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Carceri, in Calabria «situazione complessa»: droga, telefoni, criminalità e carenza di personale

Calabria

LE CRITICITA'

Carceri, in Calabria «situazione complessa»: droga, telefoni, criminalità e carenza di personale

Il fenomeno della criminalità organizzata è quello che preoccupa di più. Provveditrice regionale Castellano: necessarie “alleanze tra istituzioni per combatterla dall’interno e dall’esterno”

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Carceri_Calabria

CATANZARO – La situazione delle carceri in Calabria è “complessa e problematica” ma come lo è, anche “nel resto del Paese”. Questo il commento della provveditrice regionale dell’amministrazione penitenziaria, Lucia Castellano, che nel corso della cerimonia per il 209esimo anniversario della fondazione del corpo di Polizia penitenziaria, a Catanzaro, ha fatto il punto sullo stato delle cose negli istituti penitenziari della regione.

“Il fenomeno della ‘ndrangheta e della criminalità organizzata preoccupa moltissimo” ha ammesso specificando che questo richiede “alleanze tra istituzioni per combatterla dall’interno e dall’esterno”. La Castellano ha inoltre evidenziato la necessità di mantenere alta l’attenzione sia sulla sicurezza sia sui detenuti più fragili, “per dare a ciascuno una risposta penitenziaria coerente con la propria storia, anche sanitaria”, ribadendo il lavoro in corso con il sistema sanitario regionale.

Ha inoltre richiamato il ruolo centrale della Polizia penitenziaria, definita “l’unica polizia di prossimità, vicina al detenuto per comprenderne le dinamiche e contribuire ai percorsi di reinserimento”.

carcere detenuto

Carceri in Calabria, le principali criticità

Tra le criticità principali indicate ci sono le infiltrazioni della criminalità organizzata, traffico di droga e telefoni, condizioni sanitarie e carenze strutturali. Sul sovraffollamento ha precisato che “in Calabria non rappresenta il problema principale”, evidenziando come la regione, con circa 2.800 detenuti, presenti numeri più contenuti rispetto ad altre realtà e istituti “a misura d’uomo”.

A portare la propria testimonianza anche la direttrice della casa circondariale di Catanzaro, Patrizia Delfino, che ha evidenziato le difficoltà operative legate alla presenza di detenuti con problematiche psichiatriche e tossicodipendenze, oltre alla carenza di personale, in particolare nel ruolo degli ispettori. “La Polizia penitenziaria mette molta umanità nel lavoro che fa, ma le difficoltà restano”, ha spiegato, sottolineando l’importanza delle attività trattamentali per creare un ambiente più sereno e prevenire situazioni critiche, tra cui i tentativi di suicidio, “fermo restando che a mio avviso – ha concluso – questi casi andrebbero trattati nelle strutture psichiatriche e nelle comunità, ma non sempre ci sono”.

Carcere abusi

Il comandante della Polizia penitenziaria della Casa circondariale ‘Ugo Caridi’ di Catanzaro, Massimo Carnevale, ha delineato il quadro della struttura: circa 700 detenuti a fronte di 372 unità di Polizia penitenziaria, di cui 40 donne, con una presenza media, nel 2025, di 662 reclusi su una capienza di 682 posti. Proseguendo con gli altri dati è emerso come il sistema resti, però, sotto pressione per i numerosi eventi critici: oltre 2.000 episodi tra proteste, autolesionismo e danneggiamenti, e 32 aggressioni registrate nell’ultimo anno.

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