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Nuovo ospedale: non solo la ‘disputa’ tra Cosenza e Rende, Bozzo «occuparsi anche del presente della Sanità»

Area Urbana

L'INTERVISTA

Nuovo ospedale: non solo la ‘disputa’ tra Cosenza e Rende, Bozzo «occuparsi anche del presente della Sanità»

Mario Bozzo torna sulla manifestazione del 26 maggio scorso ma sottolinea anche la carenza di personale sanitario e il rischio di una progressiva privatizzazione della sanità calabrese

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Ospedale di Cosenza protesta comitati2 bozzo

COSENZA – A pochi giorni dalla manifestazione del 26 maggio scorso in difesa dell’ospedale di Cosenza, il Comitato No Scippo-Città Policentrica traccia un bilancio dell’iniziativa che ha portato in piazza cittadini, associazioni e comitati. Intervenuto nella trasmissione radiofonica “Fatti Vivi” su Rlb, il portavoce Mario Bozzo ha respinto le interpretazioni che hanno descritto l’evento come un flop o una semplice passerella politica evidenziando il carattere civico dell’iniziativa: «una partecipazione trasversale, civica e slegata dalle appartenenze partitiche».

L’obiettivo comune, Bozzo «l’ospedale deve restare a Cosenza»

Secondo il portavoce del Comitato, il principale risultato della mobilitazione è stato quello di unire realtà diverse attorno a un obiettivo condiviso: impedire il trasferimento dell’ospedale fuori dal territorio comunale di Cosenza: «abbiamo trovato un punto di incontro sul chiedere che l’ospedale non venga spostato da Cosenza». Nel corso della manifestazione è intervenuto anche il sindaco Franz Caruso, che ha illustrato ai cittadini le iniziative intraprese dall’Amministrazione comunale, tra cui i ricorsi presentati e la richiesta di accesso agli atti.

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Il progetto del Comitato: ospedale a Vaglio Lise, polo sanitario all’Annunziata e spazio all’Università

Bozzo ha ribadito la posizione storica del Comitato No Scippo, favorevole alla realizzazione del nuovo ospedale nell’area di Vaglio Lise: «noi sul tavolo abbiamo tre proposte che sono complementari e sinergiche». La prima riguarda la costruzione del nuovo ospedale a Vaglio Lise, considerato uno strumento fondamentale per contrastare l’emigrazione sanitaria e garantire un’offerta assistenziale di qualità.

La seconda proposta prevede la trasformazione dell’attuale presidio dell’Annunziata in un grande polo sanitario territoriale capace di rispondere ai bisogni dell’intera area urbana e provinciale «in cui tutta la domanda del territorio possa affrontare tutte le questioni della medicina territoriale».

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La terza proposta riguarda invece il ruolo dell’Unical e della Facoltà di Medicina: «è giusto che l’università, la facoltà di medicina, abbia la sua struttura sanitaria per formare medici, di cui c’è una grandissima richiesta».

Bozzo «un deserto sanitario»

Per Bozzo però, la questione dell’ospedale rappresenta solo una parte di un problema molto più ampio che riguarda la carenza di personale e le difficoltà quotidiane dei cittadini nell’accesso alle cure: «noi realisticamente dobbiamo valutare il presente, che è di una gravità eccezionale, perché c’è un deserto sanitario». Il portavoce del Comitato ha elencato le criticità che interessano l’intero sistema: «mancano medici dappertutto, in ospedale, nelle strutture private, sul territorio; mancano medici di famiglia, nelle guardie mediche… Noi riteniamo che la priorità in questo momento è l’assunzione di personale sanitario e parasanitario».

«No alla guerra tra poveri»

Bozzo ha inoltre respinto ogni lettura campanilistica dello scontro tra Cosenza e Rende, invitando a guardare al problema sanitario in una prospettiva più ampia: «Non possiamo avere nella regione più povera d’Europa, anche dal punto di vista sanitario, una guerra tra poveri. La guerra tra Cosenza e Rende è un’assurdità, è una povertà culturale».

Case della comunità e ritardi: «Su 90 strutture ne sono state realizzate solo 3»

Tra i temi affrontati anche quello della medicina territoriale e dell’attuazione dei programmi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Bozzo ha denunciato i ritardi accumulati nella realizzazione delle strutture previste: «sulla carta dovevano essere realizzate 90 strutture sanitarie e 70 case della comunità e degli ospedali di comunità. In questi anni di governo regionale ne sono state realizzate solamente 3».

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Il timore della privatizzazione della sanità

In chiusura, il portavoce del Comitato No Scippo ha espresso la preoccupazione che il mancato sviluppo della rete sanitaria pubblica possa favorire una crescita del settore privato a discapito del servizio universale: «non realizzare l’ospedale a Cosenza, non realizzare le case di comunità significa dare spazio di fatto alla medicina privata».

Una posizione che non si traduce in una contrarietà verso il settore privato, ma nella convinzione che esso debba avere un ruolo complementare e non sostitutivo rispetto alla sanità pubblica.

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