Calabria
Il sonno
World Sleep Day 2026: la Calabria è la seconda regione in cui si dorme meno
World Sleep Day: la privazione del sonno diventa una questione di reddito, occupazione e territorio, con costi economici e sanitari enormi. La Calabria è una delle regioni più colpite

COSENZA – In occasione del World Sleep Day, MCO Report ha condotto con Selvitys un sondaggio esclusivo su 1.000 italiani. Dai dati emerge che la Calabria è la seconda regione italiana più colpita dalla privazione cronica del sonno, con il 26,9% della popolazione che dorme meno di 6 ore per notte.
World Sleep Day, il sonno in Calabria
Il dato calabrese si inserisce in un quadro nazionale che vede:
– Quasi 1 italiano su 5 (18%) dormire cronicamente meno di 6 ore per notte
– Chi guadagna meno di €1.000 al mese avere quasi 3 volte più probabilità di non dormire rispetto a chi guadagna €2.500-3.000
– Il 30,8% dei disoccupati che dichiarano sonno scarso o molto scarso, più del doppio rispetto ai lavoratori dipendenti (13,9%)

Dove e chi dorme peggio in Italia?
La privazione del sonno diventa una questione di reddito, occupazione e territorio, con costi economici e sanitari enormi. Dormire bene non è più un diritto scontato: secondo i dati di MCO Report in occasione del World Sleep Day, quasi 1 italiano su 5 (18%) dorme cronicamente meno di 6 ore a notte, ben al di sotto delle raccomandazioni internazionali di 7 ore minime per preservare la salute.
La privazione del sonno non colpisce tutti allo stesso modo: i meno abbienti e chi vive in condizioni di precarietà economica è il più esposto. Chi guadagna meno di €1000 al mese ha quasi 3 volte più probabilità di non dormire rispetto a chi percepisce tra €2500 e €3000. Tra chi dichiara sonno scarso o molto scarso, le casalinghe raggiungono il 33,7% e i disoccupati il 30,8%, più del doppio rispetto ai lavoratori dipendenti full-time (13,9%).

«Lo stress da mancanza di reddito, l’ansia per il futuro e le preoccupazioni quotidiane erodono il sonno molto più delle ore di lavoro», spiegano i ricercatori. Anche chi occupa posizioni apicali può risentire di privazione del riposo, a causa di ritmi lavorativi intensi e responsabilità elevate.
La geografia del sonno: Sud e Isole in sofferenza
La mappa italiana della privazione del sonno evidenzia forti disuguaglianze territoriali:
– Sardegna: 30,3%
– Calabria: 26,9%
– Puglia: 26,0%
– Marche: 25,8%
– Molise: 25,0%
Aggregando i dati per macro-aree, emerge un netto divario Nord-Sud: il 20,1% degli abitanti del Sud e delle Isole dorme meno di 6 ore, contro il 16,8% del Nord e il 15,5% del Centro. Contrariamente alle aspettative, il divario città-campagna è minimo, con il 17,4% nelle città e il 19,1% nelle aree rurali che soffre di privazione cronica.
Occupazione e reddito: chi non ha sicurezza economica dorme meno
Chi vive nell’incertezza economica è il più penalizzato:
– Disoccupati: 21,5% dorme meno di 6 ore
– Casalinghe: 19,6%
– Lavoratori dipendenti full-time e part-time: 15,4%
– Liberi professionisti e partite IVA: 16,9%

La correlazione tra reddito e qualità del sonno evidenzia una curva a “U”: diminuisce fino ai redditi di €2500-3000, poi risale nelle fasce più alte, probabilmente per stress da responsabilità dirigenziali.
I costi economici e sociali della privazione del sonno
La mancanza di sonno non è solo un problema individuale: costa miliardi all’economia. Studi internazionali stimano:
– USA: $200 miliardi/anno in produttività persa
– Regno Unito: $41 miliardi
– Francia: $36 miliardi
– Canada: $19 miliardi
Un lavoratore con insonnia cronica perde mediamente 44-54 giorni lavorativi all’anno tra assenteismo e presenteismo, mentre chi soffre di sintomi lievi ne perde comunque 14. Secondo RAND Europe, una persona con insonnia sarebbe disposta a pagare il 14% del proprio reddito annuo pur di recuperare un sonno adeguato.
Come migliorare il sonno
A livello individuale:
– Rispettare 7-9 ore di sonno per notte
– Mantenere routine regolari, oscurità e temperatura 16-19°C
– Evitare caffè dopo le 14 e schermi 1 ora prima di dormire
A livello sanitario:
– Screening dei disturbi del sonno nei controlli di routine
– Accesso a terapie evidence-based
– Formazione dei medici di base
A livello lavorativo:
– Evitare email fuori orario
– Favorire smart working e riduzione del pendolarismo
– Ambienti di lavoro con luce naturale
– Cultura aziendale che valorizzi il riposo
Il World Sleep Day 2026 diventa l’occasione per riflettere su un problema che intreccia salute pubblica, disuguaglianze sociali e costi economici. Il sonno è un’infrastruttura essenziale: garantirlo significa tutelare produttività, benessere e qualità della vita dei cittadini.



















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