Area Urbana
IL RICORDO
Dieci anni senza Pino Faraca. Ecco l’opera che celebra il più forte ciclista cosentino di sempre – FOTO
A dieci anni dalla sua scomparsa, Cosenza omaggia con un’opera in ferro la memoria di Pino Faraca. Un ricordo indelebile del campione che ha fatto la storia del ciclismo calabrese tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80. Uno scalatore formidabile, artista e simbolo di una città

COSENZA – Domani saranno dieci anni dalla scomparsa di Pino Faraca. Cosenza ha reso omaggio al suo più grande campione delle due ruote con un’opera in ferro permanente. Collocata all’ingresso del Parco del Benessere, in testa alla pista ciclabile cittadina, la scultura realizzata dalla Profilsider di Gianni Zicarelli raffigura il campione in sella alla sua bicicletta. Una lastra in acciaio al carbonio S235, spessa 20 mm, larga 2,45 metri e alta quasi 2 metri, per un peso di 500 kg: un monumento degno di un mito. All’inaugurazione dell’opera in concomitanza della “Passeggiata in bici in città”, il sindaco Caruso, la famiglia di Faraca e tantissimi appassionati delle due ruote.

L’omaggio a Pino Faraca: Caruso «una persona amata e Cosenza ha sempre ricambiato l’amore»
Stamattina durante la cerimonia al Parco del Benessere il sindaco di Cosenza Franz Caruso, nell’omaggiare Faraca lo ha definito «E’ stato un uomo non solo di sport, ma anche di arte. Un uomo che ha amato profondamente la nostra città, per cui noi non potevamo esimerci dal ricordare un grande campione».
«Un cosentino doc, verace che alla città ha dato, per cui dalla città ha ricevuto l’affetto che ancora oggi, a 10 anni dalla sua scomparsa, tocchiamo con mano in questa manifestazione. Domani – ha dichiarato Caruso – sono esattamente 10 anni dalla morte di Pino Faraca e noi abbiamo voluto ricordarlo e dare questo riconoscimento a Pino e ai suoi familiari. Una famiglia particolare, molto unita, una famiglia che veramente si è stretta intorno, intorno alla sua figura e che riconosce anche quelli che sono i valori umani della persona, non solo dello sportivo. Noi vogliamo essere una città dello sport”.
Pino Faraca il ciclista-pittore: due passioni, una sola anima
Pino Faraca non era solo un fuoriclasse della bicicletta. Diplomato al liceo artistico, coltivò per tutta la vita una profonda passione per la pittura, tanto da guadagnarsi il soprannome di ciclista-pittore. Dopo il ritiro dalle competizioni aprì una galleria d’arte nel centro storico di Cosenza, dove le sue opere ottennero un discreto successo di mercato e di critica. «Dipingere è sempre stata la mia grande passione assieme alla bicicletta. Se vinco una lotteria? Sicuramente compro un quadro di Picasso del periodo blu.» aveva detto Pino Faraca, in un’intervista dell’epoca.

