Cronaca
Fuscaldo, accusato di aver intascato indebitamente 7mila euro con il Reddito di Cittadinanza. Assolto
Il GIP del Tribunale di Paola ha scagionato un cittadino marocchino residente da anni nel cosentino. L’uomo era accusato di aver incassato oltre 7mila euro senza averne diritto

FUSCALDO (CS) – Era accusato di indebita percezione del Reddito di cittadinanza. La vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto E.H.A., cittadino di nazionalità marocchina residente da tempo a Fuscaldo si chiude con una formula piena di assoluzione. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Paola, Carla D’Acunzo, ha infatti assolto l’imputato dall’accusa di indebita percezione perché il fatto non sussiste.
Percezione del Reddito di Cittadinanza: il nodo del permesso di soggiorno
L’indagine era stata avviata dalla Sezione Operativa della Compagnia della Guardia di Finanza di Paola. Secondo l’ipotesi accusatoria iniziale, l’uomo avrebbe percepito indebitamente il beneficio economico (poi eliminato nel 2023 dal governo Meloni) da aprile 2019 a febbraio 2022, per un totale di 7.094,37 euro.
Il punto centrale della contestazione riguardava i requisiti di legge: pur essendo regolarmente residente in Italia da oltre 10 anni e titolare di un permesso per lavoro autonomo, l’uomo non possedeva il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, documento allora ritenuto indispensabile per accedere alla misura. Per questo motivo, la Procura di Paola aveva chiesto il rinvio a giudizio per il reato previsto dall’Art. 7 del D.L. 4/2019, che prevede pene da due a sei anni di reclusione.

La difesa: «Affidamento nei CAF e mancanza di dolo»
Durante il procedimento, l’imputato – assistito dall’avvocato Emilio Enzo Quintieri del Foro di Paola – ha chiarito la propria posizione. L’uomo ha spiegato di essersi rivolto a diversi Centri di Assistenza Fiscale (CAF) tra Fuscaldo, Guardia Piemontese e San Lucido. In ogni occasione, il personale dei CAF gli aveva richiesto genericamente il “permesso di soggiorno” senza ulteriori specifiche tecniche. L’imputato, non avendo piena padronanza della terminologia burocratica italiana, si era limitato a consegnare i documenti in suo possesso e a firmare i moduli precompilati dai tecnici, agendo in totale buona fede.
La sentenza: assoluzione con formula ampia
In sede di udienza preliminare, la difesa ha optato per il rito abbreviato. È stata la stessa Procura, rappresentata dal Sostituto Procuratore Chiara Pezone, a richiedere l’assoluzione dell’imputato, rilevando la mancanza dell’elemento oggettivo del reato o, in subordine, l’assenza di dolo. Il Giudice del Tribunale di Paola D’Acunzo ha accolto la tesi difensiva, pronunciando la sentenza di assoluzione con la formula più ampia: il fatto non sussiste. La decisione esclude in radice qualsiasi condotta penalmente rilevante, confermando che l’uomo non aveva messo in atto raggiri per ottenere il sussidio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.


















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