Area Urbana
L'INTERVISTA
Cosenza: aggressioni ai sanitari, 18mila nel 2025. Funari (FP Cgil) «spaventa la normalizzazione»
Intervista alla dottoressa Vanessa Funari: “dati chiari e inconfutabili. Serve puntare alla prevenzione e ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini”

COSENZA – “Quello che spaventa è la normalizzazione del fenomeno”; così la dottoressa Vanessa Funari, coordinatrice della dirigenza medica per il sindacato Fp Cgil, intervenuta nel corso della trasmissione radiofonica “Fatti Vivi” su Rlb. Si parte da alcuni dati allarmanti: nel 2025 si sono registrati 18.000 episodi di aggressione contro il personale sanitario, con 23.000 operatori coinvolti. Un dato che fotografa una realtà sempre più preoccupante negli ospedali e nelle strutture sanitarie italiane.
Funari: “Fenomeno in continuo incremento”
Un fenomeno diffuso che non risparmia nemmeno il territorio calabrese e cosentino, dove negli ultimi tempi si sono verificati diversi episodi, anche gravi, tra aggressioni fisiche e verbali. A marzo, vittima una dottoressa aggredita durante il turno festivo, e qualche giorno addietro, un’altra aggressione verbale, durante l’orario delle visite all’Annunziata di Cosenza. “I dati ce lo dicono in maniera chiara e inconfutabile. È un fenomeno che – spiega la d.ssa Funari – non solo è incrementato rispetto agli anni passati, ma è in continuo aumento, di anno in anno, in tutta Italia, indipendentemente dalle zone”.
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Le aggressioni sono diverse, ma il problema è comune
Gli episodi più recenti registrati, ad esempio all’ospedale di Cosenza, mostrano dinamiche differenti, a conferma della complessità del fenomeno. “Gli ultimi due episodi sono stati diversi fra di loro. Questo dimostra già l’eterogeneità della dinamica, perché nel primo caso c’è stata un’aggressione fisica vera e propria; nel secondo, esclusivamente verbale. Le dinamiche dunque, sono molto diverse tra di loro, perchè sia gli operatori sanitari che gli utenti hanno, ognuno, un carattere e un modo di reagire”.
Una varietà di situazioni che rende difficile individuare una causa unica: “il fatto che non esista una dinamica univoca ci fa comprendere che probabilmente non esiste una sola ragione. Le ragioni per cui avvengono le aggressioni ai sanitari sono molteplici ma non sono giustificabili in nessun caso”.

Il rischio più grande: la normalizzazione della violenza
Tra gli aspetti più inquietanti evidenziati dalla dottoressa Funari c’è la crescente accettazione sociale del fenomeno: “di certo la percezione attuale da parte nostra come sindacato, ma anche tra noi operatori sanitari, è che possa esserci su questo fenomeno pericolosissimo, una normalizzazione. Anche il solo rivolgersi con toni aggressivi sembra essere diventato un atto dovuto da parte dell’utente”
Le possibili soluzioni: sicurezza e organizzazione
Sul fronte delle contromisure, il sindacato mantiene alta l’attenzione e propone interventi concreti: “ci sono delle possibilità, ci potrebbero essere delle iniziative più drastiche per poter contrastare questi episodi come la presenza di personale addetto nelle vicinanze di qualsiasi unità operativa. Poi da medico, ritengo sia utile creare in ospedale degli spazi appositi per il colloquio con i familiari o parenti”.

Prevenzione prima della repressione
Funari sottolinea però la necessità di agire a monte del problema, puntando sulla prevenzione piuttosto che solo sulla repressione e aggiunge una visione più ampia, legata al rapporto tra cittadini e operatori sanitari: “la mia visione è assolutamente utopistica: creare un rapporto sereno con l’utenza, convincerla di quella che è la realtà ovvero che, questo lavoro non può essere esercitato neanche per pochi minuti senza amore per la vita e passione”.
Il punto centrale resta il recupero di un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario: “bisogna lavorarci – conclude la d.ssa Vanessa Funari – bisogna riconquistare una fiducia reciproca”. Un obiettivo ambizioso ma necessario, in un contesto in cui la sicurezza degli operatori sanitari è sempre più a rischio e il sistema sanitario si trova ad affrontare una delle sfide più delicate degli ultimi anni.



















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