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L'INTERVISTA
Dall’Unical la promettente scoperta, dott. Pellegrino «farmaco già esistente, la silodosina, contro il tumore al seno»
La silodosina, già utilizzata per l’ipertrofia prostatica potrebbe diventare un’arma innovativa contro il carcinoma mammario. L’intervista al professor Michele Pellegrino: “è capace di provocare la morte delle cellule tumorali preservando quelle sane”

RENDE – Dai laboratori dell’Università della Calabria una possibile svolta nella lotta al tumore al seno: il farmaco già usato per l’ipertrofia prostatica mostra effetti promettenti nelle prime fasi di ricerca: si chiama “Silodosina“. A spiegare quella che è una delle più interessanti novità nel campo della ricerca oncologica, e il risultato ottenuto nella trasmissione radiofonica Fatti Vivi su RLB, è il prof. Michele Pellegrino, docente del Laboratorio di Microbiologia, Igiene e Sanità Pubblica.
Silodosina, prof. Pellegrino «una scoperta che nasce in Calabria»
Una scoperta importante nella lotta al tumore al seno che porta la firma del Dipartimento di Farmacia, Scienze della Nutrizione e della Salute e dello stesso laboratorio, coordinato dalla prof.ssa Paola Tucci, insieme al prof. Pellegrino e alle prof.sse Stefania Marsico e Fedora Grande che costituiscono un team di ricerca d’eccellenza. Il tutto insieme a tanti ragazzi che, con un grandissimo spirito di abnegazione, quotidianamente sostengono questo grande lavoro.
“Parliamo di una nuova molecola in realtà già in uso in terapia clinica; è un farmaco che viene utilizzato nella ipertrofia prostatica benigna”, ha spiegato il prof. Pellegrino. “Non è mai il lavoro del singolo, ma è un lavoro di gruppo” sottolinea, evidenziando il contributo fondamentale dei giovani ricercatori.
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La silodosina e l’intuizione scientifica
Il farmaco al centro dello studio è la silodosina, già impiegata per trattare l’ipertrofia prostatica benigna. “La novelty è stata quella di individuare questa molecola e provare se questa, potesse essere utilizzata per una delle forme di cancro più diffuse che è il tumore alla mammella”. L’idea nasce dalla possibilità che lo stesso meccanismo molecolare utilizzato nel trattamento prostatico, possa agire anche sulle cellule tumorali mammarie, bloccandone la proliferazione.
I risultati: cellule tumorali colpite, quelle sane preservate
Gli esperimenti sono stati condotti in vitro su cellule tumorali mammarie umane, sia aggressive che meno aggressive: “siamo andati a condurre degli esperimenti su colture cellulari, su cellule tumorali mammarie umane, sia su cellule particolarmente aggressive che su cellule meno aggressive”. Il risultato ha aperto scenari estremamente promettenti: “questo farmaco è capace di provocare la morte di queste cellule tumorali, preservando invece quelle sane”. Uno studio che ha già trovato spazio in una pubblicazione su una rivista del gruppo Nature.
Un doppio meccanismo d’azione
La forza della silodosina sta anche nel suo duplice bersaglio. “Il farmaco agisce attraverso un duplice meccanismo – spiega Michele Pellegrino – un doppio targettamento. Da un lato sfrutta il recettore alfa 1, già noto in ambito prostatico, dall’altro si lega ai recettori delle cellule tumorali mammarie, comprese le forme più aggressive: dunque riesce a legarsi ai recettori caratteristici delle cellule tumorali mammarie, anche quelle indipendenti, più aggressive”.

Il valore del ‘repurposing’: meno costi e più possibilità
La ricerca si basa sul cosiddetto repurposing farmacologico, ovvero il riutilizzo di farmaci già esistenti: “sta ad indicare la possibilità di reimpiegare una molecola che già è in uso per altre patologie e i vantaggi sono evidenti. Abbiamo già a disposizione dei farmaci di cui si conoscono gli ampi margini di sicurezza e questo rappresenta un grosso vantaggio”.
“Siamo attualmente in fase preclinica e tutte queste prove dovranno essere dimostrate su modelli animali per poi arrivare al paziente nella fase clinica vera e propria. Solo dopo questi passaggi sarà possibile parlare di una reale applicazione terapeutica”.
I progressi nella lotta al tumore al seno
Il valore della ricerca emerge anche dai numeri, che sono concreti ed hanno portato a risultati significativi: “negli ultimi 50 anni – ricorda il prof. Pellegrino – il tasso di sopravvivenza è passato dal 70-72% al 90-92%”. Un segnale concreto di quanto l’innovazione scientifica possa fare la differenza.
L’importanza della ricerca per il futuro
Infine, il professore Pellegrino, dai microfoni di Rlb, ha voluto lanciare un messaggio di speranza: “siamo come un enorme puzzle e cerchiamo di aggiungere anche noi una piccola tesserina per trasformare il tumore alla mammella in qualcosa di curabile”. Il suo è un invito a credere nella ricerca, fatta di sacrifici ma anche di scoperte che possono cambiare il futuro e dare speranza.
E la scoperta sulla silodosina rappresenta una possibile svolta nella lotta al tumore al seno. Tra risultati promettenti e passi ancora da compiere, la ricerca italiana continua a dimostrare il suo valore, aprendo nuove strade verso cure sempre più efficaci e mirate.



















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