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L'INTERVISTA
Kiave: il rapper cosentino e i laboratori con i detenuti, che trasformano la musica in riscatto sociale
L’intervista a Mirko Filice, in arte Kiave: dal lavoro nei carceri ai laboratori rap con l’APS Rublanum, fino al brano “099” nato dall’esperienza con persone in detenzione sostitutiva

MILANO – La musica come spazio di libertà vera, espressione e inclusione; c’è tutto questo e molto altro nel lavoro che Kiave, artista cosentino, porta avanti da anni tra laboratori educativi, percorsi sociali e progetti artistici che mettono al centro le persone. Tra le esperienze più recenti, il laboratorio realizzato a Taranto nell’ambito del progetto “Oltre l’Ombra”, promosso dall’APS Rublanum in collaborazione con Noi e Voi Onlus e sostenuto da Impresa Sociale Con i Bambini, da cui è nato anche il brano “099”.

Kiave e il rap come strumento educativo e sociale
Kiave, intervistato su Rlb nella trasmissione Fatti Vivi, racconta una scelta precisa: spostare il proprio ruolo dall’essere artista in scena a facilitatore di processi creativi: “mi sto dedicando a questo, più che fare rap, ora lo faccio fare agli altri perché penso sia la cosa più giusta in questo momento storico”. Un percorso che lo vede impegnato da anni in laboratori di scrittura rap, soprattutto in contesti complessi come istituti penitenziari e percorsi di detenzione sostitutiva, dove la musica diventa strumento di alfabetizzazione, comunicazione e crescita personale.
Dalle carceri di Milano a Taranto: una rete di laboratori
Oggi Kiave vive a Milano e collabora con realtà educative e associative, portando avanti progetti in diversi contesti, tra cui il carcere di San Vittore e percorsi territoriali: “la cosa che vivo quotidianamente ha tantissimi paradossi, molto spesso è molto più complesso lavorare con gli adolescenti che con i detenuti”, racconta.
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Nei laboratori, spiega, la scrittura diventa uno spazio di libertà concreta: un luogo dove raccontarsi, anche partendo da lingue e contesti culturali differenti, per costruire strumenti di comunicazione e integrazione. Tra le esperienze più significative, il laboratorio realizzato a Taranto con l’APS Rublanum ha rappresentato un momento di forte impatto umano e creativo.
Il progetto ha coinvolto persone in detenzione sostitutiva al carcere, offrendo uno spazio di espressione attraverso la scrittura rap. Un percorso che ha visto anche la partecipazione attiva di educatori e operatori, in un processo di contaminazione reciproca tra competenze artistiche e pedagogiche: “Si è messa in gioco anche un’educatrice del progetto… ha reppato anche lei, quindi è una bomba, bellissimo.”
Il brano “099” e l’identità del territorio
Dal laboratorio è nato il brano “099”, un titolo che richiama il prefisso telefonico di Taranto e che diventa simbolo di appartenenza e identità territoriale: “nel rap si usa tantissimo la parola rappresentare, e loro ci tenevano proprio a rappresentare la loro terra”. Il pezzo è stato costruito direttamente dai partecipanti, con Kiave nel ruolo di guida e supporto al processo creativo: “io in questi contesti, servo solo a dare una guida, sono solo uno strumento che li porta poi alla realizzazione”.

Una frase che racconta la realtà del progetto
“Qui non è il palinsesto, siamo a Paolo Sesuo”: è uno dei passaggi che, per Kiave, sintetizza il senso profondo dell’esperienza: riportare la narrazione alla realtà, lontano dalla spettacolarizzazione: “usare quella parola proprio nell’intro per dire: qui non stiamo riempiendo qualcosa che va riempito per forza, siamo verità”. Per Kiave, il rap mantiene una funzione originaria di racconto della realtà, delle periferie e delle esperienze vissute: “mai come adesso c’è bisogno di riportare tutto alla verità, perché non riusciamo più a distinguere la realtà dalla finzione”.
Il lavoro nei laboratori diventa così anche un atto culturale: dare voce a esperienze reali, spesso invisibili, e trasformarle in narrazione condivisa. E l’esperienza di Taranto, conclude l’artista, ha rappresentato anche un momento di crescita personale e professionale: “mi sento molto cresciuto, molto arricchito… creare la giusta atmosfera e rompere le barriere è una cosa bella”.
















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