Area Urbana
dibattito in corso
Cosenza Calcio, debiti verso il Comune da oltre 2 milioni. E lo store di via Arabia moroso per 19mila euro di Tari
L’accesso agli atti della minoranza sulla convenzione svela una morosità record: contestati mancati pagamenti per Tari, canone idrico e pubblicità, compreso lo stand di via Arabia moroso per la Tari

COSENZA – Sulla questione Cosenza Calcio una seduta fiume, carica di tensione e passione, quella iniziata oggi pomeriggio intorno alle 17:00 a Palazzo dei Bruzi. Il Consiglio comunale aperto, convocato dal presidente Giuseppe Mazzuca, ha messo nuovamente a nudo la profonda crisi che intercorre tra cittadinanza, istituzioni e la società Cosenza Calcio guidata da Eugenio Guarascio e Rita Rachele Scalise. Al centro del dibattito, la gestione dello stadio “Gigi Marulla” con l’eventuale revoca della convezione.
Mentre è in corso il dibattito con gli interventi dei consiglieri comunali, un dato è emerso chiaro e netto: il debito del Cosenza Calcio verso il Comune e la mancata osservanza di quanto previsto nella convenzione quinquennale. La richiesta dell’opposizione è quella dell’approvazione, da parte del Consiglio Comunale, di un documento unitario che revochi la concessione (difficile) ma soprattutto vieti (fattibile) il nulla osta nella prossima stagione.
Debiti per oltre 2 milioni e contenziosi: i numeri
Il consigliere di minoranza Giuseppe D’Ippolito ha svelato i dettagli emersi dall’accesso agli atti sulla convenzione siglata nel luglio 2023. Secondo quanto riportato dal settore tributi, la società rossoblù avrebbe accumulato un’esposizione debitoria pesante nei confronti del Comune per cui sono in corso delle vertenze tramite avvocatura tra il Comune e la società.
“Al netto delle cause in corso, è emerso – ha detto D’Ippolito – un debito di oltre 2 milioni di euro. Si tratta di una serie di contenziosi, tutti con giudizi pendenti, relativi a Pubblicità, Tari e servizio idrico. Persino lo store di via Arabia risulta moroso per 19mila euro di spazzatura. Il canone dei 90 mila annui poteva essere scorporato se la società si faceva carico dei lavori di manutenzione straordinaria dello stadio. L’ente non ha ancora contezza se i lavori dello stadio siano stati completati correttamente, nonostante le diffide inviate dagli uffici tecnici. Per quattro anno possibile che nessuno si sia mai interessato di queste problematiche e dei debiti?“.
Nessuno degli adempimenti del Cosenza è stato eseguito
Non è il Consiglio che deve invocare la risoluzione, ma senza l’intervento dell’opposizione non saremmo venuti a conoscenza di questa documentazione che mette nero su bianco dati inequivocabili”. È emersa anche la mancata applicazione dall’articolo 8 della convezione “La convenzione prevedeva – ha aggiunto ancora D’Ippolito – che al superamento di 10.000 biglietti venduti la Società avrebbe corrisposto al Comune una percentuale fissa del 3% dell’incasso. Bene, il Cosenza Calcio non ha mai comunicato il numero dei biglietti venduti e qui tutti zitti”.

Il Cosenza Calcio contesta punto per punto
Va evidenziato che lo studio legale che difende il Cosenza Calcio contesta punto per punto tutto ciò che il Comune di Cosenza chiede nelle sue diffide ed anzi, rivendica un credito di un milione e 700mila euro da Palazzo dei Bruzi per interventi effettuati che non spettavano alla società ma che, per l’inerzia del comune, sono stati “anticipati” per questioni di sicurezza.
Il club sostiene di aver dovuto pagare di tasca propria lavori urgenti a causa dell’immobilismo dell’Ente. Lavori indispensabili per garantire la sicurezza e la funzionalità dello stadio. Secondo la società, il Comune (proprietario dell’impianto) non sarebbe intervenuto tempestivamente, costringendo il concessionario ad agire direttamente per non interrompere le attività sportive
L’affondo della tifoseria: “Una questione sociale, non sportiva”
Se i numeri qualcuno già li sapeva gli interventi dei rappresentanti dei tifosi hanno dato voce a un malcontento che ormai travalica il rettangolo di gioco. Pietro Garritano è stato durissimo nei confronti della proprietà: “Siamo davanti a uno scempio inaccettabile. Questa società ha creato un vuoto sociale; la gente non mette più piede allo stadio per colpa dell’operato di Guarascio e Scalise. A noi dei calcoli, dei debiti, di numeri non ci interessa”.
“Ci interessa solo che queste due persone vadano via per sempre. Trovate il sistema, trovate il modo di mandare via queste persone che fino a 15 anni fa non sapevano nemmeno dove era Cosenza. È il vostro dovere di meritarvi la fiducia. Se il prossimo anno questa società si ostinerà a proseguire, dovrete prendere l’impegno di togliere il nulla osta“.
Dello stesso tenore le parole degli esponenti della Curva Sud e Antonio Domma (presidente del Centro Coordinamento Club), che ha definito il “Marulla” una “cattedrale nel deserto. “Il Cosenza appartiene alla città a tutti noi ed è importante che questa sera se ne discuta e si prenda una decisione definitiva. Troppe parole, troppe promesse. Se siamo qui è perchè questo problema non è stato risolto. il Marulla era una bomboniera, dove veniva fuori la voglia di stare insieme, questa società l’ah resa una cattedrale nel deserto”.

“Essere presidenti non significa essere padroni”
La richiesta della piazza è univoca: revoca della concessione dello stadio oppure stop al nulla osta per l’iscrizione al prossimo campionato. L’associazione “Cosenza nel Cuore”, con il presidente Antonello Aprile, ha richiamato il Consiglio alle proprie responsabilità morali e legali: “Essere presidenti significa gestire la storia, non diventarne padroni calpestando le regole. Chiediamo fermamente trasparenza e una presa di posizione concreta da parte del Comune”.
Anche il coordinatore cittadino del M5S di Cosenza nonché tifoso Giuseppe Giorno, ha ribadito che la volontà popolare è ormai chiarissima: “C’è una farsa che deve finire. Ai tifosi non interessa la categoria, ma la dignità. Oggi ci aspettiamo che si avvii formalmente la procedura per allontanare questa proprietà. Quello che è successo nell’ultima partita in casa è eloquente: il maggior numero di spettatori ma il minor incasso. Qui c’è una società che vuole comprare il tifo”.




















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