ndrangheta di Cirò, attiva nel narcotraffico e nella detenzione di armi. Su venti indagati complessivi, tredici sono stati sottoposti a misure cautelari. Dieci sono finiti in carcere per la gravità degli indizi e il rischio di reiterazione del reato.

234 capi di imputazione tra droga e armi
L’operazione ha portato alla luce 234 capi di imputazione, tra cui l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con aggravante del metodo mafioso, numerosi episodi di spaccio di cocaina, eroina e marijuana e detenzione di armi clandestine. Gli investigatori hanno utilizzato una complessa rete di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, osservazioni e tracciamenti GPS per raccogliere le prove.
Il ruolo dei collaboratori di giustizia
Fondamentale è stato il contributo di collaboratori di giustizia, tra cui Gaetano Aloe, che ha permesso di ricostruire la gerarchia interna del clan e il funzionamento della cosiddetta “bacinella”, la cassa comune dove confluivano i proventi dello spaccio. Dalle carte dell’ordinanza emerge un controllo capillare del territorio, con divieto per i pusher locali di rifornirsi in piazze esterne, come quella di Crotone, pena pestaggi esemplari per proteggere i profitti del clan. L’inchiesta evidenzia anche la capacità della criminalità locale di rigenerarsi, con nuove figure di reggenza pronte a occupare i vuoti lasciati dagli arresti precedenti, confermando il radicamento del clan Farao-Marincola nel territorio.
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