Provincia
Saracena celebra Filippo Di Benedetto: “l’angelo di Buenos Aires” che salvò oltre 300 vite
A Saracena un evento tra memoria e identità. Prevista la proiezione del documentario dedicato a Filippo Di Benedetto, simbolo di coraggio durante la dittatura argentina, definito anche lo “Schindler italiano”

SARACENA (CS) – Saracena rende omaggio a una delle figure più significative della sua storia: Filippo Di Benedetto. Venerdì prossimo 17 aprile, alle ore 17, all’Auditorium degli Orti Mastromarchi, sarà presentato il documentario “L’angelo di Buenos Aires”, firmato dal regista Enrico Blatti. Un appuntamento che trasforma il ricordo in coscienza collettiva e occasione di riflessione sui valori della libertà e dei diritti umani.
Saracena: Filippo Di Benedetto, una storia da raccontare
L’iniziativa è promossa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Renzo Russo, che sottolinea il significato profondo dell’evento. «Raccontare Filippo Di Benedetto – dice – significa riaffermare il valore universale della libertà, della dignità umana e del coraggio civile». La scelta del 17 aprile non è casuale: in quella data ricorre il 104esimo anniversario della nascita di Di Benedetto, figura che ha segnato il Novecento. Primo sindaco comunista del paese nel dopoguerra, emigrato in Argentina, fu protagonista di un’importante azione umanitaria durante la dittatura guidata da Jorge Rafael Videla.

La rete che salvò centinaia di vite
In un periodo segnato da repressione e desaparecidos, Di Benedetto partecipò a una rete clandestina che riuscì a salvare oltre 300 giovani perseguitati politici. Insieme al viceconsole Enrico Calamai e al giornalista Gian Giacomo Foà, organizzò operazioni di accoglienza, protezione e rimpatrio, guadagnandosi il soprannome di “Schindler italiano”.
Il documentario sarà presentato in un incontro pubblico coordinato dalla giornalista Giulia Veltri. Interverranno anche Claudio Di Benedetto, Giuseppe Guido e Gianfranco Trotta, rappresentanti del mondo sindacale e istituzionale. «Nel 2019 abbiamo voluto intitolare una via del centro storico a Filippo Di Benedetto – conclude Russo – ma oggi sentiamo il dovere di fare un passo in più: trasformare quella memoria in racconto vivo, in coscienza condivisa. La nostra comunità, infatti, non dimentica i suoi figli migliori e li restituisce alla storia come esempio universale di umanità».




















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