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Venezuela devastato dal terremoto, il racconto del cosentino Arturo Guzzo: «Nel centro storico è un inferno»

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Venezuela devastato dal terremoto, il racconto del cosentino Arturo Guzzo: «Nel centro storico è un inferno»

Il 65enne originario di San Pietro in Amantea vive a Caracas nella capitale venezuelana e descrive la situazione dopo il terremoto di magnitudo 7.5: «In città i danni sono enormi»

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CARACAS – Caracas, capitale del Venezuela, è devastata dal terremoto. Quando in Italia è mattina, a Caracas sono appena le quattro. Per Arturo Guzzo, 65 anni, imprenditore della ristorazione originario di San Pietro in Amantea, nel Cosentino, il sonno è ormai un pensiero lontano. Da diverse ore è impegnato a rispondere alle telefonate e ai messaggi che arrivano dall’Italia, cercando di tranquillizzare familiari e amici preoccupati per quanto sta accadendo nel Paese sudamericano. Il bilancio delle vittime è destinato a crescere: per ora risultano almeno 160 morti e oltre 900 feriti, secondo la presidente a interim Delcy Rodriguez. «I dispersi sarebbero almeno 20 mila», riporta SkyNews

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«Per il momento, fortunatamente, non abbiamo notizie particolarmente gravi: non ci sono dispersi né danni alle case nella nostra cerchia», racconta Guzzo, mentre prova a raccogliere informazioni e a confrontarsi con le persone che conosce sul territorio.

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La sua testimonianza arriva dopo una giornata drammatica per il Venezuela. Nel tardo pomeriggio, intorno alle 18, il Paese è stato scosso da due fortissimi eventi sismici: una prima scossa di magnitudo 7.1 seguita da una seconda ancora più intensa, di magnitudo 7.5. Il doppio terremoto ha provocato gravi conseguenze in numerose aree del territorio nazionale, mettendo a dura prova infrastrutture e popolazione.

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Secondo quanto riferito da Guzzo, la situazione più critica riguarda il cuore storico della capitale. «Nella zona storica della città è un disastro, un inferno», afferma. A rendere ancora più pesanti gli effetti del sisma sarebbe stata la vulnerabilità di molti edifici presenti nell’area urbana. «Molti edifici sono stati costruiti senza il rispetto delle norme antisismiche», sottolinea il ristoratore cosentino, evidenziando una delle principali criticità che hanno amplificato i danni provocati dalle scosse. Il ricordo dei primi istanti del sisma è ancora vivido: «All’inizio abbiamo sentito un leggero tremolio e poi il boato». Una sequenza che in pochi secondi ha trasformato la normalità in paura.

Le immagini impresse nella memoria sono quelle di una città in balia delle scosse. «È inimmaginabile quello che abbiamo visto: gli edifici ondeggiavano senza sosta, precipitavano pezzi di facciata, abbiamo temuto cadesse tutto», racconta Guzzo. Una testimonianza che restituisce la drammaticità di momenti vissuti tra il fragore dei crolli e il timore che interi palazzi potessero cedere da un momento all’altro.

Mentre proseguono le verifiche e i soccorsi, la comunità italiana presente in Venezuela segue con apprensione l’evolversi della situazione, nella speranza che il bilancio dell’emergenza non si aggravi ulteriormente nelle prossime ore.

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