Area Urbana
L'INTERVISTA
Caporalato: Lavia «punto di non ritorno», le proposte della Cisl Calabria dopo la strage di Amendolara
Giuseppe Lavia ai microfoni di Rlb: «serve un patto regionale per il lavoro agricolo sicuro e di qualità. Trasporti, alloggi, controlli e integrazione per fermare lo sfruttamento»

COSENZA – La tragedia di Amendolara rappresenta, secondo il segretario della Cisl calabrese, Giuseppe Lavia «una ferita profonda che ha scosso le coscienze di tutti quanti» e deve diventare un punto di svolta nella lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro agricolo. Intervenuto ai microfoni di Rlb nella trasmissione Fatti Vivi, Lavia ha illustrato una serie di proposte concrete per contrastare un fenomeno che continua a colpire il territorio e il Paese.
Lavia «una tragedia immane, un punto di non ritorno»
«Io credo che quanto avvenuto ad Amendolara, questa tragedia immane, una ferita profonda che ha scosso le coscienze di tutti quanti. Credo che è un punto di non ritorno per la brutalità e per l’efferatezza di quel crimine consumato». Per il segretario della Cisl Calabria, il compito del sindacato è quello di trasformare l’indignazione in azioni concrete.

Un patto regionale per il lavoro agricolo
La Cisl Calabria ha avanzato la proposta di un «patto regionale per il lavoro agricolo sicuro e di qualità», fondato sull’applicazione delle norme già esistenti. «Le norme ci sono. C’è la legge 199, c’è la legge numero 9 del 2018 fatta dalla Regione Calabria, quindi vanno attuate». Secondo Lavia, il problema principale non è l’assenza di strumenti legislativi, ma la loro piena attuazione attraverso un lavoro coordinato tra istituzioni, imprese e parti sociali.
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Integrazione e accoglienza: progetti da rendere strutturali
Tra le priorità indicate dal sindacato vi è il rafforzamento delle politiche di integrazione dei lavoratori migranti: «ci sono delle progettualità che funzionano ed altre meno. Le progettualità di accoglienza e integrazione che funzionano vanno rese strutturali e non possono essere temporanee». Lavia ha ricordato l’esistenza di risorse provenienti dal Pnrr e dal Fondo Fami che potrebbero sostenere interventi stabili e duraturi.
Un tavolo permanente per monitorare i flussi di manodopera
Un’altra proposta riguarda l’istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio dei flussi di manodopera, previsto dalla legge regionale 9 del 2018 ma mai attuato. L’obiettivo è programmare con anticipo le esigenze delle aziende agricole durante le grandi campagne stagionali, dalle raccolte agrumicole alle campagne ortofrutticole: «tutti gli attori istituzionali si devono sedere attorno a un tavolo per comprendere quali sono realmente i fabbisogni delle imprese e provare a costruire delle risposte concrete».
Più controlli e rafforzamento dei servizi PISAL
La Cisl chiede inoltre un potenziamento delle attività di controllo, pur riconoscendo le carenze di organico che interessano gli enti preposti: «anche qui non possiamo fare demagogia, esistono delle carenze di organico che vanno superate». In particolare, Lavia ha indicato la necessità di rafforzare i servizi PISAL delle Aziende sanitaria provinciali, che si occupano di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il segretario ha inoltre ricordato che una proposta avanzata dalla Cisl per sbloccare le risorse relative alle annualità 2024-2025 è stata accolta e approderà in Consiglio regionale.

Il nodo degli alloggi e il contrasto al disagio abitativo
Tra le questioni più delicate vi è quella dell’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali: «per problemi complessi non ci sono soluzioni semplici» e secondo Lavia, gli insediamenti informali devono essere superati attraverso modelli di ospitalità diffusa. Nelle aree dove non esistono grandi ghetti (vedi San Ferdinando), come la Sibaritide, occorre invece intervenire contro affitti in nero, sovraffollamento e condizioni abitative precarie: «vanno fatti i controlli ma vanno trovate anche delle soluzioni».
Trasporti, una misura contro il caporalato
«Un tema molto importante dal nostro punto di vista – spiega Lavia – è quello del trasporto. I van che caricano braccia sono lo strumento col quale il caporale si insinua nel lavoro regolare». La proposta è quella di creare un sistema integrato che combini trasporto pubblico e soluzioni organizzate insieme alle imprese agricole per raggiungere i campi. «L’idea è quella di un trasporto pubblico che sottragga spazi all’azione dei caporali».

Centri per l’impiego e mediatori culturali
«I centri per l’impiego in agricoltura intermediano a livello nazionale il 2% delle assunzioni, solo il 2%». Per superare le difficoltà linguistiche e migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, la Cisl propone l’assegnazione di un mediatore culturale a ogni centro per l’impiego. «Occorre assegnare ad ogni centro per l’impiego – spiega il segretario del sindacato – un mediatore culturale perché altrimenti c’è l’ostacolo insormontabile della lingua». Inoltre suggerisce la creazione di «camper della legalità», centri per l’impiego itineranti capaci di raggiungere direttamente i lavoratori nei territori.
Premiare le imprese che rispettano le regole
L’ultima proposta riguarda il rafforzamento della cosiddetta condizionalità sociale. Secondo la Cisl, le imprese che aderiscono alla Rete del lavoro agricolo di qualità dovrebbero ottenere maggiori vantaggi nell’accesso ai bandi pubblici: «queste premialità vanno rafforzate. Devono diventare veramente dirimenti rispetto all’assegnazione di risorse pubbliche oppure no». In chiusura dell’intervista, il segretario della Cisl Calabria ha ribadito la necessità di un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali per garantire dignità e sicurezza ai lavoratori agricoli.



















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