Area Urbana
Rende, demolita la pista ciclabile di Via Volta: «È la scelta giusta. Rischi, danni economici ed uso sporadico»
Il Comitato spontaneo “no alle piste ciclabili” presieduto da Salvatore Fortino sostiene e plaude la decisione del Comune di spostare il tracciato. Diverse le criticità rilevate

RENDE – Lo smantellamento di circa 450 metri di pista ciclabile di via Alessandro Volta era stato duramente criticato dalla Fiab Cosenza Ciclabile. Di parere totalmente opposto, invece, è il Comitato spontaneo “no alle piste ciclabili” presieduto da Salvatore Fortino che plaude alla decisione del Comune di spostare il tracciato.

No alla pista ciclabile a Rende, il Comitato: “Diversi i motivi”
Il parere favorevole rispetto alla scelta fatta dal Comune arriva per diversi motivi. “Innanzitutto, perché queste piste, come ha tra l’altro dimostrato la relazione di parte redatta da un professionista abilitato incaricato da noi, restringevano in maniera sensibile la carreggiata di un’arteria cittadina trafficatissima anche da mezzi pesanti (bus, autocarri e camion). – spiega il Comitato –
Questo restringimento ha provocato spesso ingorghi e, pertanto, messo a rischio l’incolumità di pedoni e automobilisti. Ma è stato fonte di pericoli anche per gli stessi ciclisti, considerato che i cordoli offrivano scarsa protezione nei momenti in cui il traffico era più intenso”.

In secondo luogo, “il restringimento della carreggiata – secondo il Comitato – ha provocato non pochi danni alle attività commerciali della zona perché, ovviamente, ha comportato anche la riduzione delle aree destinate a parcheggio. Di questi danni offre una testimonianza veritiera il calo dei fatturati subito da tutti gli esercenti, che va oltre i dati delle crisi economiche generali (e, forse, non a caso alcuni di essi hanno addirittura abbassato le saracinesche probabilmente per sempre)”.
Intersezioni tra palazzi e poca frequenza
Un ulteriore elemento di pericolo, per ciclisti e automobilisti “era costituito dai passaggi situati all’altezza delle intersezioni tra i palazzi, in prossimità delle quali i ciclisti dovevano dare la precedenza o, addirittura, fermarsi. – continua – Infine, nel corso dei quasi due anni intercorsi tra la creazione delle piste e la loro rimozione, abbiamo verificato, nella nostra qualità di osservatori privilegiati perché residenti ed esercenti della zona, che di queste infrastrutture si sono serviti pochissimi ciclisti. Le hanno utilizzate pochi riders, alcuni pedoni, come se fossero le estensioni dei marciapiedi e alcune persone alla guida di monopattini o bici elettriche. Poco o nulla a che fare con lo scopo per cui le piste sono state finanziate e realizzate”.
Il Comitato, dunque, accoglie con piacere lo spostamento dei tracciati che saranno collocati in zone più consone, “dove – concludono – i ciclisti potranno servirsene in piena sicurezza”.



















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