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Amendolara: la strage dei 4 braccianti, USB «tragico promemoria della presenza del caporalato»

Area Urbana

"Gli invisibili dei campi"

Amendolara: la strage dei 4 braccianti, USB «tragico promemoria della presenza del caporalato»

Dopo l’uccisione di quattro braccianti agricoli ad Amendolara, l’Usb punta il dito contro sfruttamento, leggi sull’immigrazione e indifferenza istituzionale: “sono vittime di una strage silenziosa e invisibile”

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COSENZA – La strage dei quattro braccianti agricoli uccisi ad Amendolara diventa il simbolo di una realtà che, secondo l’Unione Sindacale di Base, continua a consumarsi nell’ombra anche nella Piana di Sibari. L’USB di Cosenza parla di un “tragico promemoria” della presenza del caporalato sul territorio: “Quattro braccianti sono stati uccisi in modo atroce e disumano solo perché chiedevano paghe migliori e un contratto”.

Strage di Amendolara, Usb “lo sfruttamento invisibile nei campi”

Secondo l’organizzazione sindacale, il fenomeno dello sfruttamento lavorativo nelle campagne calabresi sarebbe spesso ignorato dall’opinione pubblica: “Qui lo sfruttamento non ha l’impatto visivo della tendopoli di San Ferdinando; è un’infamia invisibile, che si consuma nell’ombra”. Una realtà fatta di giornate di lavoro estenuanti, trasferimenti organizzati dai caporali nelle prime ore del mattino e compensi ritenuti insufficienti: “I braccianti non si vedono quando, alle quattro o alle cinque del mattino, sono già in strada ad aspettare il furgone del caporale. E nessuno vuole vederli quando vengono schiacciati da paghe da fame di appena 15 euro al giorno”.

“Marchiati come immigrati irregolari”

“Quasi mai ci ricordiamo che sono lavoratori sfruttati; preferiamo marchiarli come ‘immigrati irregolari’. Ci accorgiamo di loro solo quando serve un capro espiatorio”. Secondo l’USB, i braccianti agricoli vivrebbero condizioni caratterizzate da precarietà, bassi salari e scarsa tutela dei diritti fondamentali: “il lavoro è massacrante, la paga è misera e l’indifferenza generale è totale”.

Amendolara strage - Usb

Una “strage silenziosa e invisibile”

L’organizzazione sindacale collega quanto accaduto ad Amendolara ad altri recenti episodi di sfruttamento e incidenti sul lavoro che hanno coinvolto lavoratori migranti. “I quattro braccianti di Amendolara sono vittime del caporalato tanto quanto il lavoratore che, solo pochi giorni fa nel vicentino, è caduto da un albero ed è stato scaricato dai padroni agonizzante sull’asfalto. Sono gli ultimi nomi di una strage silenziosa e invisibile”.

Per l’USB, il problema non può essere ricondotto esclusivamente alle responsabilità individuali dei caporali, ma rappresenta il risultato di un sistema più ampio e il sindacato chiama in causa le normative italiane in materia migratoria, a partire dalla legge Bossi-Fini: “bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: questo massacro ha dei responsabili politici ben precisi ed è il risultato diretto delle leggi italiane sulla migrazione”.

“La Bossi-Fini e i decreti successivi sono il braccio armato del caporalato: riducendo i lavoratori a ‘clandestini’, hanno tolto loro ogni potere contrattuale e la possibilità stessa di denunciare i propri aguzzini per paura dell’espulsione. Il caporalato esiste perché qualcuno deve arricchirsi sul sangue e sul sudore di chi spacca la schiena nei campi ogni giorno”. Il sindacato richiama inoltre il tema della concentrazione della proprietà della terra e della competizione sui mercati globali, sostenendo che queste dinamiche abbiano favorito nuove forme di sfruttamento.

L’annuncio della mobilitazione

L’Unione Sindacale di Base annuncia iniziative di protesta e mobilitazione dopo quanto accaduto ad Amendolara: “non assisteremo in silenzio a questa macelleria sociale. Davanti all’ennesima strage e all’indifferenza delle istituzioni, siamo pronti alla mobilitazione perché davanti alla gravità di questi fatti la risposta non può che essere tale”.

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