Calabria
L'INTERVISTA
“Welfare plurale”, l’assessore Straface traccia la nuova strategia regionale per disabilità e inclusione
Dalla riforma 62/2024 ai centri polivalenti, l’assessore Pasqualina Straface traccia la nuova strategia regionale: “La persona al centro e un progetto di vita lungo tutto l’arco dell’esistenza”

CATANZARO – L’assessore regionale Pasqualina Straface gestisce una delega complessa ma centrale per la Calabria. Nell’intervista su Rlb, nella trasmissione Fatti Vivi, però spiega “complessa ma allo stesso tempo anche molto bella, perché ti porta ad entrare in quella che è la dimensione di vita vera delle persone, rispetto a quelle che sono le fragilità”. Il riferimento infatti, è ad un universo ampio e delicato: “parliamo comunque di persone con disabilità, parliamo di famiglie, parliamo di giovani, di anziani, di tutte le fragilità che oggi purtroppo esistono in Calabria”.
Straface: il ‘nuovo’ Welfare e la visione regionale
Una delle novità più rilevanti riguarda la struttura organizzativa regionale: “il presidente Roberto Occhiuto per la prima volta ha voluto costruire un Dipartimento Welfare proprio per chiedere maggiore attenzione, visione e capacità di incidere su quelli che sono i bisogni veri e delle fragilità calabresi”. Una scelta che punta a rendere più incisiva l’azione pubblica in un settore cruciale per il territorio.
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Riforma disabilità: cambia il paradigma
“Con la riforma, la numero 62 del 2024, la riforma delle disabilità va nella direzione di avere un approccio completamente diverso. Si cambia paradigma, nel senso che si mette al centro la persona con quelli che sono i bisogni veri e reali”. Un cambio culturale prima ancora che normativo spiega l’assessore Straface: “quando noi parliamo di disabilità, non dobbiamo più considerarla una condizione da gestire, ma una dimensione di vita che va accompagnata lungo tutto l’arco della vita, con strumenti, con coerenza e con continuità”.

Il progetto di vita
Il cuore della riforma è il cosiddetto “progetto di vita”. “Ricordo che siamo partiti in Calabria, in via sperimentale – dichiara l’assessore Straface – nella provincia di Catanzaro, che ha rappresentato un vero e proprio banco di prova. Il Ministro Locatelli ha voluto estendere, siamo l’unica regione in Italia dove il progetto di vita si estende a tutte e cinque le province calabresi”.
Il metodo prevede una valutazione multidimensionale: “la persona al centro, rispetto a quella che è la cura, la salute, il contesto familiare, le relazioni e le opportunità di inclusione”.
Integrazione socio-sanitaria e rete istituzionale
Un altro elemento chiave è l’integrazione tra servizi: “il progetto di vita non può essere considerato solo da un punto di vista sanitario o solo da un punto di vista socio-assistenziale.C’è la necessità di costruire degli accordi tra gli ambiti territoriali e le aziende sanitarie provinciali. Stiamo cercando di costruire – prosegue l’assessore regionale – una rete che possa mettere insieme tutti gli attori istituzionali che possano incidere nell’andare a costruire il progetto di vita della persona con disabilità rispetto a quelli che sono le esigenze effettive, i bisogni effettivi, ma anche i suoi desideri”.

Autismo e centri polivalenti: la risposta alle famiglie
Grande attenzione anche al tema dell’autismo e del supporto alle famiglie: “il mio primo intervento è stato quello di incontrare le associazioni rappresentative dei genitori, le famiglie, per ascoltare e per capire quelle che sono le loro esigenze ma soprattutto le loro sofferenze. Una famiglia che ha una persona con disabilità nel nucleo familiare oppure una persona con disturbi dello spettro autistico: sono veramente problemi dove spesso le famiglie vengono lasciate da sole”. Da qui nasce una risposta concreta: “abbiamo costruito le linee guida per l’avvio dei centri polivalenti”.
I nuovi centri rappresentano una svolta operativa: “I centri polivalenti sono dei presidi socioassistenziali ad alta integrazione socio-sanitaria e sono rivolti in particolar modo agli adolescenti, dall’adolescenza fino alla vita adulta. Abbiamo voluto costruire la realizzazione dei centri polivalenti che vanno a coprire questo vuoto che è un vuoto dove le persone si chiudono e rimangono isolate”.
Tra le attività previste:
– cura e riabilitazione;
– sviluppo dell’autonomia personale;
– gestione comportamentale;
– laboratori di socializzazione (arte, musica, informatica, sport).
“Poi c’è la gestione dell’autonomia e di tutto ciò che può garantire autonomia alla persona. Ci sarà – continua Straface – anche il collegamento con i centri per l’impiego e si va verso quella che è l’inclusione sociolavorativa”.

Un welfare “plurale” e aperto al territorio
Il modello proposto supera quello dei centri chiusi: “i centri polivalenti – spiega – devono essere aperti al territorio, perché questo deve garantire l’inclusione ed evitare l’isolamento. Parliamo di welfare plurale”.
Il “dopo di noi” ma soprattutto il “durante noi”
Infine, una riflessione strategica sul futuro: “Sulla questione del dopo di noi – conclude l’assessore Straface – la cosa che noi dobbiamo rafforzare è il ‘durante’. Dobbiamo pensarci prima. Un cambio di prospettiva che punta a costruire autonomia e qualità della vita già nel presente”. Il welfare calabrese dunque, si prepara ad una trasformazione profonda, fondata su inclusione, integrazione e centralità della persona.

















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