Provincia
Lago intitola la caserma al carabiniere a Giovan Battista Aloe, Medaglia d’Oro al Merito Civile
Cerimonia solenne nel Cosentino per ricordare il militare caduto nel 1949 nell’attentato di Passo Rigano. Autorità, studenti e familiari rendono omaggio a un simbolo di coraggio e dovere

LAGO (CS) – Si è svolta ieri a Lago (Cs) la cerimonia di intitolazione della sede del locale Comando Stazione Carabinieri alla memoria del Carabiniere Giovan Battista Aloe, insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria. Il militare cadde eroicamente il 19 agosto 1949 nell’imboscata di Passo Rigano (PA), durante la quale i Carabinieri impegnati nella lotta al banditismo furono bersaglio di un vile attentato dinamitardo. Nell’esplosione persero la vita, insieme ad Aloe, altri sei colleghi.
Caserma di Lago intitolata ad Aloe: onori militari
La cerimonia ha avuto inizio con lo schieramento di un reparto di formazione in armi composto da Comandanti di Stazione, militari del Comando Provinciale e del Gruppo Carabinieri Forestale di Cosenza, nonché dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria di Vibo Valentia. Sulle note della “Fedelissima”, il reparto ha reso gli onori alla massima Autorità dell’Arma presente, il Generale di Divisione Riccardo Sciuto, Comandante della Legione Carabinieri “Calabria”.

All’evento hanno partecipato le principali Autorità civili e militari della Provincia: il Prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano, il Sindaco di Lago Fiorenzo Scanga, il Presidente della Provincia Biagio Antonio Faragalli, rappresentanti della magistratura, il Questore e il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, oltre a esponenti delle Forze Armate e di Polizia. Presenti anche il Gonfalone del Comune di Lago, i Labari dell’Associazione Nazionale Carabinieri e dell’Associazione Nazionale Forestali, insieme a numerose associazioni combattentistiche e d’Arma.
Il ricordo dei Caduti
Dopo l’alzabandiera sulle note dell’“Inno di Mameli”, il “Silenzio d’Ordinanza” ha unito i presenti in un momento di raccoglimento in onore dei Caduti nell’adempimento del Dovere. Sono quindi intervenuti il Sindaco di Lago, il Comandante della Legione Carabinieri “Calabria” e il Prefetto di Cosenza.
Particolarmente toccante l’intervento del Generale Riccardo Sciuto, che ha rievocato la tragedia di Passo di Rigano, ricordando uno ad uno i sei commilitoni caduti insieme ad Aloe e sottolineando come, pur provenendo da diverse regioni, fossero uniti da un comune ideale di Patria e Giustizia. Rivolgendosi agli studenti presenti, ha esortato i giovani a fare tesoro di quell’esempio, auspicando che il sacrificio di uomini delle Istituzioni possa guidarli “a capire da che parte stare” e a respingere i falsi miti diffusi da film e social, che spesso romanzano figure criminali nascondendone violenze e soprusi.
Momento culminante della cerimonia è stato lo svelamento della targa marmorea, affidato alla madrina dell’evento, la signora Fernanda Aloe, sorella del Carabiniere. La targa, collocata nella sala d’attesa della caserma, riporta la motivazione della Medaglia d’Oro al Merito Civile: “Con eccezionale coraggio e ferma determinazione, unitamente ad altri militari, non esitava a raggiungere una caserma dell’Arma proditoriamente attaccata da un gruppo di malviventi appartenenti a temutissima banda armata. Al termine dell’intervento, sulla strada del ritorno, veniva mortalmente investito dalla violenta deflagrazione di un ordigno azionato dai malviventi al passaggio dell’autocarro su cui viaggiava. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e di elette virtù civiche, spinti fino all’estremo sacrificio. 19 agosto 1949 – Passo di Rigano (Palermo)”.

Il ricordo della sorella
A margine della cerimonia, la signora Fernanda Aloe ha espresso profonda gratitudine verso quanti hanno reso possibile l’iniziativa, condividendo poi un ricordo intimo e doloroso. Nonostante avesse solo cinque anni all’epoca dei fatti, ha rievocato il momento in cui i Carabinieri bussarono alla porta di casa per comunicare la tragica notizia, ricordando il dolore della madre. Una sofferenza che segnò profondamente la sua vita, portandola anni dopo a restare accanto ai genitori in Calabria, rinunciando a seguire i fratelli emigrati in America e nel Nord Italia.





















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