Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Crac BCC Cosenza, la Corte d’Appello ridimensiona a 440mila euro il risarcimento degli ex vertici

Area Urbana

RISARCIMENTO RIDOTTO

Crac BCC Cosenza, la Corte d’Appello ridimensiona a 440mila euro il risarcimento degli ex vertici

Anche se il risarcimento per il dissesto della BCC Cosenza è stato ridotto, sono confermate le responsabilità degli ex vertici della banca. Tra i condannati anche il candidato a sindaco di Dipignano

Pubblicato

il

Lavoratrice licenziata due volte, reintegrata: la Corte d’Appello conferma risarcimento da 12 mensilità

CATANZARO – Si chiude con una condanna ridimensionata, ma con responsabilità confermate, uno dei più complessi contenziosi legati al dissesto della BCCBanca di Cosenza Credito Cooperativo – di Cosenza, l’istituto travolto prima dalle ispezioni di Banca d’Italia, poi dall’amministrazione straordinaria e infine dalla liquidazione coatta amministrativa. La Prima Sezione Civile della Corte d’Appello di Catanzaro, ha infatti parzialmente riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Cosenza, ridefinendo il quadro delle responsabilità civili a carico degli ex vertici della banca e riducendo sensibilmente l’ammontare del risarcimento riconosciuto.

I giudici di secondo grado (Alberto Nicola Filardo presidente, Fabrizio Cosentino consigliere e Tiziana Drago consigliere relatore-estensore) hanno condannato un gruppo di ex amministratori, sindaci e direttori generali al pagamento, in solido tra loro, della somma di 440.316,24 euro in favore del Fondo di Garanzia per i Depositanti del Credito Cooperativo (subentrato nel frattempo nella titolarità del credito). Una cifra nettamente inferiore rispetto ai 2,74 milioni di euro stabiliti nella sentenza definitiva del Tribunale di Cosenza del 2019 , ma che conferma l’impianto accusatorio circa le gravi irregolarità e la violazione dei doveri di sana e prudente gestione del credito.

tribunale cosenza bcc

Crac BCC Cosenza

La vicenda affonda le sue radici nel periodo compreso tra l’ottobre 2006 e il maggio 2010. Un’ispezione sul campo degli uomini di Palazzo Koch, condotta a fine 2009, aveva scoperchiato un sistema di governance “pesantemente condizionato dalle figure egemoni del Presidente e del Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione“. Gli ispettori avevano rilevato una quasi totale assenza di dialettica tra il consiglio e gli altri organi sociali, unita a una forte conflittualità interna alla base sociale.

I Commissari straordinari, subentrati con poteri di pubblici ufficiali, avevano quindi promosso un’azione sociale di responsabilità lamentando un danno milionario derivante da perdite sugli impieghi, sovradimensionamento dei costi operativi e del personale, nonché spese ingiustificate per l’acquisto e la ristrutturazione della sede dell’istituto.

Il processo ha vissuto momenti di forte tensione tecnica. In primo grado, il Tribunale aveva nominato un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) per analizzare il merito creditizio di centinaia di pratiche passate a sofferenza o incaglio. Il perito, tuttavia, aveva dovuto depositare una clamorosa relazione in cui dichiarava la “materiale impossibilità” di eseguire gli accertamenti. Il motivo? Dal fascicolo di causa mancavano i documenti fondamentali: i faldoni della banca contenenti le istruttorie sui clienti, i dati reddituali dei garanti e le perizie di stima degli immobili.

Nonostante questo vuoto documentale, il Tribunale di Cosenza aveva inizialmente condannato in solido i convenuti per 2,7 milioni di euro basandosi sulle “schede valutative” dei commissari. Una decisione impugnata in massa dai legali degli ex vertici, i quali hanno contestato la validità di quelle schede, definendole semplici “fogli in word non sottoscritti”.

tribunale-catanzaro-corte-appello- (1) bcc

La Corte d’Appello di Catanzaro ha parzialmente accolto le doglianze dei difensori in merito alla quantificazione del danno complessivo, riducendo sensibilmente l’importo della condanna dai milioni del primo grado ai 440mila euro attuali. I giudici hanno però respinto i ricorsi principali dei consiglieri e dei membri del collegio sindacale che miravano all’assoluzione totale , confermando che il danno da “imprudente concessione del credito” può essere quantificato anche in termini previsionali senza attendere l’esito definitivo delle lunghe procedure di esecuzione forzata sui debitori insolventi.

La condanna in solido colpisce i nomi storici della gestione di quel triennio nero: tra i condannati figurano Francesco Basile, Gianpaolo Miniaci, Ubaldo Lepera, Ennio Pantuso, Giuseppe Tocci, Francesco Tancredi, Giancarlo Tosto, Franco Grandinetti, Gianfranco Scarpelli, Francesco Capocasale, Giuseppe Tocci, Eugenio Gallo (candidato a sindaco di Dipignano), Carlo Ponte, Eugenio Spagnuolo, Ruggiero Dileo, Piero Maccarrone, Nunzio Guglielmi e Francesco Perugini. La sentenza ha inoltre confermato la compensazione delle spese legali per questo grado di giudizio, ponendo fine a uno dei contenziosi bancari più complessi e discussi del territorio cosentino.

 

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social