Calabria
Aggressione in carcere: detenuto ferisce 4 agenti. Allarme su soggetti con problemi psichiatrici
Un detenuto devasta la cella e colpisce gli agenti della Polizia Penitenziaria. Il CONSIPE: “situazione al limite, servono misure urgenti”

CROTONE – Nuovo episodio di violenza all’interno del carcere di Crotone, dove un detenuto con evidenti problematiche psichiatriche ha devastato la propria cella e aggredito gli agenti della Polizia Penitenziaria intervenuti per contenerlo. Secondo le ricostruzioni, l’uomo avrebbe richiesto una terapia medica aggiuntiva rispetto a quella già in corso. Al diniego del personale sanitario, motivato da valutazioni cliniche, avrebbe reagito con violenza, distruggendo arredi e suppellettili.
Detenuto aggredisce gli agenti
Per evitare ulteriori danni e prevenire possibili gesti autolesionistici, gli agenti sono intervenuti con l’obiettivo di calmare la situazione. Tuttavia, il detenuto si è scagliato contro di loro, dando origine a una colluttazione. Il bilancio è di quattro poliziotti penitenziari feriti, che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche con prognosi fino a otto giorni per i traumi riportati.

La denuncia del CONSIPE
A rendere nota la vicenda è Stefania Ruperto, vice segretario regionale del CONSIPE, che ha espresso solidarietà agli agenti coinvolti e ha lanciato un appello alle istituzioni. “Chiediamo misure urgenti, soprattutto per la gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici”, afferma Ruperto. “Dopo la chiusura degli OPG, le carceri si sono trasformate in contenitori impropri per soggetti con gravi patologie mentali, ubicati nelle sezioni comuni. È diventato un serio e pericoloso problema sia per gli agenti che per gli stessi detenuti”.
Il CONSIPE parla di una situazione “ormai arrivata al limite del tollerabile” e sollecita un intervento immediato da parte delle autorità competenti, per garantire sicurezza al personale e una gestione adeguata dei detenuti con fragilità psichiatriche. In assenza di strutture dedicate e personale specializzato, il carcere rischia di diventare una risposta impropria, con conseguenze rilevanti sia per chi vi opera sia per chi vi è detenuto.


















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