Area Urbana
Maxi evasione a Montalto Uffugo. Il Gip rigetta la richiesta degli arresti domiciliari per i professionisti
Il GIP del Tribunale di Cosenza ha rigettato la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura di Cosenza. Per tre indagati è scattato il divieto di esercitare la professione per sei mesi

COSENZA – Si è conclusa con un parziale rigetto delle richieste della Procura di Cosenza l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza su una presunta associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale internazionale a Montalto Uffugo. Al centro dell’inchiesta una presunta frode sull’e-commerce da 34 milioni di euro. Nonostante la richiesta di arresti domiciliari avanzata per tutti i professionisti coinvolti, il Giudice per le Indagini Preliminari ha optato per una misura meno afflittiva.
L’inchiesta: il “ponte” tra la Calabria, Manchester e il Web
L’attività investigativa, durata oltre due anni, ha acceso i riflettori su una società con sede a Montalto Uffugo. Secondo l’ipotesi accusatoria, la struttura operava come “stabile organizzazione” occulta di uno studio professionale di Manchester. Il meccanismo, secondo le Fiamme Gialle, avrebbe permesso a circa 1.263 operatori stranieri (principalmente società cinesi attive su noti marketplace online come Amazon) di vendere prodotti in Italia evadendo le imposte. Attraverso l’uso strategico della figura del rappresentante fiscale, il sodalizio avrebbe sottratto a tassazione una base imponibile di 82 milioni di euro per le annualità 2019, 2020 e 2021, per un’evasione complessiva di circa 34 milioni di euro tra IVA e imposte dirette.

Maxi evasione a Montalto Uffugo: la difesa degli indagati
Durante l’interrogatorio preventivo, passaggio cruciale introdotto dalle recenti riforme procedurali, i professionisti indagati hanno risposto alle contestazioni. Difesi dagli avvocati Nicola Rendace, Giovanni Cirio e Roberto Le Pera, i professionisti hanno presentato una corposa mole di documentazione contabile e legale per dimostrare la legittimità e la trasparenza della loro attività professionale.
All’esito del confronto tra accusa e difesa, il GIP ha deciso di rigettare la richiesta di arresti domiciliari per i principali indagati e applicare la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la professione di commercialista e l’attività d’impresa per la durata di 6 mesi. Non applicata alcuna misura, invece, nei confronti di un’indagata, legale rappresentante di una società, per la quale la Procura aveva parimenti chiesto restrizioni.
Le motivazioni del GIP e l’interdizione per 6 mesi
Il Gip nella sua ordinanza scrive che “pur condividendo le valutazioni del P.M. in merito ad un pericolo di recidiva delle condotte contestate e reiterate in un arco di tempo considerevole” ha valutato il fatto che fossero incensurati e che “uno degli indagati abbia anche cessato l’attività dopo l’avvio della verifica fiscale” così come la “chiusura dei rapporti con lo studio di Manchester”.
Sebbene il Gip evidenzi che “nei messaggi delle chat i professionisti avessero paventato la possibilità di contattare altri soggetti per le stessa attività lucrosa, incuranti delle irregolarità e dei reati di evasione fiscali posti in essere” e che inducono a ritenere “che il rischio di reiterazione del reato non sia scongiurato, ritiene che il “pericolo di reiterazione criminosa possa essere validamente fronteggiato mediante l’applicazione di una misura cautelare meno afflittiva e, in ogni caso, adeguata al caso di speciale e utile a impedire il ripetersi di condotte criminose analoghe”
Per questo ha disposto, dunque, per due imprenditori il divieto di svolgere per sei mesi attività professionale imprenditoriale quali titolari di ditte individuali o amministratori di impresa aventi persona giuridica e il divieto sempre per sei mesi di svolgere la professione di Commercialista per il terzo indagato. Periodo considerato dal GIP “congruo”.



















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