Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Revenge porn a Cosenza: condannato anche in Appello l’uomo finito in un’inchiesta delle Iene

Area Urbana

la condanna

Revenge porn a Cosenza: condannato anche in Appello l’uomo finito in un’inchiesta delle Iene

Confermata in appello la condanna per il reato di revenge porn a Cosenza. L’uomo, che diffondeva online i video delle sue partner senza consenso, era finito al centro di un’inchiesta televisiva delle Iene. L’associazione ADPS chiede ora il gratuito patrocinio per le vittime di questo reato

Pubblicato

il

Rvenge porn a Cosenza

CATANZARO – Revenge porn a Cosenza: la Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti nei confronti di un cosentino. Il caso, emerso due anni fa, aveva sollevato un enorme scalpore mediatico, portando il condannato al centro di un noto servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” nel maggio del 2024 (QUI IL SERVIZIO). La sentenza, emessa il 10 luglio dal presidente della Corte, il dottor Antonio Giglio, ribadisce la colpevolezza dell’uomo, accusato di aver condiviso in rete, senza alcun consenso, video e foto delle sue performance sessuali con ignare partner. A dare notizia del verdetto è l’associazione ADPS (Diritti Prevenzione e Sicurezza).

Dal servizio delle “Iene” all’aula di tribunale

L’uomo, che si presentava come un intellettuale, fotografo e documentarista, era già noto alle cronache. La scure mediatica si era abbattuta su di lui quando la giornalista Nina Palmieri, inviata del programma di Italia 1, lo aveva intercettato prima in via Panebianco e poi intervistato in piazza Europa a Cosenza, chiedendogli conto della drammatica scia di vittime lasciata online. L’indagine giudiziaria ha svelato un modus operandi calcolato: l’uomo riprendeva i rapporti sessuali all’insaputa delle donne, modificando poi i file in fase di montaggio per nascondere il proprio volto e lasciando, invece, completamente esposte e riconoscibili le sue partner.

Revenge porn a Cosenza: La scoperta shock del marito e la denuncia

La macchina investigativa si è messa in moto a seguito della denuncia di due delle numerose donne coinvolte. Tra queste c’è Francesca (nome di fantasia), che aveva frequentato l’uomo durante un periodo di crisi coniugale. A scoprire il materiale online era stato, paradossalmente, il marito della donna. Cercando in rete video legati alla propria città su un noto portale per adulti, l’uomo si è imbattuto nelle immagini della moglie: un catalogo drammatico in cui comparivano il nome, il volto e i dettagli intimi del corpo della donna. Bruno non ha abbandonato la moglie, ma ha compreso immediatamente che fosse la vittima inconsapevole di un reato.

Pornostar a sua insaputa

L’archivio: 7.000 tra foto e video scovati dalla Polizia Cibernetica

Le indagini condotte dalla sezione della Polizia per la Sicurezza Cibernetica di Cosenza hanno portato a una perquisizione domiciliare che ha aperto uno scenario inquietante. Nei dispositivi elettronici dell’indagato è stato rinvenuto un archivio digitale immenso: circa 7.000 tra foto e video hard, contenuti catalogati in modo quasi maniacale, cartelle suddivise meticolosamente con i nomi di battesimo delle singole donne coinvolte. La consulenza dell’analista forense Sara Capoccitti ha blindato l’accusa, certificando la fonte di provenienza e l’effettiva divulgazione del materiale pornografico sui principali blog e forum a luci rosse, uno dei quali era stato denunciato pubblicamente anche dal collettivo femminista Fem.In.

Poronostar a sua insapuita Revenge porn a Cosenza

Il risarcimento danni e la battaglia legale sul “Codice Rosso”

La linea difensiva delle parti civili, sostenuta dalle legali Amelia Ferrari e Carla Scarpino Arcuri, ha messo in luce le devastanti ripercussioni sulla vita familiare e psicologica delle vittime, ottenendo dai giudici di Catanzaro il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni. Oltre al verdetto di secondo grado, la vicenda riaccende i riflettori su un importante vuoto legislativo. Il Centro Studi dell’ADPS ha infatti annunciato l’avvio di una serie di iniziative per chiedere che il reato di revenge porn (art. 612-ter del Codice Penale) venga inserito tra i reati che beneficiano del gratuito patrocinio automatico, al pari di altre fattispecie già coperte dal “Codice Rosso”, garantendo così tutela legale gratuita a tutte le vittime, a prescindere dal reddito.

 

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social