Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Selfie di Giorgia Meloni con un pentito del clan Senese, Wanda Ferro «operazione di ‘mascariatura’»

Calabria

Selfie di Giorgia Meloni con un pentito del clan Senese, Wanda Ferro «operazione di ‘mascariatura’»

La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro sul caso del selfie che ritrae quello che viene indicato come un pentito del clan Senese e Giorgia Meloni: “sulla lotta alla mafia parlano i fatti”

Pubblicato

il

wanda ferro giorgia meloni

CATANZARO – La sottosegretaria Wanda Ferro respinge le accuse e parla di “macchina del fango” contro Giorgia Meloni, rivendicando i risultati del governo nella lotta alla mafia. “Ancora una volta assistiamo ad un’operazione costruita ad arte con l’obiettivo di screditare chi, con i fatti, ha dimostrato di essere in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata”.

“In soccorso di una sinistra senza argomenti si muove la solita macchina mediatica che tira fuori chissà da dove una fotografia di sette anni fa, ci costruisce attorno una serie di insinuazioni per farla sembrare qualcosa di simile ad una storia, e dà il via alla macchina del fango. Una tecnica molto simile a quella di chi manda un pizzino e fa partire la mascariatura”.

Con queste parole, la sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro interviene duramente sul caso della fotografia che ritrae la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ad un pentito del clan Senese, finita al centro di polemiche mediatiche.

Meloni selfie

Ferro difende l’azione del  governo Meloni

Wanda Ferro rivendica i risultati ottenuti dall’attuale esecutivo nella lotta alla criminalità organizzata: “sotto questo governo – sottolinea – sono stati assicurati alla giustizia centinaia di latitanti, da Matteo Messina Denaro a Roberto Mazzarella, sono stati difesi l’ergastolo ostativo e il carcere duro per i boss, che altri volevano smantellare”. Un passaggio in cui la sottosegretaria sottolinea una linea di discontinuità rispetto al passato, mettendo in evidenza l’impegno concreto contro le mafie.

“Non dimentichiamo che sotto i governi precedenti i boss tornavano a casa con la scusa del Covid, si aprivano le celle nelle carceri di alta sicurezza, le banche dati dell’antimafia venivano usate per fare dossieraggio e c’era perfino chi andava a fare visita a mafiosi ed estremisti. Questa è la differenza tra chi sventola legalità e chi la pratica nell’azione di ogni giorno”.

Il caso della fotografia

Al centro della polemica resta la foto oggetto del dibattito, definita dalla sottosegretaria un caso costruito ad arte: “oggi si tenta di costruire un nuovo caso su uno delle migliaia di selfie che un leader politico scatta quotidianamente tra la gente. Colpisce la straordinaria abilità di certe redazioni ad associare il volto di un perfetto sconosciuto che fa un selfie con Giorgia Meloni a precise vicende giudiziarie. Altro che giornalismo d’inchiesta, siamo nel campo della chiaroveggenza, della divinazione, dello spiritismo”. Parole dure che alimentano ulteriormente lo scontro politico e mediatico, in un clima già segnato da forti tensioni.

Giorgia Meloni sui social

La premier, ha così commentato quanto accaduto sui propri canali social: «Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata».

Meloni Giorgia

«Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze».

«Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo».

«Ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze. Ma a questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede».

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social