Calabria
L'INTERVISTA
Pietro Grasso in Calabria racconta il maxi processo a Cosa Nostra: «la mafia ha cambiato volto»
L’ex Procuratore nazionale antimafia e già presidente del Senato ai microfoni di RLB durante la trasmissione “Fatti Vivi”. A Lamezia Terme presenterà il libro “’U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra” nell’ambito del Festival Trame, in programma dal 16 al 21 giugno

COSENZA – Pietro Grasso è tra gli ospiti più attesi della nuova edizione di Trame, il festival dedicato ai libri e alla legalità in programma a Lamezia Terme dal 16 al 21 giugno. Ai microfoni di RLB, durante la trasmissione “Fatti Vivi”, il magistrato simbolo della lotta alla mafia, già Procuratore nazionale antimafia e presidente del Senato nella XVII legislatura, ha parlato del suo ultimo libro, ‘U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra, pubblicato da Feltrinelli.
Pietro Grasso: dentro il Maxiprocesso, le storie umane dietro la vicenda giudiziaria
Prima di entrare nel merito del suo libro, Pietro Grasso ci racconta il suo impegno recente: “oggi sono presidente di una fondazione, Scintille di Futuro: questa è la mia nuova attività dopo tanti anni, dopo la mia prima vita di 43 anni di magistrato, la seconda di 10 anni di attività politica. Adesso mi dedico esclusivamente ai giovani con l’educazione e la legalità”.
Nel volume, Grasso accompagna i lettori all’interno di uno dei momenti più significativi della storia italiana contemporanea: il Maxiprocesso di Palermo. L’autore spiega che il libro non si limita a raccontare i fatti giudiziari più noti, ma punta a restituire il lato umano di quella stagione.
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“Praticamente io cerco di far emergere tutta una serie di immagini che secondo me sono importanti per ristabilire una verità umana, cioè quella di chi non aveva certezze, ma scelse comunque di credere nella giustizia come unico strumento possibile per tenere insieme la nostra democrazia”. Secondo Grasso, il Maxiprocesso rappresentò una svolta non solo nella lotta alla mafia ma anche nella crescita democratica del Paese: “per la prima volta si riesce a dimostrare che Cosa Nostra può essere giudicata, condannata e questo è il grande passo avanti fatto da tutte quante le istituzioni”.

Il sacrificio di chi ha combattuto la mafia
Durante l’intervista, l’ex magistrato ha ricordato le donne e gli uomini che hanno pagato con la vita il loro impegno contro la criminalità organizzata: tra questi, Pio La Torre, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, il commissario Ninni Cassarà, il vicequestore Beppe Montana e successivamente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Non ci può essere questo presente – dichiara Grasso – non ci sarà futuro senza che ci fosse stato questo passato, fatto da tanti uomini, tante persone. Alcune ci hanno rimesso la vita per fare questo processo”.
“La mafia oggi non spara, ma si infiltra nell’economia”
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda l’evoluzione delle organizzazioni criminali. Per Grasso infatti, la mafia non è scomparsa, ma ha modificato profondamente le proprie strategie. “In realtà ha smesso di sparare, ha smesso di mostrare il volto violento, ma continua a infiltrare la nostra società, si insinua nei circuiti dell’economia, della pubblica amministrazione, cerca di catturare il consenso della gente coinvolgendoli nell’illegalità”.
Da qui l’importanza della cultura della legalità e delle scelte individuali: “il punto principale è dire no, scegliere da che parte stare, stare dalla parte della legalità, perché anche le piccole illegalità nascondono spesso degli interessi mafiosi”.

La forza della ’Ndrangheta e il legame con la Calabria
Parlando della criminalità organizzata in Calabria, Pietro Grasso ha evidenziato: “la caratteristica della ’Ndrangheta è la sua struttura familiare, che nel passato ha bloccato un po’ quelle che sono le collaborazioni degli ’ndranghetisti che decidevano di passare dalla parte della giustizia”.
Secondo l’ex Procuratore nazionale antimafia, l’organizzazione ha saputo rafforzarsi nel tempo fino a diventare una vera e propria rete globale: “ha questa capacità di clonazione, cioè di ricostruire in territori diversi non solo nel centro e nel nord d’Italia ma in tutto il mondo, quelle situazioni di famiglia e di clan che costituiscono la loro vera forza”. Pur operando su scala internazionale, la struttura strategica dell’organizzazione, ha sottolineato Grasso, continua a mantenere il proprio baricentro in Calabria.
Tommaso Buscetta e la svolta del Maxiprocesso
Tra le figure che più hanno segnato la sua esperienza professionale, Grasso indica Tommaso Buscetta: “è stato quello che ci ha dato la possibilità di scoprire i segreti della mafia”. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia consentirono infatti agli investigatori e ai magistrati di comprendere la struttura verticistica di Cosa Nostra e di ricostruirne i meccanismi interni: “ha tirato fuori dai forzieri quella che è la struttura unitaria, verticistica, piramidale, con la Commissione, la Cupola al vertice. Questo è stato il momento più importante e decisivo di tutto quanto il Maxiprocesso”.

L’impegno per i giovani e la cultura della legalità
Oggi Pietro Grasso continua il proprio impegno attraverso attività educative e culturali rivolte alle nuove generazioni. Un percorso che lo porterà in Calabria per il Festival Trame. Un’occasione per riflettere sul valore della memoria e sulla necessità di trasmettere ai giovani la conoscenza di una stagione decisiva della storia italiana. Perché, come ha ricordato durante l’intervista, la lotta alle mafie passa anche dalla consapevolezza delle nuove generazioni e dalla capacità di custodire il patrimonio civile costruito da chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia.
















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