Ionio
OMERTA' SULLA STRAGE
Quadruplo omicidio di Amendolara, il procuratore D’Alessio: «I cittadini non collaborano»
Le indagini sul quadruplo omicidio di Amendolara si concentrano anche sulla pista del caporalato. Il procuratore denuncia la scarsa collaborazione dei cittadini

COSENZA – Sul quadruplo omicidio di Amendolara, dove – lo ricordiamo ancora una volta – quattro braccianti agricoli di cui 3 di nazionalità pakistana e uno afghana – sono morti carbonizzati all’interno di un minivan, mentre un quinto è riuscito a salvarsi. Omicidio eseguito da altri due uomini, anche loro di nazionalità pakistana che viaggiavano a bordo del mezzo insieme alle vittime, sono numerose le domande a cui gli inquirenti dovranno trovare delle risposte.

Una tra queste riguarda il ruolo dei due presunti responsabili: hanno davvero agito da soli, in seguito a una lite, come emerso nelle prime fasi dell’indagine, oppure hanno operato per conto di qualche organizzazione? Tra le piste investigative più accreditate vi è infatti quella del caporalato, fenomeno che, come noto, è spesso gestito da strutture criminali organizzate e radicate sul territorio.
Il clima di omertà sulla strage
Ma uno degli aspetti più allarmanti emersi finora è il clima di omertà che sembra avvolgere la vicenda. Oltre alle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza, che hanno documentato le fasi finali del delitto, l’unica testimonianza finora acquisita sarebbe quella di un carabiniere forestale. Il militare avrebbe riconosciuto uno dei due presunti autori perché, pochi minuti prima della tragedia, aveva fermato il minivan e richiamato gli occupanti per aver abbandonato rifiuti lungo la strada.
In quell’occasione si era rivolto proprio al conducente del mezzo, successivamente identificato come uno dei due presunti responsabili del macabro quadruplo omicidio e riconosciuto anche attraverso il sistema di videosorveglianza. A sottolineare la difficoltà investigativa soprattutto per la scarsa collaborazione dei cittadini è stato il procuratore capo della Procura della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, nel corso della conferenza stampa tenutasi presso la Questura di Cosenza.

“I cittadini non collaborano. Non c’è stata nessuna persona che ci ha fornito un’indicazione che avesse un senso”, ha dichiarato il magistrato. Una mancanza di collaborazione che rappresenta un serio ostacolo per le indagini. D’Alessio ha poi evidenziato l’importanza dell’attività quotidiana svolta dalle forze dell’ordine, spesso considerata ordinaria ma in realtà fondamentale per la ricostruzione dei fatti. Il riferimento è proprio all’intervento del carabiniere forestale che aveva fermato il minivan prima del quadruplo omicidio.

Quadruplo omicidio di Amendolara. D’Alessio: “Se qualcuno ha qualcosa da dire, parli”
“Immaginate – ha sottolineato il procuratore – D’Alessio – come poteva essere insignificante il fatto di una persona che compie un atto di maleducazione e come invece, per una volta, è stato importante che qualcuno abbia deciso di non lasciar correre”. “Contributi attivi – ha chiosato, lanciando un appello – dai cittadini qui ne vediamo molto pochi. In compenso riceviamo molti anonimi che, nella stragrande maggioranza dei casi, cestino, perché l’anonimo non mi piace. Se qualcuno ha qualcosa da dire, – ha concluso – il nostro ufficio, la Questura e i Comandi dei Carabinieri sono aperti e sanno anche come dialogare con le paure delle persone, vere o presunte che siano”.


















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