Italia
LONGEVITA' TRICOLORE
L’Italia è il Paese dei centenari: la speranza di vita vola a 83,4 anni, ma il Sud resta indietro
Il nostro Paese si posiziona stabilmente ai vertici delle classifiche mondiali per la presenza di molti centenari. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat che ripercorre oltre un secolo di progressi sanitari, sociali e medici

ROMA – L’Italia si conferma una vera e propria “officina di longevità“. Con una speranza di vita media alla nascita che tocca gli 83,4 anni, il nostro Paese si posiziona stabilmente ai vertici delle classifiche mondiali per la presenza di molti centenari. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat che ripercorre oltre un secolo di progressi sanitari, sociali e medici.
L’Italia ed i centenari: i dati dell’Istat
I numeri parlano chiaro: tra il 1990 e il 2024 la vita media è cresciuta di circa 8 anni per gli uomini (arrivando a 81,5) e di 6,5 anni per le donne (85,6). Se guardiamo ancora più indietro, il balzo è vertiginoso. Nell’Ottocento, la mortalità infantile mieteva 230 vittime ogni mille nati; oggi quel dato è crollato a 2,7 su mille, uno dei livelli più bassi del pianeta.
Questo straordinario risultato è il frutto di un processo storico che ha visto intrecciarsi il miglioramento delle condizioni di vita di base, tra igiene e alimentazione, ed i progressi medici, grazie alla diffusione capillare dei vaccini e la sconfitta delle malattie infettive (che oggi pesano solo per l’1% sulla mortalità totale, al netto della parentesi Covid). Significativa, poi, è stata l’istituzione nel 1978 del Servizio Sanitario Nazionale, che ha garantito l’accesso alle cure a tutti i cittadini.

Un’Italia a due velocità: Mezzogiorno indietro
Nonostante il quadro nazionale sia eccellente, il report evidenzia un’Italia a due velocità. La variabilità territoriale è infatti ancora molto marcata: si passa dagli oltre 86 anni delle Marche ai meno di 82 della Campania.
Il Mezzogiorno, e in particolare le regioni più popolose del Sud, sconta uno svantaggio cronico rispetto al Centro-Nord. Un divario che riflette non solo differenze negli stili di vita, ma anche nell’efficienza e nella prossimità dei servizi sanitari sul territorio.
Dalle infezioni alle malattie croniche
L’analisi storica mostra una trasformazione radicale delle cause di morte. Se a fine ‘800 malattie respiratorie e digerenti uccidevano centinaia di persone ogni 100mila abitanti, oggi quei numeri sono ridotti di dieci volte. La mortalità generale è scesa drasticamente fino agli anni Cinquanta, stabilizzandosi intorno ai mille decessi ogni 100mila abitanti. Un dato sorprendente se si considera che, nel frattempo, la popolazione italiana è invecchiata sensibilmente: segno che la prevenzione e le cure riescono a contenere l’impatto del tempo.
“La salute è una conquista da difendere”, ammonisce il titolo del report. E i dati confermano che, sebbene la longevità sia un traguardo consolidato, la sfida del futuro sarà garantire che questi anni in più siano vissuti in salute, colmando le distanze geografiche che ancora dividono il Paese.


















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