Nato in una famiglia dove il ciclismo era di casa — il padre Francesco, gli zii Ippolito e Carmine e i fratelli correvano tutti — Pino iniziò a gareggiare a soli 13 anni nei Giochi della Gioventù, arrivando alle finali di Roma nel 1972 e nel 1973. La progressione fu fulminea: dagli esordienti agli allievi, poi ai dilettanti juniores, dove accumulò 65 vittorie in circa 170 gare.
Dalla Fausto Coppi del presidente Vincenzo Ledonne al dilettantismo
Pino era un formidabile scalatore ed un eccezionale passista. Ma era anche forte in discesa e molto veloce nelle cronometro. Debuttò nella categoria esordienti e successivamente passò prima agli allievi e poi ai dilettanti juniores, dove raggiunse quella maturità che gli permise di collezionare un numero incredibile di successi: 65 vittorie in circa 170 gare disputate.
Entrato nella Società Sportiva Fausto Coppi, del compianto Presidente Vincenzo Ledonne, nel 1977 si aggiudicò il Giro Ciclistico di Rieti ma soprattutto fece suo il campionato regionale calabrese su strada imponendosi nelle tre prove disputate a Donnici, Belmonte Calabro e Belsito oltre il titolo regionale a cronometro a squadre correndo insieme ad altre giovani promesse cosentine, come Settembrini e Posterino.
Una sfilza infinita di successi
Il suo nome cominciò a circolare ben oltre i confini della Calabria: si aggiudicò corse in Puglia, Campania, Sicilia, Basilicata e Lazio, diventando di gran lunga il miglior giovane dilettante dell’intero Mezzogiorno. I suoi successi fecero velocemente il giro della città, tutti volevano ammirare le gesta di quel giovane ciclista. Ed ogni qualvolta c’erano gare che si disputavano a Cosenza, tutti scendevano in strada per salutarlo ed acclamarlo. Tantissime le gare disputate da Pino Faraca alla fine di quegli anni ’70 anche lontano dalla Calabria: il Giro della Bassa Luigiana, il Giro Internazionale della Brianza, il Trofeo Marmi e il Trofeo Lazzaretti a Grottaferrata solo per citarne alcune.
I professionisti e l’undicesimo posto al Giro d’Italia
Rappresentava la grande speranza del ciclismo calabrese nel panorama nazionale e perché no, anche internazionale. Da dilettante ottenne numerosi successi anche fuori regione, diventando di gran lunga il miglior giovane dilettante dell’intero meridione. Nel 1979, dopo aver vinto 27 corse con la G.S. Passerini Colnago, Faraca era pronto per il grande salto nei professionisti. Nel 1981 fu ingaggiato dalla Hoonved–Bottecchia–Herdal del direttore sportivo Dino Zandegù.

Maglia bianca di miglior giovane
L’apoteosi arrivò il 22 maggio di quell’anno: l’ottava tappa del Giro d’Italia si concluse proprio a Cosenza, dopo 231 km, e la città si fermò per acclamarlo. Faraca chiuse quella corsa all’undicesimo posto assoluto, conquistando la maglia bianca di miglior giovane e precedendo campioni che sarebbero poi diventati leggende come Giuseppe Saronni e Moreno Argentin. Un risultato che ancora oggi nessun ciclista cosentino ha eguagliato.

La rovinosa caduta al Giro dell’Appennino
Il commissario tecnico azzurro Alfredo Martini lo inserì nella rosa dei candidati per il campionato del mondo su strada di Praga, in programma il 30 agosto 1981. Ma la sorte fu crudele: durante il 42° Giro dell’Appennino, una rovinosa caduta lo lasciò in coma per sette giorni nell’ospedale di Alessandria. Al risveglio, per il Faraca corridore, iniziò un doloroso recupero ma la carriera sportiva si interruppe prima del tempo. Lottava, sì. Faticava, è vero. Si allenava anche duramente. Ma le sue pedalate non erano più quelle di un tempo. Ma la sua grande volontà era tornare in sella Disputò il Giro d’Italia 1982, aggrappandosi a quella corsa come a un filo di speranza.

Gli anni successivi furono un lento congedo. Nel 1983 fu ingaggiato dalla Dromedario–Alan Sidermec, ma dopo una sola stagione senza risultati di rilievo passò alla maglia della Ariostea–Benotto. Infine, nel 1986, arrivò l’ultimo ingaggio da professionista, ancora sotto i colori della Dromedario–Laminox–Fibok: con quella squadra disputò anche il suo ultimo Giro d’Italia, prima di dare per sempre l’addio alle corse e ritirarsi a vita privata.
A quel punto, pennelli e tela tornarono ad essere i suoi compagni più fedeli. La galleria d’arte nel centro storico di Cosenza divenne il suo nuovo traguardo: non più un arrivo da tagliare in volata, ma uno spazio di bellezza da abitare ogni giorno. Pino Faraca aveva smesso di correre, ma non aveva mai smesso di volare. Con pennelli e tele continuò a regalare bellezza alla sua città, quella stessa Cosenza che oggi lo celebra con un monumento e un posto eterno nella memoria collettiva calabrese.


























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