Calabria
Era il 6 maggio 2016
Maria Chindamo, 10 anni dopo: una ferita ancora aperta e un ricordo che scuote le coscienze
La presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo rilancia l’impegno contro la violenza e la ‘ndrangheta e ricorda Maria Chindamo: “la memoria diventi futuro”

CATANZARO – A dieci anni dall’uccisione di Maria Chindamo, il suo nome torna a scuotere le coscienze e soprattutto quella ferita è ancora aperta. L’imprenditrice, 44 anni, originaria di Laureana di Borrello, fu rapita e uccisa il 6 maggio 2016 a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il corpo fu distrutto in modo brutale dopo l’omicidio. Un delitto che resta uno dei simboli più drammatici della violenza mafiosa contro le donne.

Maria Chindamo, il ricordo delle istituzioni
A riportare al centro la memoria è la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, con un messaggio pubblicato sui social. “Dieci anni fa veniva uccisa Maria Chindamo, donna, madre, imprenditrice coraggiosa. Una storia che non può e non deve essere dimenticata. Maria rappresenta tutte le donne che ogni giorno lottano per la propria libertà, per il diritto di scegliere, di costruire, di vivere senza paura”.

Violenza mafiosa e… di genere
Nel suo ricordo, Colosimo sottolinea il coraggio di una donna che aveva deciso di restare nella propria terra e affermare la propria autonomia. “Maria aveva scelto di restare nella propria terra e di affermare, con coraggio la sua autonomia e la sua dignità. Per questo è stata colpita dalla ‘Ndrangheta. Il suo nome è diventato simbolo di dignità, di legalità, di una battaglia ancora aperta contro ogni forma di criminalità, violenza e sopraffazione”. Una vicenda che intreccia la violenza mafiosa con quella di genere, rendendo il caso Chindamo un emblema nazionale.
“Ricordarla oggi non è solo un atto di memoria, ma un impegno per trasformare il dolore in consapevolezza, il silenzio in voce. Le istituzioni, la società civile, ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte: per affermare con forza che nessuna donna deve essere lasciata sola, che la legalità e la giustizia non sono principi astratti, ma diritti concreti da difendere ogni giorno”. “A dieci anni dalla sua scomparsa – conclude Chiara Colosimo – Maria Chindamo continua a parlarci. Sta a noi ascoltarla, ricordarla, e agire. Perché la memoria diventi futuro”.
Chi era Maria Chindamo
Maria era un’imprenditrice agricola di 44 anni, madre di tre figli, originaria di Laureana di Borrello. Dopo la separazione dal marito e la scomparsa di quest’ultimo, aveva scelto di restare in Calabria e portare avanti autonomamente la sua azienda agricola, affermando la propria indipendenza in un contesto difficile. Il 6 maggio 2016 scompare misteriosamente mentre si reca nella sua azienda a Limbadi, nel Vibonese. L’auto viene ritrovata con il motore acceso e segni evidenti di colluttazione. Da subito gli investigatori ipotizzano un sequestro.
Le indagini indirizzano rapidamente i sospetti verso ambienti della ‘ndrangheta locale. Secondo gli inquirenti, la donna sarebbe stata uccisa per la sua scelta di autonomia e per contrasti legati alla gestione dei terreni. Secondo la ricostruzione accusatoria, Maria Chindamo sarebbe stata uccisa subito dopo il rapimento ed il corpo, per eliminare ogni traccia, sarebbe stato dato in pasto ai maiali e i resti distrutti con mezzi agricoli.




















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