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Dal SerD di Cosenza l’allarme sulle dipendenze, dott. Calabria «primo contatto con la droga a 12 anni»

Area Urbana

L'INTERVISTA

Dal SerD di Cosenza l’allarme sulle dipendenze, dott. Calabria «primo contatto con la droga a 12 anni»

Il direttore del SerD di Cosenza, dott. Roberto Calabria: droghe, gioco d’azzardo e social tra i rischi più gravi. “serve intervenire subito, senza vergogna”

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COSENZA – È un quadro preoccupante quello tracciato dal dottor Roberto Calabria, direttore del SerD (Servizio per le Dipendenze) dell’Asp di Cosenza, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Fatti Vivi” su Rlb. “Stiamo vivendo una fase di cambiamento, quasi un cambiamento silenzioso ma devastante. C’è un abbassamento dell’età del primo contatto con le sostanze che ormai è intorno ai 12 anni”. Un dato allarmante che evidenzia come le dipendenze non riguardino più solo gli adulti, ma coinvolgano sempre più spesso adolescenti e giovanissimi.

Roberto Calabria (SerD) su droghe e nuove sostanze: il quadro attuale

Nel corso dell’intervista, il dott. Calabria ha descritto una realtà in evoluzione, tra sostanze tradizionali e nuove droghe sintetiche: “c’è un boom dell’uso di cocaina insieme all’alcol, quasi sempre alcol e cocaina si accompagnano e poi ci sono queste nuove sostanze sintetiche”.

shaboo Crea calabria

Tra queste, anche sostanze meno conosciute ma particolarmente pericolose: “abbiamo avuto il fentanil qualche anno fa, ora l’emergenza fentanil non c’è, è un uso sporadico ma si sono affacciate recentemente degli allucinogeni che sono delle sostanze sintetiche, come la shaboo che è una droga filippina spacciata dai cinesi che si presenta come granelli di sale che provocano però alterazione della psiche del soggetto”.

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Il ritardo nella richiesta di aiuto: “nessuno può farcela da solo”

Uno degli aspetti più critici riguarda il tempo che intercorre tra l’inizio della dipendenza e la richiesta di supporto: “ma intanto c’è questo concetto che ognuno crede di farcela da solo, la famosa frase io quando voglio smetto che poi non è così. Quindi ci arrivano dopo 5, 6, 7 anni che sono in una situazione veramente drammatica”. Il SerD si trova così ad affrontare situazioni già compromesse:
“Quindi noi siamo abituati ormai a raccogliere questi drammi, ad affrontarli”.

Non solo droghe: social e gioco d’azzardo, anche tra minori

L’analisi si allarga anche alle dipendenze comportamentali, sempre più diffuse: “è importante anche la distinzione fra le sostanze classiche, eroina, cocaina, alcol, anche le metanfetamine, dalle altre dipendenze che in questo momento hanno preso un sopravvento enorme, mi riferisco ai social media, all’uso di internet di cui si parla tanto e soprattutto il gioco d’azzardo”.

Proprio sul gioco d’azzardo emergono dati impressionanti: “Nel 2025 diciamo che la media si sono giocati 165 miliardi, cifre incredibili, con un più 5% rispetto al 2024 e la Calabria è ai primissimi posti come gioco d’azzardo. Oggi tra il terzo e il quarto posto nazionale la Calabria si attesta a 6 miliardi e 172 milioni di giocate… Ogni Calabrese, gioca 3.377 euro all’anno, bambini compresi”.

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Le cause e le conseguenze

Alla base del fenomeno, secondo Calabria, c’è spesso un approccio iniziale sottovalutato: “ma la causa è quello di provare, poi si resta invischiati. Questo per i giovanissimi, iniziano con piccole cifre e poi non vince nessuno. Le persone più anziane invece lo fanno perché sperano di cambiare la loro vita con la vincita miliardaria, cosa che non avviene puntualmente”.

Le conseguenze possono essere devastanti: “Si arriva a ricorrere a 2, 3, 4, 5 finanziarie, debiti in banca, vendita dei beni di famiglia. Le persone si riducono praticamente sul lastrico”.

serd Cosenza dipendenze 01 Calabria

“Chiedere aiuto”

Il direttore del SerD, Roberto Calabria lancia un messaggio a chi vive una situazione di dipendenza: “avvicinarsi è importante, bisogna avvicinarsi presto, non c’è bisogno di nessuna ricetta medica. Il servizio, come ha detto lei, è completamente gratuito. Ma soprattutto le persone devono capire che hanno un problema perchè non c’è alcuna vergogna ad ammetterlo”.

“Chi ha necessità può rivolgersi serenamente a noi, che garantiamo l’anonimato, accogliamo gratuitamente e forniamo tutte le cure necessarie, sia mediche che psicosociali, per un intervento di riabilitazione. Parlarne è l’unico modo per combattere lo stigma. Noi intanto dobbiamo continuare a parlarne, perché solo così riusciamo a sconfiggere questo stigma di nascondersi, della vergogna. Dobbiamo togliere questi elementi che si frappongono fra noi e gli altri”.

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