Area Urbana
Unical, allarme USB e protesta dei lavoratori «senza stipendio e precari da 20 anni»
Il sindacato denuncia ritardi nei pagamenti e condizioni critiche negli appalti. Chiesto un incontro urgente al Rettore: “non è più il tempo delle attese”

RENDE – All’Università della Calabria monta la protesta dei lavoratori. L’USB Cosenza lancia un duro allarme sulle condizioni di chi opera nei servizi in appalto, parlando apertamente di una situazione non più sostenibile. “All’Unical non è più possibile restare in silenzio”, si legge nella nota del sindacato, che denuncia una realtà distante dall’immagine di eccellenza e innovazione dell’ateneo.
Lavoratori: stipendi in ritardo e condizioni critiche
Al centro della denuncia c’è il caso della società CSF: “ad oltre dieci giorni dalla scadenza, gli stipendi non sono stati pagati per intero. Solo un anticipo”. Una situazione che, sottolinea l’USB, colpisce direttamente lavoratori e famiglie: “dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, vite sospese tra bollette da pagare e dignità calpestata”.

Part-time da vent’anni
Il problema, però, non si limita ai ritardi nei pagamenti. Il sindacato punta il dito contro una precarietà strutturale ormai radicata nel tempo. “Dentro al campus esistono lavoratori intrappolati in part-time da oltre vent’anni. Non è più flessibilità: è precarietà strutturale, normalizzata e ignorata”. Nella nota emerge anche una richiesta di chiarezza sui dati occupazionali: “numeri che non tornano, lavoratori dichiarati e lavoratori effettivi che non coincidono”. Un aspetto che, secondo il sindacato, richiede verifiche immediate per garantire legalità e trasparenza.
La richiesta al Rettore Leone
L’USB Cosenza ha chiesto ufficialmente un incontro urgente con il Rettore dell’Unical spiegando che non si tratta di “una richiesta simbolica, ma un passaggio necessario per ristabilire legalità e rispetto. In assenza di risposte concrete, sarà proclamato lo stato di agitazione. Non è più il tempo delle attese. Non è più il tempo delle promesse. È il tempo delle responsabilità. Chi lavora merita rispetto”.


















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