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Strage Amendolara: Bruno chiede una commissione contro la ‘ndrangheta su sfruttamento e lavoro migrante

Calabria

Strage Amendolara: Bruno chiede una commissione contro la ‘ndrangheta su sfruttamento e lavoro migrante

Dopo la tragedia che ha scosso la Calabria, il vicepresidente della Commissione contro la ‘ndrangheta propone audizioni con prefetti, forze dell’ordine, sindacati e ispettorato del lavoro per fare luce sulle condizioni dei lavoratori agricoli

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Amendolara-strage Bruno commissione ndrangheta

CATANZARO – Un approfondimento istituzionale è il vicepresidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta e l’illegalità diffusa. La tragedia di Amendolara riaccende il dibattito sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti impiegati nelle campagne calabresi ed Enzo Bruno, ha chiesto formalmente al presidente Marco Polimeni la convocazione dell’organismo consiliare. L’obiettivo è avviare una riflessione ampia che vada oltre gli aspetti giudiziari della vicenda e affronti il tema delle condizioni sociali e lavorative che caratterizzano il comparto agricolo calabrese.

La richiesta di convocazione della Commissione contro la ‘ndrangheta

Bruno propone un ciclo di audizioni che coinvolga prefetti, forze dell’ordine, Ispettorato del lavoro, organizzazioni sindacali e associazioni impegnate nell’assistenza ai lavoratori migranti. Secondo il vicepresidente, la gravità dei fatti avvenuti ad Amendolara impone un’assunzione di responsabilità anche da parte delle istituzioni regionali.

«La drammatica vicenda di Amendolara impone una riflessione che non può fermarsi al pur doveroso cordoglio né limitarsi all’accertamento delle responsabilità penali che spetta alla magistratura. Di fronte a una tragedia di tale portata credo sia necessario che anche il Consiglio regionale faccia la propria parte».

Consigliere regionale Enzo Bruno - lupi ndrangheta

Illegalità diffusa e diritti negati

«Quando si parla di illegalità diffusa si pensa spesso a fenomeni criminali immediatamente riconoscibili. Ma esiste una dimensione più profonda dell’illegalità che riguarda aree sociali nelle quali diritti, tutele e dignità delle persone risultano fortemente compromessi». Una riflessione che collega il tema dello sfruttamento lavorativo alla tutela dei diritti fondamentali e alla presenza dello Stato nei territori più vulnerabili.

Il rischio delle infiltrazioni della ‘ndrangheta e delle criminalità

L’esponente regionale richiama l’attenzione sulle condizioni di precarietà che interessano molti lavoratori migranti impiegati in agricoltura, evidenziando il possibile legame tra marginalità sociale e interessi della ‘ndrangheta e della criminalità organizzata.

«Quando migliaia di persone vivono in una zona grigia fatta di precarietà, lavoro irregolare, assenza di tutele e condizioni abitative spesso indegne di un Paese civile, non siamo soltanto di fronte a una questione sociale. Siamo di fronte a un contesto che può diventare terreno fertile per forme di sfruttamento e di condizionamento da parte della ‘ndrangheta, che prospera proprio nelle aree dove i diritti arretrano e la presenza dello Stato si indebolisce». Secondo Bruno, le situazioni di invisibilità sociale possono trasformarsi in occasioni favorevoli per il radicamento di interessi illeciti.

«I migranti sono spesso le prime vittime»

«I lavoratori migranti sono spesso le prime vittime di sistemi di sfruttamento, esclusione e ricatto. Per questo la Commissione deve interrogarsi su quanto le condizioni di irregolarità, precarietà e invisibilità sociale rappresentino lo spazio ideale nel quale si insinuano interessi criminali». Da qui la necessità di verificare l’esistenza di eventuali aree nelle quali sfruttamento lavorativo, disagio abitativo e lavoro irregolare possano favorire la penetrazione delle organizzazioni criminali.

Amendolara strage - Usb caporalato ndrangheta

La richiesta avanzata alla Commissione punta ad accertare «se e in quale misura esistano oggi in Calabria aree nelle quali sfruttamento lavorativo, lavoro irregolare, disagio abitativo e marginalità sociale costituiscano un ecosistema favorevole alla penetrazione degli interessi criminali».

«La Calabria non può ricordarsi di questi lavoratori soltanto quando diventano vittime. Ha il dovere di conoscere come vivono, come lavorano e quali siano le condizioni che caratterizzano la loro presenza sul territorio. Portare alla luce queste realtà significa contrastare lo sfruttamento, ma anche colpire quelle aree di opacità e di illegalità diffusa che rappresentano uno dei terreni più favorevoli per l’espansione del potere criminale».

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