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Sanità: il futuro degli infermieri, Sposato (OPI) «nuove competenze e rientro dei professionisti»

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Professione infermiere

Sanità: il futuro degli infermieri, Sposato (OPI) «nuove competenze e rientro dei professionisti»

Fausto Sposato presidente dell’OPI, traccia il futuro della professione infermieristica tra decreti innovativi, carenze strutturali in Calabria e la sfida di riportare a casa centinaia di operatori formati nella regione

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COSENZA – La professione infermieristica a Cosenza e in Calabria, fotografata da Fausto Sposato, presidente del Coordinamento regionale degli Ordini delle Professioni infermieristiche della Calabria e dell’OPI Cosenza: “sempre più centrale, ancora svolta in prevalenza da donne (così almeno dicono le statistiche), visto che abbiamo quasi un 70% di donne circa e un 30% di uomini”. Numeri che raccontano una professione fondamentale e sempre più strategica per il sistema sanitario, anche alla luce dei recenti cambiamenti normativi.

I nuovi decreti: più competenze e autonomia

Sposato, intervenuto ai microfoni di Rlb nella trasmissione Fatti Vivi, a cura della redazione di Quicosenza, sottolinea con chiarezza una svolta recente: “Da un mese circa, sono stati firmati due decreti molto importanti, uno dei quali riguarda le lauree specialistiche degli infermieri e soprattutto la necessità di aprire a nuove competenze infermieristiche che prevedono anche la prescrizione di farmaci semplici o di presìdi. Questo è quello che si vuole fare in Italia perchè c’è carenza di medici, molte competenze possono essere attribuite agli infermieri ma in Calabria stentano ad avere tali riconoscimenti. Il sistema non riconosce ancora un’autonomia gestionale agli infermieri”.

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Calabria in ritardo: pochi dirigenti e scarso riconoscimento

Se a livello nazionale la direzione è chiara, la Calabria resta indietro. “Il problema del sistema, è che oggi non riconosce una funzione anche gestionale agli infermieri”, spiega Sposato. Il dato è emblematico: “nelle regioni virtuose (Emilia Romagna o Lombardia) il numero è di quattro dirigenti per mille abitanti; in Calabria siamo a 0,20”. Un divario che evidenzia una “considerazione bassissima” del ruolo infermieristico nella governance sanitaria regionale.

fausto sposato - Opi 02

“Fino ad oggi – spiega Sposato – la gestione della sanità è stata “monocratica” intesa come “mono professionale” e purtroppo i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E allora se davvero vogliamo cambiare strada e registro, e dare risposte di qualità ai cittadini calabresi. che lo meritano, forse gli infermieri vanno coinvolti con tutto il loro potenziale”. Eppure, ricorda il presidente OPI, “noi rappresentiamo il 50% della forza lavoro di tutte le aziende sanitarie pubbliche e private”.

Il nodo dei rientri: opportunità e ostacoli

Un altro tema cruciale è quello della fuga e del possibile rientro degli infermieri. “Fino a qualche anno fa molti ragazzi andavano fuori perché qua non c’era possibilità di lavorare”, spiega Sposato. Oggi però lo scenario sta cambiando: “con il costo della vita è difficile adesso vivere in città importanti per cui tendono a ritornare, vogliono ritornare”. In questo contesto, “Azienda Zero ha aperto una breccia, uno spiraglio per tutti questi ragazzi” grazie a nuovi bandi di mobilità e concorsi. Resta però un ostacolo: “il problema del nulla osta che molte aziende del nord non concederanno. Spero che possano rientrare tanti colleghi ma deve essere data anche la possibilità a tanti studenti di lavorare nella nostra regione”.

infermieri sposato opi

Formazione e paradosso calabrese

La Calabria forma infermieri ma spesso li perde. “Siamo una delle poche regioni che ha due sedi universitarie che sfornano infermieri, quasi 400 all’anno tra Catanzaro e Cosenza”. Il risultato? “Formare dei ragazzi per poi mandarli a lavorare fuori è un paradosso tutto calabrese che dobbiamo assolutamente eliminare”. Per Sposato è fondamentale trattenere questo capitale umano: “non possiamo permetterci il lusso di perdere un patrimonio importante che è il patrimonio umano”.

Azienda Zero: buona idea, ma serve velocità

“Il bando pubblicato da Azienda Zero parla di 350 nuovi infermieri in tutta la regione, e questo fa capire la carenza, ovvero ne mancano almeno 350, ma sono molti di più. A questo si deve aggiungere che l’età media degli infermieri è molto alta, siamo sopra il 53-54 anni e molti non sono totalmente abili a svolgere attività che oggi richiedono anche uno sforzo fisico e non solo professionale e mentale. E’ un buon inizio ma in tutta la regione ne mancano almeno 2mila”.

fausto sposato opi cosenza

“Dunque un’idea giustissima, perché centralizzare i concorsi, gli acquisti e la programmazione evita sprechi e disparità. Tuttavia il problema, come sempre, è la velocità di attuazione”. I concorsi sono partiti, “ma oltre all’assunzione, serve l’organizzazione del lavoro. Noi abbiamo degli infermieri che oggi fanno ancora i ‘tuttofare’. In un sistema moderno, l’infermiere deve occuparsi dell’assistenza clinica, non della burocrazia”.

Sicurezza negli ospedali: “Non si può lavorare con paura”

Infine, il tema delle aggressioni al personale sanitario: “C’è uno slogan che sta circolando ed è “Chi cura chi cura?“. La prima domanda da porsi è: perchè gli infermieri sono quelli più esposti? Perchè sono il front line ma poi, c’è anche un retaggio culturale legato ad una scarsa fiducia nel sistema pubblico. Non è possibile andare a lavorare con la paura di essere picchiati”.

“C’è stato un inasprimento rispetto a questo con anche alcune misure (la flagranza di reato, il pagamento dei danni). A livello locale stiamo per firmare un protocollo con la Prefettura di Cosenza per cercare intanto di dotare i professionisti di bodycam che il personale porta addosso. Molto va fatto però nella formazione. Io proporrei di inserire nelle scuole un’ora di educazione sanitaria che porta a mille altri argomenti”. 

“Abbiamo chiesto e ottenuto più posti di polizia negli ospedali, ma non basta. Serve un cambiamento culturale. Il cittadino deve capire che l’infermiere o il medico che ha davanti non è il responsabile del malfunzionamento del sistema, ma è la vittima tanto quanto lui. La violenza non è mai la soluzione, bisogna proteggere chi ci cura”.

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