Area Urbana
Dall’alluvione del ’54 alla crisi dei borghi: il ruolo perduto delle Province. Bianca Rende “rafforzarle”
Alluvioni, dissesto e fondi europei non speso: perché secondo Bianca Rende le Province devono tornare centrali “senza un ente intermedio non si governa il rischio ambientale”

COSENZA – Le alluvioni che periodicamente colpiscono la Calabria non sono solo eventi climatici estremi, ma il sintomo di una fragilità strutturale nella gestione del territorio. A sottolinearlo è la consigliera del Comune di Cosenza e candidata alle elezioni provinciali Bianca Rende, che in una lunga riflessione richiama la memoria storica per denunciare le criticità del presente.
L’alluvione del 1954 e la risposta dello Stato
Rende parte da un episodio simbolo: la devastante alluvione del 1954 che colpì duramente la Calabria, in particolare la fascia ionica, numerosi centri collinari e diversi capoluoghi. A Cosenza, il colle Pancrazio e l’antico castello arabo-normanno rischiarono di scivolare nel fiume Crati; a Oriolo crollò parte del cimitero; mentre a Villapiana il torrente Satanasso invase intere aree abitate. Di fronte a quella emergenza, il Governo reagì con uno stanziamento pluriennale che nel 1955 si tradusse nella Legge speciale per la Calabria, uno strumento straordinario che consentì interventi strutturati e coordinati sul territorio.
Province protagoniste della ricostruzione
Secondo Rende, uno degli elementi di forza di quel modello fu il ruolo centrale delle Province. Un Comitato regionale, composto dalle tre Province calabresi, si riuniva mensilmente a Catanzaro, con il supporto del Provveditorato alle Opere Pubbliche e del Genio Civile, per approvare i progetti finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno. Le Province, dotate di uffici tecnici spesso più strutturati degli organi statali, appaltavano e dirigevano i cantieri, affiancate da enti come i Consorzi di bonifica e l’Ente Sila per gli interventi sui terreni agricoli. Un sistema che garantiva rapidità decisionale e visione d’insieme.
Con l’istituzione delle Regioni nel 1970, quel modello divenne incompatibile con il nuovo assetto istituzionale. Oggi, secondo Bianca Rende, la situazione appare bloccata da un vuoto decisionale che coinvolge la Regione Calabria e centinaia di Comuni, spesso privi di strutture adeguate per gestire deleghe complesse in materia di protezione ambientale. «Quando un fiume esonda – osserva Rende – non si ferma ai confini amministrativi di un singolo Comune». Le emergenze ambientali richiedono un livello di coordinamento intermedio, capace di superare frammentazioni territoriali che risalgono a epoche lontane.
Rifondare le Province per la tutela del territorio
La candidata di Provincia Democratica rilancia quindi la necessità di ripensare e rafforzare il ruolo delle Province, anche attraverso una nuova legge elettorale che consenta loro di gestire in modo più efficace le deleghe regionali, evitando le distorsioni del passato. Tra i nodi evidenziati la gestione della forestazione, un tempo caratterizzata da costi elevatissimi, Il blocco del ricambio generazionale nel settore ambientale e la mancata valorizzazione di risorse umane e professionali disponibili. Un settore forestale ben organizzato, sottolinea Rende, potrebbe oggi rappresentare una risorsa strategica contro il dissesto idrogeologico e lo spopolamento delle aree interne.
Altro punto cruciale riguarda le risorse economiche. In Calabria esistono fondi dell’Unione Europea ancora inutilizzati, come rilevato dalla Corte dei conti. A questi si aggiunge la possibilità di impiegare percettori di sostegni al reddito, come parte dei TIS rimasti senza prospettive, in attività di protezione ambientale e manutenzione del territorio, sul modello dei cantonieri di un tempo.
Un appello alla Regione Calabria
Il messaggio finale di Bianca Rende è chiaro: se la Regione vuole davvero salvare borghi e paesi delle aree interne, contrastare lo spopolamento e garantire servizi adeguati, deve affrontare senza ulteriori rinvii la riforma degli enti intermedi. La gestione delle emergenze ambientali e del dissesto idrogeologico passa da una governance più forte, coordinata e radicata sul territorio. Le Province, conclude Rende, possono e devono tornare a essere un perno fondamentale di questa strategia.



















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