Ionio
IN PIAZZA
Il caporalato uccide: sabato manifestazione ad Amendolara dopo la strage dei 4 braccianti
L’Unione Sindacale di Base chiama cittadini e associazioni alla protesta: “Il caporalato uccide. La Calabria alza la testa”. Nel mirino il sistema di sfruttamento del lavoro agricolo e le responsabilità politiche che lo alimentano

AMENDOLARA (CS) – In piazza contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro. L’appuntamento è fissato per sabato 6 giugno ad Amendolara, dove l’USB – Unione Sindacale di Base Calabria – ha promosso una manifestazione per chiedere giustizia e diritti dopo la tragica morte di quattro braccianti. La mobilitazione nasce all’indomani dell’omicidio di Waseem, Amin, Ullah e Safi, lavoratori sfruttati che hanno perso la vita in una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.
Caporalato, il monito della strage di Amendolara
“Il caporalato continua a uccidere e stringe nella sua morsa la Piana di Sibari e tanti altri territori del Paese”, denuncia l’USB Calabria, che invita cittadini, associazioni e realtà del territorio a partecipare alla manifestazione. Secondo il sindacato, quanto accaduto rappresenta l’ennesima dimostrazione di un sistema fondato sullo sfruttamento della manodopera agricola e delle risorse naturali: “l’omicidio di Waseem, Amin, Ullah e Safi, lavoratori sfruttati, ci lascia un monito chiaro”.

Una tragedia che riporta al centro dell’attenzione le condizioni di lavoro nelle campagne, dove, secondo l’USB, continuano a registrarsi situazioni di grave sfruttamento: “la realtà che si vive nelle nostre campagne, tra gli agrumeti e le risaie, è chiara a tanti. Nessuno può far finta di non sapere. Turni di lavoro massacranti, paga misera o nulla, schiavismo“.
L’organizzazione denuncia inoltre il crescente numero di braccianti che perdono la vita o subiscono gravi conseguenze a causa delle condizioni di lavoro: “tutto questo mentre si moltiplicano i casi di braccianti uccisi, feriti o stroncati dalla fatica e dal caldo, per poi essere abbandonati sul ciglio della strada come oggetti consumati”.
L’accusa alla politica e alle leggi sull’immigrazione
“Se il caporalato esiste, la colpa non è di chi ne è vittima, ma del sistema in cui viviamo. Questo massacro ha dei responsabili politici ben precisi ed è il risultato diretto di leggi sul lavoro assenti o non rispettate per volontà politica e delle leggi razziste sull’immigrazione”. Il sindacato punta il dito contro la normativa introdotta a partire dalla legge Bossi-Fini e contro i successivi provvedimenti che, secondo il sindacato, avrebbero contribuito a creare condizioni favorevoli allo sfruttamento: “legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, queste leggi non hanno contrastato l’illegalità, ma l’hanno programmaticamente prodotta“.

Le proposte
Per l’USB la lotta al caporalato non può limitarsi all’approvazione di nuove norme repressive, ma deve passare attraverso un rafforzamento dei diritti dei lavoratori: “il caporalato non si ferma con le ipocrite leggi varate da chi è responsabile di questo sistema. Si sradica dando maggiore potere a chi lavora, controllando la filiera e i costi, allargando le tutele e promuovendo contratti stabili. È inutile che la politica si batta il petto. Dietro le continue morti sul lavoro c’è la sua firma”.
L’Unione Sindacale di Base invita la popolazione a partecipare numerosa alla manifestazione del 6 giugno: “non assisteremo in silenzio a questa macelleria sociale. Davanti all’ennesima strage e all’indifferenza delle istituzioni è impossibile rimanere in silenzio. Alziamo la testa, prendiamo parola. Invitiamo le calabresi e i calabresi, i singoli cittadini e le associazioni attive sul territorio a unirsi a noi, a prendere parte alla mobilitazione, a mostrare il volto di una Calabria che, di fronte a queste barbarie, non si rassegna ma, anzi, sceglie di esserci e metterci la faccia”.
“Non accetteremo passerelle da parte di chi in questi anni ha costruito le condizioni affinché lo sfruttamento lavorativo e il caporalato prosperassero. Gli sciacalli di turno stiano alla larga, non ci sarà spazio per lacrime di coccodrillo e opportunismi politici sulle spalle dei lavoratori”.

L’adesione del Partito Democratico della Calabria
Anche il Pd Calabrese sarà sabato ad Amendolara “per ribadire con forza il valore della dignità del lavoro, della sicurezza e della tutela dei diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori, contro ogni forma di sfruttamento. La drammatica vicenda che ha causato la morte di quattro giovanissimi lavoratori migranti richiama l’urgenza di costruire un vero patto sociale tra istituzioni, imprese agricole e parti sociali affinché alla qualità delle produzioni che rendono la Calabria una terra di eccellenze corrisponda una pari qualità del lavoro. Occorre garantire diritti, tutele e dignità a chi lavora nei campi, contrastando con determinazione ogni forma di sfruttamento e valorizzando le aziende sane che operano nel rispetto pieno delle regole”.
“La Calabria non può accettare che si continui a morire a causa del caporalato e dell’illegalità. Quanto accaduto impone una responsabilità collettiva che coinvolga istituzioni, politica, mondo produttivo e società civile. È necessario colpire con fermezza chi trae profitto dalla vulnerabilità dei lavoratori e affermare una cultura fondata sulla legalità, sul rispetto della persona e sulla giustizia sociale”.
“Il Partito Democratico della Calabria sarà al corteo per chiedere verità, giustizia e maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro, dunque, perché difendere il lavoro significa difendere la dignità delle persone, la coesione delle comunità e il futuro della nostra economia e per questo invitiamo iscritti, amministratori, rappresentanti istituzionali e cittadini a partecipare numerosi alla manifestazione. In memoria di Ullah, Amin, Safi e Waseem e di tutte le vittime dello sfruttamento e del caporalato”.





















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